Gioco
Sull’Eni la sberla al governo «Pronti a fare le barricate»
Nuovo ospedale, Salvetti nega la cementificazione: «Solo il 21% di espansione dei fabbricati. E col nuovo parco il verde non diminuirà, anzi sarà il 43% in più»
LIVORNO. Non esiste conferenza di fine anno che non sia inzuppata nella marmellata delle “magnifiche sorti e progressive”: è il format inevitabile. Ma con un “ma”, stavolta: il destino della raffineria Eni. Già in apertura è l’assessore Gianfranco Simoncini a denunciare la delusione perché il governo, «nonostante gli impegni formali», non ha mosso un dito di fronte alla richiesta di aprire un confronto nazionale sulle strategie del “cane a sei zampe”. Disappunto e mugugno indirizzati a Roma, proprio mentre il sindaco Luca Salvetti rivendica di aver rotto l’isolamento di Livorno riconnettendola con la Regione e con le altre città.
Quando poi è Enrico Dello Sbarba, ex funzionario Eni, a riferire che da fonti confidenziali ha appreso che la riduzione della raffineria a mero deposito è una scelta già presa ai piani alti, il sindaco mette da parte ogni diplomaticismo: «Pronti a fare le barricate». Anche perché è in gioco un polo industriale che: 1) «dà da mangiare a mille famiglie»; 2) «copre un’area enorme con i relativi problemi ambientali»; 3) la trasformazione in bioraffineria «con il mantenimento dell’attuale occupazione» è l’«unica strada».
Non è l’unico tassello del puzzle economico sul quale viene messo l’accento: c’è la «difesa della ex Wass»; c’è la messa in campo di un milione 100mila euro più altri 300mila come contributi per aiutare l’innovazione di piccole imprese (o anche micro); c’è la battaglia sull’articolo 107 3c del Trattato Europeo, cavillo sì ma se non fosse stato corretto poteva essere la buccia di banana sulla quale rischiava di cadere il progetto di “Zls rafforzata” con le sue agevolazioni e semplificazioni.
Parlando di economia, impossibile fare a meno di guardare alle due grandi opere pubbliche che caratterizzeranno il futuro della città: da un lato, l’espansione del porto con la Darsena Europa; dall’altro, il nuovo ospedale. Se riguardo al fronte delle banchine l’assessora Barbara Bonciani indica (giustamente) che ora l’orizzonte si sposta sulle infrastrutture ferroviarie lato terra (e rivendica il “Livorno blue agreement” per ridurre lo smog delle navi in porto), sul versante della sanità è il sindaco a insistere sul fatto che la qualità del sistema sanitario livornese «non deve arretrare di un centimetro, anzi semmai partendo dalle eccellenze attuali migliorare ancora».
Poi indica alcuni numeri per difendere l’idea di “nuovo” ospedale dall’accusa di avere un impatto choc: il 60% delle volumetrie del nuovo ospedale compensate dagli abbattimenti di fabbricati di quello vecchio; il masterplan limita al 21% l’espansione delle superfici. Non solo: aggregando il verde del parco e quello interno all’attuale ospedale si creerà «un nuovo parco urbano» che, invece di ridurre gli spazi verdi, li «aumenterà del 43%»; ci sarà una nuova piazza accanto a via della Meridiana; sono previsti parcheggi sotterranei.
Mauro Zucchelli
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