Il Tirreno

Livorno

IL PERSONAGGIO 

Il ristoratore livornese Beppino Mancini vestito d’amaranto protegge in tv il cacciucco con 5 c

Beppino Mancini a  "I soliti ignoti"
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Beppino Mancini a "I soliti ignoti"

Lo storico ristoratore di Livorno in scena su Raiuno per i “Soliti Ignoti”. Corregge conduttore e concorrente e i livornesi lo ringraziano

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LIVORNO. Basta una “c”, una “c” sottratta alla nostra pluri celebrata zuppa di pesce, a scatenare la bufera che per una sera almeno travolge Raiuno e il programma preserale “Soliti Ignoti”. Ma è sempre quella “c” omessa che trasforma il famoso ristoratore Beppino Mancini, (titolare della storica Barcarola) pronto a rivendicarla, in un eroe. Eroe tutto vestito color amaranto, cravatta compresa, che fin dall’inizio del programma deve aver avuto un sussulto. Sul pannello che elenca le varie attività dei personaggi il cui ruolo deve indovinare il concorrente (per l’occasione l’attore e regista Giovanni Scifoni) appare infatti un obbrobrioso “fa il caciucco”.

Ma da gran signore si trattiene (anche perché il regolamento vieta di parlare fino alla “scelta”) quando il nome del nostro piatto tipico viene pronunciato – o meglio, storpiato – dal conduttore Amadeus e soprattutto dal concorrente Scifoni. Strascicano quel “casssciucco” i due, e seminano anche il nostro adorato dé insopportabilmente pronunciato dè, con la “e” grave, fastidiosamente aperta mentre parlano di Livorno e di questa ricetta tutta labronica, tra l’altro con battute in fiorentino piuttosto che in livornese, come spesso capita a chi nulla sa del nostro vernacolo. A sentir strapazzare linguisticamente il suo cacciucco, e non solo quello, Beppino insorge. Appena gli viene dato il diritto di parola, sbotta. “Io faccio il cacciucco con le 5 c, cacciucco non caciucco”.

Con il suo fare comunque pacato e il proverbiale sorriso Beppino rende quindi l’onore al nostro poderoso cacciucco, fiero con il suo grembiule e questo adorabile look amaranto. Il presentatore e il concorrente ne prendono atto e finalmente pronunciano correttamente il nome del nostro piatto. Ma intanto sui social si scatenano i livornesi, sempre attenti quando l’attenzione della tv si focalizza sulla città, fosse anche per pochi minuti. Questa “c” mancata, ora poi che le “5c” fanno parte della denominazione ufficiale del piatto, non va proprio giù. Del resto l’orgoglio labronico dà il meglio di é quando si tratta di dispute e in particolare dispute gastronomiche. Non si azzardi infatti qualcuno a chiamare cecina la torta, focaccia la schiacciata, ceche le cèè, taralli le roschette. Roba da pisani e da stranieri comunque. Lo sdegno per quel caciucco quindi corre sui social, in particolare sulla bacheca di Beppino che già aveva annunciato la sua partecipazione al programma di Raiuno. Gli elogi si sprecano, l’ironia sugli autori del programma che hanno “toppato” anche. Per Beppino una marea di “mi piace” e tanti commenti, tutti che si complimentano con lui, qualcuno gli “rimprovera” di eccesso di modestia e di non aver parlato del suo ristorante, in molti si congratulano per aver rimesso quella “c” al suo posto in barba al caciucco viareggino e alle varie storpiature che “offendono” il piatto simbolo della cucina labronica.

In un delle pagine dedicate alla città, sempre su Facebook, interviene, rivolgendosi allo staff del programma, anche Giuseppe Pancaccini, autore, regista e attore di vernacolo citando il maestro Otello Papini: “O caccolosi” e la banda di “Soliti Ignoti” è sistemata.

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