Gioco
La serra di villa Maurogordato finalmente libera dal degrado
Il giardino d’inverno di Monterotondo viene restituito alla città nel suo 150° compleanno
Matteo Scardigli
livorno. A villa Maurogordato la vegetazione incolta, frutto di decenni di abbandono, restituisce il gioiello dell'antica serra edificata esattamente 150 anni fa.
Il progetto è frutto di una collaborazione tra la Provincia, ente proprietario del manufatto (e del parco), l'associazione Osservatorio di Monterotondo che ha creato il percorso per poter ammirare la struttura, e la cooperativa Il Carro che ha eseguito i lavori. A Franco Fantappiè e ad Anpana (l'associazione nazionale protezione animali natura ambiente) spetta la manutenzione, in cambio dell’area adiacente alla serra trasformato in campo di addestramento per cani di soccorso insieme alla Croce Rossa.
In occasione della prima, simbolica apertura della cancellata rimessa a nuovo, è intervenuto il vicepresidente della Provincia Pietro Caruso. «Da sempre l'ente ha manifestato la volontà di valorizzare, con i pochi fondi a disposizione, questa prestigiosa struttura. Il progetto era in cantiere da tempo, e alla presidente Marida Bessi è piaciuto subito», racconta, e poi si toglie il cappello: «Grazie alla rete con le realtà del territorio, oggi il recupero è finalmente compiuto».
Un successo di sinergie che l'assessora comunale al patrimonio Viola Ferroni vuole replicare quanto prima: «Dobbiamo prendere spunto da questo risultato per intervenire anche su villa Morazzana, mettendo a sistema le buone pratiche con gli altri enti perché il patrimonio pubblico non finisca ulteriormente abbandonato e ammalorato».
La prestigiosa residenza fu acquistata nel 1847 da Pandely Maurogordato, mercante di origine greca, che fece realizzare gli otto ettari di giardini con cedri del Libano, cipressi, eucalipti, lecci pini d'Aleppo, palme, platani, querce e tigli, e ricamati con viali e colonnati. La serra, o giardino d'inverno, è opera della fonderia dei fratelli Gambaro.
Il piano di recupero è stato realizzato dall’architetto Andrea Del Corona e seguito da Lelio Franceschi, per 30 anni funzionario di palazzo Granducale da tre giorni in pensione, che commenta: «Su queste panchine, nel 1979, baciavo la mia fidanzata; poi diventata mia moglie. Lavorarci è stato un conflitto di sentimenti: per me, la serra, è un ambiente del cuore».
Libero Michelucci dell’Osservatorio suggerisce poi uno scenario suggestivo: «Questa zona riunisce, in uno spazio molto piccolo, parchi ed edifici molto importanti. Sarebbe bello far le rivivere e riscoprire, magari unendole in un percorso unico».
Il presidente de Il Carro, Daniele Felci, si dice pronto a mettersi al lavoro. Anche Giuseppe Pera e i volontari di Reset, che hanno “deforestato” oltre sei ettari del parco, già scaldano le mani. Nel frattempo, per conoscere la storia dei concittadini ellenici, c’è il libro dell’associazione culturale Borgo dei Greci presieduta da Umberto Cini.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
