Il Tirreno

Livorno

«Le perdite del nostro acquedotto sono sotto il 12%, non oltre il 37%»

Il presidente di Asa segnala una imprecisione nella ricerca di Legambiente È fuori da Livorno che registriamo effettiuvamente i problemi maggiori 

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il caso

«Innanzitutto ci preme dire che il dato relativo alle perdite della città di Livorno nel 2020 è l’11,7% quindi estremamente più basso di quello che per un disguido è stato utilizzato dalla indagine di Legambiente (37,9%)». Parte da qui l’avvocato Stefano Taddia, presidente di Asa, per segnalare che nell’indagine di “ItaliaOggi” c’è un errore: su Livorno le perdite della rete idrica sono un terzo di quanto segnalato in quella inchiesta statistica sulla qualità della vita.

Ma – ammette – «il dato estremamente positivo di Livorno non riguarda però tutto il territorio di Asa, 32 comuni in provincia di Livorno Pisa e uno di Siena; infatti nel 2020, la percentuale di perdite dell’ambito è pari al 33,07%, valore comunque mediamente buono e in diminuzione rispetto agli anni passati (nel 2018 si registrava il 38%, nel 2019 il 34,9%)».

Taddia segnala che «le zone più critiche, rispetto al capoluogo, sono la Val di Cornia e l’isola d’Elba». Colpa essenzialmente di due fattori: 1) le «forti fluttuazioni del numero di utenti dovute al turismo»; 2) le «caratteristiche dei territori che presentano un’orografia disomogenea e collinare che richiede maggiori pressioni nelle tubazioni che aumentano la probabilità di rotture nonché il volume delle dispersioni stesse a parità di guasto».

Per Asa la riduzione delle perdite «è uno dei principali obiettivi» anche con «forti investimenti»: ma c’è da fare i conti anche con il fatto che la rete ha «una età media di 50 anni» (e dunque la sostituzione delle tubazioni «resta lo strumento principale»). Solo che la sostituzione di tutto l’acquedotto gestito da Asa, con riferimento alle sole reti, «avrebbe un costo di oltre un miliardo di euro: evidentemente insostenibile». Attualmente però l’azienda investe «circa 6 milioni di euro l’anno, in crescita, per interventi di sostituzione».

L’altro strumento più immediato (altri 2 milioni annui di investimenti) è la “distrettualizzazione”: è «la creazione di acquedotti più piccoli, con pressioni omogenee e regolabili, dotati di strumenti dì misura e tele controllo, capaci di individuare precocemente le fughe occulte».

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