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Livorno

sindacati all’attacco 

Porto, i lavoratori in sciopero domani invece che oggi

Porto, i lavoratori in sciopero domani invece che oggi

È una iniziativa di lotta nata da Livorno e ora si è allargata su scala nazionale Alla mobilitazione sulle banchine il fronte è unitario: partecipa anche la Cisl

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livorno. Oggi è in programma lo sciopero generale di Cgil e Uil che porterà milioni di lavoratori a incrociare le braccia, ma sulle banchine no: lo sciopero i portuali e i lavoratori del settore lo faranno domani. Non è un “distinguo” per smarcarsi politicamente e contraddire l’idea di lotta lanciata da Maurizio Landini e Pierpaolo Bombardieri alla testa di Cgil e Uil, solo che già da tempo i vertici dei sindacati trasporti avevano annunciato che il 17 dicembre si sarebbero fermati gli scali di tutta Italia.

I presidi dei lavoratori sono annunciati ai varchi di Darsena Toscana, Valessini e Galvani. A esser proprio precisi, in realtà la “geografia” delle categorie è talmente complicata che, come confermano dal quartier generale della Filt Cgil, ci sono alcuni segmenti che invece non appartengono allo sciopero di domani: ad esempio, i rimorchiatori (che appartengono ai servizi tecnico-nautici), i marittimi dei traghetti che curano i collegamenti di continuità territoriale con le isole, i servizi dello scalo passeggeri.

È da aggiungere che, a differenza dello sciopero generale che oggi vede in campo Cgil e Uil, la protesta di domani coinvolge tutto il fronte delle organizzazioni di impronta confederale, dunque non solo Filt Cgil e Uiltrasporti ma anche la Fit Cisl. È anche in nome della salvaguardia di uno spirito unitario che a Livorno sia Giuseppe Gucciardo che Gianluca Vianello, alla testa l’uno della Filt Cgil e l’altro della Uiltrasporti, hanno evitato di imitare chi a Genova e a Ancona ha avanzato l’idea di raddoppiare la mobilitazione e fare entrambi gli scioperi. Obiettivo: mantenere saldo il rapporto anche con il versante Cisl di Dino Keszei.

«Prima di tutto vogliamo continuare a lavorare in modo unitario sui porti: dobbiamo affrontare battaglie complicate come quella sul lavoro usurante e quella sull’autoproduzione», dice Vianello. Gucciardo insiste su un aspetto: «I lavoratori del porto di Livorno ce l’hanno fatta a fare da battistrada in una lotta che inizialmente aveva visto i riflettori concentrati sul porto di Trieste con iniziative no-vax. Abbiamo dimostrato che non è quello il campo di lotta che interessa chi lavora: sono la fine dei sostegni Covid, sono la lotta per impedire che sia concesso agli armatori di sfruttare il proprio personale pur di risparmiare sul lavoro dei portuali, sono il contenimento del lavoro straordinario e la spinta per superare forme di precariato cronicizzato, sono il riconoscimento come lavoro usurante ai fini della pensione».

Sul versante opposto, non mancano tentativi a Roma di far sospendere l’iniziativa di lotta nei porti: in extremis è arrivata una convocazione dei sindacati da parte del ministero, ma è difficile credere che possa bastare l’apertura di un tavolo di confronto per annullare all’ultimo secondo uno sciopero delle banchine preparato da settimane.

Livorno è sotto i riflettori di questa lotta: al centro c’è il lavoro portuale sulle banchine. È sotto i riflettori non solo per i presidi di protesta. Lo è anche per l’orizzonte che potrebbe prendere il confronto in commissione consultiva sulla revisione dell’ordinanza 9, quella per la quale le aziende devono comunicare gli avviamenti al lavoro.

Mauro Zucchelli

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