Il Tirreno

Livorno

Addio a Simonti È stato il regista del piano regolatore

Addio a Simonti È stato il regista del piano regolatore

Assessore in Comune, poi dieci anni in consiglio regionale Era riuscito a risolvere l’emergenza delle “navi dei veleni”

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il ritratto

È stato lui che nella seconda metà degli anni ’80 ha retto da assessore all’ambiente la trincea dell’emergenza “navi dei veleni”, la Karin B e la Deep Sea Carrier strapiene di rifiuti che nessuno voleva finché Livorno si fece coraggio: ci pensiamo noi. È stato lui che, dieci anni più tardi, con Gianfranco Lamberti sindaco ha avuto in mano da assessore all’urbanistica le chiavi del piano regolatore che ridisegnava la città grazie alle due “porte”, quella a Terra e quella a Mare (più il regolamento urbanistico che, detto per inciso, è ancora in piedi a distanza di quasi un quarto di secolo).

Ecco chi era Virgilio Simonti, classe ’49, compleanno nello stesso giorno di figure come Igor Protti, Antonio Tabucchi e Francis Scott Fitzgerald: forti e riservate come lo era lui, al punto che in Regione presero a chiamarlo “l’inglese” per l’arguta ironia british di questo livornese poco simile al cliché che ci accompagna.

Il suo cuore si è fermato per sempre ieri: aveva cominciato a fare le bizze tanti anni fa, quando era stato colpito da un malore praticamente poche ore prima di un importante voto in Regione per il quale era il candidato principale della sinistra livornese. Era accaduto al termine di una estenuante campagna elettorale. Importante per quel che avveniva in Toscana sì, ma soprattutto a Palazzo Chigi: proprio la batosta del centrodestra in quel voto sarà la (mezza) spallata che costringerà Berlusconi a rifare il governo.

Alla guida della fgci

Simonti non era uno che si tirava indietro: ne aveva fatto «una scelta di vita», come aveva scritto Giorgio Amendola: forse non era il leader Pci al quale Simonti guardava di più, ma certo quel libro del ’76 l’aveva letto da segretario della Fgci, la federazione dei giovani comunisti. Con in tasca il diploma Iti conseguito negli anni caldi della contestazione, era stato alla testa della Fgci livornese negli anni della grande avanzata comunista che avrebbe portato alla prima stagione delle “giunte rosse” nelle principali città del Paese: con l’ombra del Cile di Pinochet che, nell’Italia straziata dalla “strategia della tensione” e dal “tintinnar di sciabole” del golpe sempre annunciato, avrebbe portato alla teorizzazione dell’«alleanza fra le grandi masse popolari», l’incontro del “compromesso storico” immaginato da Enrico Berlinguer per evitare che una eventuale conquista del potere con il 51% elettorale si tramutasse in un bagno di sangue o una guerra civile.

È stato il penultimo funzionario del Pci a Livorno, e non era stata una scelta di convenienza la sua. Gli ex della sezione Porto si ricordano ancora il padre. Con un babbo portuale, a quel tempo avevi la sicurezza di entrare in Compagnia: rinunciò. Aveva altro per la testa: la politica, anzi il Partito (del quale sarà anche capogruppo in Provincia, segretario locale all’inizio degli anni ’80, esponente della direzione regionale). Fuori dal tornaconto personalistico che è ora la cifra dell’agire politico: figurarsi che in una delle tante svolte in cui era andato a un passo da un ruolo di primissimo piano in federazione, aveva subito come uno smacco il fatto che il segretario di allora gli avesse detto che preferiva vederlo come assessore per via dell’ottimo lavoro fatto con le “navi dei veleni”. Erano i tempi in cui la “stanza dei bottoni”, o quantomeno le leve delle scelte, sembrava stessero nel Partito (comunista) più che a Palazzo Civico.

nel 1985 in Comune

Simonti ne aveva i talenti, e glielo riconoscevano: nel maggio ’85 quando mette piede in consiglio comunale lo fa sulla scia di 2.621 preferenze, il quarto consigliere più votato dell’intera assemblea consiliare subito dopo il (futuro) sindaco Roberto Benvenuti, l’allora segretario Pci Sergio Landi e un amministratore di forte tempra come Salvatore Tanda. Due anni più tardi è in giunta come assessore.

Delle “navi dei veleni” abbiamo detto: è stato in campo non solo come assessore comunale ma come vice-commissario, cioè braccio destro del presidente della Regione Gianfranco Bartolini in una emergenza ambientale che aveva svergognato l’Italia agli occhi del mondo (era toccato a Livorno e a Simonti restituirci l’onore dopo che il Bel Paese aveva cercato di trasformare zone d’Africa in discariche di rifiuti tossici spediti via mare). Quanto al Prg anni ’90 della premiata ditta Vittorio Gregotti & Augusto Cagnardi, resta da aggiungere una sottolineatura dedicata a qualcosa che noi livornesi abbiamo ereditato e che forse nessuno si rende conto di avere in dote. Almeno fin quando l’assessore Simonti, in uno dei tanti incontri di allora, rispondendo a chi parlava (giustamente) dell’espansione della città costruita ricordò di aver protetto tutta la costa a sud di Antignano dal rischio che diventasse terreno di caccia per gli speculatori.

Il treno per firenze

Dopo aver tenuto la regia delle politiche di Palazzo Civico prima su ambiente e municipalizzate, poi su grandi infrastrutture, urbanistica e programmazione economica, prende il treno per Firenze. Benché chi l’ha conosciuto più da vicino sapesse bene che con gli amici più stretti fosse tutt’altro che grigio o mogio, l’aspetto esteriore è stato quello di una persona taciturna e riservata: chissà quanto poco si riconosceva in una politica fra Papeete e Instagram, con il pensiero corto quanto un tweet. Le avvisaglie si vedevano già anni fa: eppure la sua testardaggine nel cercare soluzioni ai problemi dovevano aver fatto breccia in mezzo agli elettori se al debutto nel voto regionale della primavera 2000 porta a casa 12mila preferenze e l’elezione in consiglio superando anche il piombinese Andrea Manciulli che sarà segretario della federazione, parlamentare e membro dell’assemblea Nato.

Esce dalla scena del consiglio regionale nel 2010, fa un passo indietro ma la sua voce continuerà a sentirsi in qualche occasione nella “piazza” politica: ad esempio, dentro l’associazione Ideali (entrando nel comitato scientifico che voleva esserne il “pensatoio” incrociando anche figure assai diverse per percorsi e orientamenti); ad esempio, mobilitandosi sul blog di Vannino Chiti in difesa del presidente Sergio Mattarella nello scontro con la Lega sulle prerogative del Quirinale di fronte alla lista dei ministri; ad esempio, nell’adesione alle iniziative per la “Costituente di una sinistra plurale” promossa da Pietro Folena in tandem con Rosy Bindi, Gianni Cuperlo e Guglielmo Epifani.

se ne va un’era

Con lui se ne va una stagione della sinistra di governo, che non è stata solo amministrazione ma anche un tentativo di dare una lettura della nostra società e una direzione per orientarla: un comunista riformista, qualsiasi cosa possa essere questo contenitore attraverso i sussulti non solo della sinistra ma anche dell’idea stessa che la politica sia trasformazione sociale anziché solo accalappia-consenso.

Lascia Laura Massei, compagna di vita da 25 anni, e il figlio Andrea. Oggi alle 15,30 l’ultimo abbraccio alla camera mortuaria dell’ospedale: raggiungerà poi il cimitero dei Lupi dove la salma sarà cremata. Le ceneri saranno collocate nel cimitero di Antignano.

Mauro Zucchelli

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di Redazione web