Il Tirreno

Livorno

la protesta delle banchine 

Porto, beffa del governo Stop agli aiuti al settore

Porto, beffa del governo Stop agli aiuti al settore

Istituzioni, imprese e sindacati fanno fronte comune dopo la mancata proroga (che era già stata promessa)

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livorno. Non potrebbe essere più dura la nota del “fronte del porto” di fronte alla piega che ha preso l’iter della legge di bilancio, visto il «mancato recepimento della proroga dei sostegni ai lavoratori portuali delle imprese art. 17 e 16» e il supporto economico al fondo dei lavoratori dei porti («con risorse del settore e pertanto non aggiuntive, per il prepensionamento dei lavoratori portuali inabili al lavoro in considerazione del ricambio generazionale necessario»). Non solo: saltato anche l’ok all’integrazione del fondo amianto a favore delle famiglie delle vittime colpite da tali patologie.

Lo firmano l’Assoporti (l’organizzazione che raggruppa le Autorità di sistema portuale) insieme con le associazioni delle imprese (Assiterminal, Assologistica, Fise Uniport) e con i sindacati dei lavoratori (Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti). Lo ripetono ricordando che è stato appena avviato il “tavolo del mare” fra sindacati e ministero: «Se questi sono i primi effetti, profonda è la nostra delusione».

È una mobilitazione a livello nazionale, ma Livorno c’entra in modo particolare: anche perché era partita da qui l’iniziativa di lotta che il 17 dicembre avrebbe portato a uno sciopero nazionale della portualità, sospeso in extremis proprio perché il governo aveva mostrato aperture (e non è un segreto che Livorno avesse digerito a fatica quello stop). Invece in commissione bilancio al Senato è stato sbarrato il passo all’emendamento Pd che allungava al giugno prossimo i sostegni ai lavoratori dei porti.

Si è allargata dunque la protesta, che nelle ore precedenti aveva visto protagonisti le tre organizzazioni Cgil Cisl Uil della portualità: beffati dopo aver sospeso lo sciopero, oltretutto il provvedimento si sarebbe finanziato «con le attuali risorse provenienti dalle tasse portuali» e «non avrebbe avuto oneri aggiuntivi a carico dello Stato».

Il parlamentare livornese Andrea Romano (Pd), all’attacco in tandem con il suo collega Davide Gariglio, parla di «errore molto grave»: l’emendamento – afferma – dava seguito all’«impegno preciso formalizzato dal governo nel novembre scorso, quando alla Camera dei deputati era stato approvato un ordine del giorno che impegnava l’esecutivo a procedere in questo senso “nel prossimo provvedimento utile”».

I protagonisti di questa nuova mobilitazione – che stavolta si estende a imprese e istituzioni portuali – sottolineano una cosa: non c’è solo la beffa, qui è in gioco anche il «principio normativo dell’autonomia finanziaria delle Autorità di sistema portuale e del settore nel suo insieme». I firmatari che hanno stipulato il contratto nazionale di settore gridano la loro «forte preoccupazione»: significa che «la politica non percepisce la strategicità del settore della portualità».

Non è tutto perso: la portualità fa quadrato con una voce unica forse per la prima volta (con istituzioni, imprese e sindacati) perché «i tempi e i modi per intervenire la politica e il governo li possono ancora trovare laddove vogliano dare un segnale di riscontro che dia sostanza alle necessità del settore».

M.Z.

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