Gioco
È l’Ovosodo Valley (verde) dell’idrogeno La rivoluzione dell’energia sulle banchine
Livorno ha alle spalle anche imprese di vertice nelle tecnologie del settore: un altro mondo è possibile sul fronte del porto
Mauro Zucchelli
livorno. Ancora non c’è la prima ruspa della Darsena Europa né la prima tonnellata di cemento ma l’intero mappamondo dei trasporti marittimi è talmente investito dai cambiamenti che l’Authority di Palazzo Rosciano si è messa in testa di fissare lo sguardo al dopodomani: alla “rivoluzione” che cambierà completamente lo scenario energetico. Come? Con una accelerazione che, chissà, potrebbe forse far saltare una tappa: magari riducendo al minimo o cancellando la fase intermedia sotto il segno del gas naturale liquefatto (che comunque genera emissioni carboniche climalteranti) e balzando più o meno rapidamente all’idrogeno. Obiettivo: fare del porto di Livorno l’Ovosodo Valley dell’idrogeno. E farlo giocando un ruolo da apripista.
Gli effetti diffusivi
Attenzione, però: qui non si limita lo sguardo al perimetro delle banchine o dei varchi portuali. Al contrario, si guarda all’insieme del territorio: agli effetti diffusivi che la “valley” della nuova energia pulita potrebbe avere su sistemi industriali energivori come quelli della chimica o della carta (il distretto cartario lucchese è così importante per il porto di Livorno, e viceversa, da averne fatto il principale scalo italiano per l’import di materia prima forestale).
Non è tutto, visto che si può contare anche su una filiera che comprende le principali imprese che creano macchinari per la generazione di idrogeno per mezzo mondo: sono livornesi l’Erredue e la Idroenergy, e a un quarto d’ora di auto (a Lavoria) c’è la Enapter. Un po’ come la Motor Valley in Emilia concentra Ferrari, Lamborghini, Maserati, Ducati, Pagani e tutto il resto…
“cervelli” e authority
Adesso L’Authority ha dalla sua anche il dossier messo nero su bianco dal pool di “cervelli” di The European House Ambrosetti. L’istituzione labronica guidata dal presidente Luciano Guerrieri in tandem con il segretario generale Matteo Paroli ha da tempo al lavoro su questi orizzonti Antonella Querci, al timone della direzione sviluppo-innovazione con Francescalberto De Bari, responsabile di settore.
In effetti, le cose partono da più lontano: basti tornare con la memoria ai webinar organizzati a cavallo fra l’autunno dello scorso anno e il febbraio scorso. Prima ancora, c’era stato l’ingresso di Palazzo Rosciano come unica istituzione pubblica italiana (poi si aggiungeranno l’Authority veneziana e la Regione Piemonte) all’interno della “Clean Hydrogen Alliance” nata a Bruxelles con la benedizione della Commissione europea nell’estate dello scorso anno per far passare l’idrogeno da oggetto di ricerca, tutt’al più di nicchia, e farne davvero il “carburante” per far marciare il futuro. Come? Costruendo sei tavoli tecnici per far parlare insieme una galassia di soggetti, a cominciare dalle imprese innovative e spingerle ad affrontare gli intoppi sotto il profilo tecnico e normativo, economico ma anche logistico.
Le potenzialità
Il lavoro di The European House Ambrosetti è partito nella primavera scorsa: occhi puntati sulle «potenzialità del territorio lungo la filiera dell’idrogeno e creare le migliori condizioni per l’istituzionalizzazione di una “hydrogen valley” nel territorio della costa toscana e del relativo arcipelago»: sono le parole con cui Lorenzo Tavazzi, che nel team Ambrosetti è partner responsabile settori scenari e intelligence, parlando con HydroNews ha di fatto messo in vetrina il progetto sotto gli occhi di quanti a livello nazionale (e anche fuori dai confini tricolori) si stanno muovendo in questo ambito a vario titolo. L’attenzione è alla «mappatura delle filiere manifatturiere con l’obiettivo di analizzare la competitività industriale del territorio in riferimento alle tecnologie ad idrogeno e individuare i settori a più alto potenziale di sviluppo».
Tanto Querci che De Bari mettono l’accento sul fatto che «i porti non sono più un nodo solo di trasporti ma anche di energia e informazioni», con l’emergenza sanitaria che «ha dato una accelerata alla trasformazione»: è il passaggio dell’area portuale «da consumatrice a produttrice di energia».
Fra i progetti segnalati sul Corriere invece la “think tank” di Ambrosetti mette l’accento sull’«autoproduzione di idrogeno da elettrolizzatori nelle stazioni di rifornimento all’interno del porto» (investimento mezzo milione di euro) ma anche sul fatto che Livorno si faccia avanti per accogliere, secondo quanto previsto dal Recovery (“Pnrr”), elettrolizzatori di taglia assai più grande («fino a 10 megawatt», in ballo un progetto da dieci milioni di euro). Fra le carte giocate per sedersi al tavolo da protagonista: come ribadisce Alessandro Viviani, uno degli strateghi di The European House Ambrosetti, Livorno è il terzo porto per tonnellate di merce movimentata (dopo Genova e Gioia Tauro, al netto dei prodotti petroliferi) ed è il quarto per numero di passeggeri (ma nel complesso, con Piombino e l’Elba, è al secondo posto in Italia dopo lo Stretto di Messina), la Toscana che sta alle spalle è fra le prime cinque regioni manifatturiere made in Italy.
le 12 chance
In ballo un ventaglio di una dozzina di opportunità: riguardano l’ambito portuale ma anche il trasporto pubblico locale e la decarbonizzazione di alcuni settori dell’industria, ma anche l’uso dell’idrogeno per avere l’energia per dare alle navi l’elettricità dalle banchine o per l’alimentazione dei traghetti, oltre alla conversione a idrogeno delle manovre ferroviarie (a quest’ultimo aspetto verrebbe destinato un progetto da 4 milioni di euro da trasformare in realtà alla metà di questo decennio).
C’è anche un aspetto geopolitico di cui tener conto. Riguarda la produzione dell’idrogeno: Luca Franza, analista settore energia dell’Istituto Affari Internazionali (Iai), in un webinar dell’Authority, indica che sarà il Nord Africa il luogo-chiave per la produzione di idrogeno “verde”, cioè da fonti rinnovabili, grazie a energia solare a costi molto ridotti. Anche qui Livorno ha un ruolo da giocare, insiste Querci: in virtù di legami di antichissima data con una serie di scali lungo la costa sud del Mediterraneo potremo essere i campioni dell’import di questo tipo di idrogeno “green”.
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