Gioco
In 3mila si rivolgono ai centri di ascolto
livorno. «Sono più di 3mila le persone che abbiamo incontrato quest’anno nei nostri centri Caritas, il 54,2% le conosciamo già da almeno un anno, talvolta da cinque. Grossomodo metà stranieri e metà italiani, quest’annio con una leggera prevalenza di persone di origine straniera». È l’identikit di chi bussa all’uscio dell’organizzazione caritativa ecclesiale secondo quanto riferisce don Luciano Cantini, presidente della Fondazione Caritas.
Basta questo a indicare in controluce due aspetti: 1) quasi la metà di questi povericristi non si era mai presentato prima; 2) quasi la metà di loro non è migrante ma ha le radici a Livorno, e questo forse non ce lo immaginavamo. Tradotto: c’è una folla di nuovi poveri che, colpa della pandemia o no, sono emersi negli ultimi 12 mesi.
Nel 21% dei casi indicano come problema numero uno il lavoro e altrettanti la condizione di povertà o un grave disagio economico, il 17% la casa, il 16% guai grossi in famiglia. Più spesso è un moulinex di tutto questo: perdere il lavoro significa spesso a ruota perdere la casa e, per le tensioni che si creano, perdere anche il proprio “lui” o “lei” al quale appoggiarsi nella vita.
Sui conti Caritas il contrasto alla povertà pesa per 841mila euro: 261mila per i sostegni economici, 137mila per gli aiuti a pagare le bollette e 89mila per gli affitti, 79mila per le borse lavoro e 29mila per il microcredito.
M.Z.
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