Gioco
Malore per la strada riconosciuta e salvata grazie ai tatuaggi
Era senza documenti, sulla sua pelle aveva i nomi dei figli «Poteva essere curata solo conoscendo la storia clinica»
Stefano Taglione
livorno. È svenuta dopo le gravi crisi epilettiche che l’hanno sorpresa mentre camminava a bordo strada in via delle Sorgenti, fra Livorno e Collesalvetti. A salvare la sua vita, di 42 anni, sono stati i volontari delle ambulanze e i carabinieri della Compagnia di Livorno, guidati dal capitano Ugo Chiosi, che non sapendo chi fosse la donna – con sé non aveva alcun documento – sono riusciti a ricavare la sua identità dai due tatuaggi raffiguranti i nomi dei figli, dopo un incrocio di nomi e cognomi all’anagrafe comunale che in poche ore ha portato, esaminando i volti delle persone sui social, alla soluzione dell’angoscioso dilemma e, soprattutto, all’identificazione della quarantaduenne per poter ricostruire il suo passato clinico e consentire ai medici e agli infermieri dell’ospedale di viale Vittorio Alfieri – era stata trasferita in terapia intensiva, dove è rimasta cinque giorni in coma farmacologico – di salvarla con le cure più appropriate per combattere le sue patologie.
«Dopo poco le 20 dell’Immacolata – è la ricostruzione dei militari del nucleo operativo e radiomobile – dopo diverse chiamate dei cittadini nei pressi di un distributore di benzina di via delle Sorgenti è stata soccorsa una donna in forte stato confusionale e in preda a fortissime convulsioni che, all’arrivo dei sanitari, perde conoscenza».
La donna non ha nulla con sé – nessun documento, nessun cellulare – e alcuni testimoni sul momento sostengono che sia uscita da un’auto, cominciando a star male. Il personale del 118 la trasporta urgentemente all’ospedale, dove viene intubata in terapia intensiva. È grave. Ha bisogno urgentemente di cure farmacologiche, ma non si sa chi sia e saperlo è necessario per evitare che possa rispondere male ai farmaci o avere uno shock anafilattico.
Gli uomini dell’Arma si mettono subito al lavoro. Gli elementi a loro disposizione sono pochissimi e la zona dove è stata trovata la donna è senza telecamere. Poi l’intuizione: la paziente ha due nomi tatuati sul braccio, si pensa possano essere i figli. «Parte una certosina e immediata indagine – spiegano dall’Arma – in cui i carabinieri cercano sui registri dell’anagrafe due fratelli con quei nomi. A Livorno, con uno dei due nomi, risultano ben 364 persone».
Uno a uno, quindi, vengono verificati i rapporti di parentela dei 364: spuntano fuori diverse combinazioni di parenti con gli stessi nomi tatuati sul braccio della donna. I carabinieri scaricano le foto da Facebook e Instagram delle mamme e le confrontano con la donna. Che viene identificata. I medici a quel punto ricostruiscono la storia clinica della signora, individuano la terapia corretta e le salvano la vita. Resterà incosciente fino al 13 dicembre scorso e «ora – è la ricostruzione dei carabinieri – non è più in pericolo di vita. Adesso le indagini si concentrano su quello che può essere successo prima che venisse soccorsa».
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