Il Tirreno

Livorno

La prima dose dei ragazzi «Finalmente vaccinati per sentirci più liberi»

Matteo Scardigli

Viaggio al centro vaccinale dell’ospedale tra adulti diffidenti e giovani convinti La storia di Simona: «Ho portato mia figlia al richiamo e ho deciso di farlo anch’io»

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Matteo Scardigli

LIVORNO. Il giorno della partenza del Super Green Pass non c’è l’assalto dell’ultima ora al vaccino.

La gran parte di chi si presenta al centro vaccinale dell’ospedale – al suo terz’ultimo giorno di attività, visto che da giovedì riaprirà il Modigliani Forum – è formata da livornesi che devono ricevere la terza dose.

Ma nel grande afflusso di persone in attesa del richiamo, che soprattutto nel pomeriggio si registra in viale Alfieri, spiccano numerosi giovani e anche minorenni accompagnati dai genitori, che hanno finalmente deciso di ricevere il vaccino. Ma anche qualche adulto perplesso e renitente fino all’ultimo, arrivato fin qui «solo perché ci hanno costretti».

La coda, gestita dalle guardie giurate della Worsp addette a una prima scrematura, viene smistata fino al gazebo posto all’esterno del primo padiglione. «Chi ha già fatto il vaccino sa già cosa lo aspetta ed è tranquillo, chi è alla prima volta magari si lamenta per l’attesa troppo lunga o per la seduta troppo scomoda o perché non trova l’erogatore del gel igienizzante là dove se lo aspettava», racconta un infermiere. Che poi aggiunge: «Di no-vax duri e puri non se ne sono visti, al limite qualcuno prima si è fatto dare l’iniezione e poi ha tenuto a specificare che sarebbe comunque andato a protestare in piazza contro il Green Pass. I ragazzi invece non si lamentano».

«Sono in piena salute e non vedo il motivo di metterla a rischio con un vaccino», racconta Catiuscia Garofalo, casalinga: «Ho aspettato finché mi è stato possibile perché non ritengo giusto che un sistema troppo rigido imponga quello che di fatto è un obbligo, poi però ho deciso di vaccinarmi perché ho voglia di uscire la sera e di vivere la città». Una motivazione che la accomuna alla figlia Rebecca Cavagnaro, anche lei alla prima dose: «Anche io ho aspettato perché, parlandone in casa, i miei genitori erano contrari. Ora l’ho fatto per poter tornare a frequentare i miei compagni di classe anche fuori dalla scuola».

Niko Morelli la pensa più o meno allo stesso modo: «Personalmente non sono mai stato contro il vaccino, anzi: ho sempre creduto nella libertà di scelta da parte di chiunque e non ho mai giudicato chi aveva scelto di farselo. Io, fino a ora, non ne ho mai sentito la necessità, adesso però mi sono deciso a farlo. Tutta questa storia del Super Green Pass sicuramente ha contribuito a farmi scegliere».

Gli fa eco la coetanea Aurora Sana: «Anche io avevo deciso di non farlo perché avevo dei dubbi, ma ora ho cambiato idea. Anche perché senza vaccino non potrei salire sull’autobus e nemmeno andare in un locale la sera o a mangiare qualcosa con gli amici».

Gabriele Baroncini è il più giovane della giornata. Racconta: «Finora mi sono arrangiato con i tamponi. Però devo prendere l’autobus, andare a scuola e soprattutto il vaccino mi serve per andare a fare gli allenamenti di calcio, perché senza certificazione non posso entrare a cambiarmi negli spogliatoi. E allora ho deciso di farlo. Tanti miei amici si sono vaccinati».

Francesco Fezza è dubbioso: «Non ho voluto farmi il vaccino fino a oggi perché non c’era l’obbligo, ma adesso lo Stato ha deciso che mi serve per frequentare l’alternanza scuola-lavoro o anche per entrare in discoteca. Non mi fido ma lo faccio».

I più diffidenti sono proprio gli adulti: «Ho aspettato perché ero preoccupata da un vaccino sviluppato così in fretta. Sono casalinga e tutte le volte che uscivo mi facevo il tampone, ora però mi serve il Green Pass per poter continuare a seguire le mie passioni. Però così non è giusto, dobbiamo esser liberi di scegliere», dice Stefania Taccola.

«Non siamo no-vax», precisa Mario Boni, pensionato, omonimo di un grande campione di basket, che insieme alla moglie Rosanna Pardini ha rotto gli indugi dopo mesi di tentennamenti: «Ci eravamo detti di aspettare per vedere se questi vaccini sono sicuri. Adesso siamo tranquilli».

Una storia simile al lieto fine che Simona Rea ha vissuto con la figlia Vittoria Anello: «In casa sono tutti vaccinati, io invece non mi sono mai risolta a farlo per paura di una eventuale reazione; però ho sempre tenuto le massime precauzioni massime. Sono venuta perché oggi lei (la figlia Vittoria, ndc) doveva fare la seconda dose, così almeno può tornare vivere le cose che sono giuste per la sua età. E così anch’io ho trovato il coraggio». E la figlia conferma: «Ero prigioniera, ora mi sento più libera di fare anche solo una cena fuori tutti insieme con i miei coetanei».

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