Il Tirreno

Livorno

la polemica 

Parterre sì, Parterre no «Non sarà coinvolta l’area del vecchio zoo»

G.C.

Il Comune smentisce se stesso: «Ospedale solo all’ex Pirelli» Ma le mappe dicono che i terreni dell’Asl sono assai di più

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LIVORNO. Scriveva venerdì sera, in un comunicato stampa, il Comune di Livorno a proposito dei terreni su cui sorgerà il nuovo ospedale: “L’area interessata dall’atto firmato questa mattina ha un’estensione di circa 32.500 metri quadri di cui 7.275 metri quadri costituiti da superfici coperte. L’area scoperta fa quasi interamente parte del parco pubblico “Sandro Pertini” (ex Parterre)”.

Scriveva ieri pomeriggio lo stesso Comune in un altro comunicato stampa: “Precisazione: lo storico Parterre non è interessato alla costruzione del nuovo ospedale”. E ancora: “L’area riguarda le aree della ex Pirelli (fabbricati abbandonati da tempo e altre strutture limitrofe) e non riguarda assolutamente il Parterre come è emerso erroneamente sulla stampa”.

Dunque, dove sta la verità? Perché il Comune smentisce se stesso (attribuendo la colpa alla stampa)? Ma soprattutto: dove sorgerà l’ospedale?

L’ospedale sorgerà per lo più (per circa 25mila metri quadrati) in una parte del parco pubblico che i livornesi – almeno quelli che hanno più di 20 anni – chiamano da sempre Parterre (di recente ribattezzata Parco Pertini) e per lo meno (circa 7.200 metri) nell’area in cui invece sorgono le officine ex Pirelli, la succursale delle scuole medie Mazzini e una palazzina di due piani utilizzata dagli uffici comunali che si occupano del verde pubblico.

Lo si vede bene da questa mappa, fornita dal Comune stesso: la parte gialla è quella passata all’Asl e come si nota con facilità è in parte sovrapponibile a una fetta del Parterre (così viene chiamato anche sulla mappa comunale).

Si affretta a puntualizzare ora il sindaco Salvetti: “Il parterre, ovvero l’area storicamente riservata a parco e in passato a zoo cittadino, non sarà assolutamente toccata”. È vero: restano salve la vasca in cui saltava Gigi Balla, la grotta dei cerbiatti e la gabbia dello scimpanzé, mentre il laghetto dei pavoni e le casette delle galline sono ad un passo, appena sfiorati, dall’area ospedaliera, così come la gabbia del leone. E pure la pista di pattinaggio, altalene e scivoli.

In realtà non c’è nulla di nuovo sotto il sole: la scelta era nota da tempo e l’atto firmato venerdì dal notaio Andreini l’ha solo ratificata. E allora perché quella precisazione stizzita da parte dell’amministrazione comunale?

Perché la notizia – come accade da quando si parla della realizzazione dell’ospedale in quella collocazione – ha riacceso le legittime polemiche (e qualche strumentalizzazione) da parte di quel gruppo di cittadini contrari e timorosi di perdere un polmone di verde pubblico nel cuore della città.

Il dado però ormai è tratto. Come ha detto il presidente della Regione Eugenio Giani «il processo è irreversibile».

Sarebbe bastato replicare portando le motivazioni che hanno condotto a determinate scelte, spiegando come è stato fatto in passato, che sarà guadagnata una fetta più cospicua di verde sul retro dell’attuale ospedale, anziché autosmentirsi disquisendo se l’identità del Parterre sia più rappresentata dalla gabbia dell’orso o da quella di pavoni o galline.

G.C.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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