Gioco
«Io e il piccolo Marat, opera rivoluzionaria Dal Goldoni parte un progetto nuovo»
Mario Menicagli dirigerà l’opera di scena venerdì prossimo «Mascagni impegnativo, ma per me il palco è magico»
Maria Teresa Giannoni
LIVORNO. Un progetto coraggioso. Mettere in scena un’opera imponente come “Il piccolo Marat” di Pietro Mascagni che il Goldoni presenta venerdì 10 (ore 20,30) con replica domenica 12 (ore 16) a cento anni dalla prima rappresentazione che avvenne nel 1921 al teatro Costanzi di Roma, è una vera impresa. Perché si tratta di un’opera – ambientata all’epoca del Terrore seguita alla Rivoluzione Francese - difficile da allestire anche solo per il grande numero di persone che richiede in scena: 13 cantanti che fanno 18 personaggi, un’orchestra di 54 elementi, 62 coristi. Ma si può fare se l’orchestra è quella della Toscana diretta da Mario Menicagli che in quanto a passione per Mascagni non è secondo a nessuno. La regia è affidata a Sarah Schinasi, affiancata da uno scenografo di esperienza come William Orlandi. I cantanti: Andrea Silvestrelli (l’Orco), Valentina Boi (Mariella), Samuele Simoncini (il piccolo Marat), Silvia Pantani (la mamma) Stefano Marchisio (il soldato), Alessandro Martinello (la spia), Pedro Carrillo (il ladro) Michele Pierleoni (la tigre), Alberto Mastromarino (il carpentiere), Carlo Morini (il capitano dei Marats), Luis Javier Jimenez Garcia (il portatore d’ordini), Marco Mustaro (prima voce), Simone Rebola (seconda voce), Paolo Morelli (il vescovo). Debutta il Coro del Teatro Goldoni diretto da Maurizio Preziosi, molti elementi del quale escono dal laboratorio corale nato quest’anno all’interno del teatro. C’è anche una dedica: al pianista Antonio Bacchelli scomparso prematuramente in un incidente, che fu il direttore della penultima edizione del “Piccolo Marat” nel 1979 alla Gran Guardia. La sera di martedì 7 (ore 20,30) si terrà il concerto “Buon compleanno Mascagni” con brani dal “Piccolo Marat” e altri pezzi sinfonici da altre opere con un presentatore d’eccezione: il giornalista Alessandro Cecchi Paone, grande esperto di Rivoluzione Francese e regista d’opera anche lui. Cantano Silvia Pantani, Andrea Bianchi, Carlo Morini e Adriano Gramigni con l’Ort diretta da Mario Menicagli. Ed è Menicagli il più coinvolto in questa impresa. «Da un anno studio quest’opera – dice – e ora finalmente ci siamo. Quasi non credo al grande lavoro che abbiamo fatto tutti qui al Goldoni, dal palcoscenico alla parte tecnica ai costumi. Abbiamo dovuto fare tutto da soli perché questo è un titolo che ingiustamente è rimasto fuori dai cartelloni da troppo tempo e non abbiamo trovato nessun teatro che volesse fare la coproduzione».
Cosa c’è dentro quest’opera?
«Sia il soggetto che la parte musicale ne fanno una proposta interessante, non soltanto italiana. La trama – al di là della storia d’amore tra i due giovani protagonisti - si ispira a una delle prime stragi sistematiche, consumate in modo scientifico per distruggere intere popolazioni, in questo caso i controrivoluzionari della Vandea che venivano annegati nelle Loira. Cose che abbiamo rivissuto nel ventesimo secolo: le pulizie etniche dal nazismo alla Bosnia».
Un soggetto reazionario? «Sì, l’opera fu accusata di questo perché sottolineava gli aspetti negativi della rivoluzione. Al contrario io la considero un’opera rivoluzionaria. L’anima rivoluzionaria che c’è dentro Mascagni l’aveva percepita dagli scioperi che si facevano in quegli anni a Livorno. L’emblema vero della Rivoluzione è il personaggio del soldato che è mosso da sani principi. La storia ce l’ha insegnato che sono gli esseri umani a rovinare le rivoluzioni: è accaduto con Torquemada al cristianesimo, a Stalin per il comunismo. La rivoluzione è andata in mano a dei criminali ma i suoi principi sono validi ancora oggi».
Direttore amministrativo e direttore d’orchestra come si divide tra questi due ruoli? «Finora ho diretto sette opere di Mascagni, più la Messa. Il lavoro di direttore generale mi prende tutto il tempo e io non faccio il direttore d’orchestra di professione, ma stare con la bacchetta in mano mi fa respirare ancora l’aria del palcoscenico dopo che ho smesso di suonare il violino. Per questo ho chiesto di dirigere due produzioni durante l’anno, assolutamente a titolo gratuito, ci mancherebbe. A Livorno del resto non ho mai preso un centesimo ogni volta che ho diretto un’orchestra anche in passato».
Ci dica qualcosa sulla musica di quest’opera…
«Già facendo le prove con l’Ort a Firenze senza i cantanti si percepiva quanto fosse bella anche dal punto di vista sinfonico. Credo che sia l’opera più potente di Mascagni e sono sicuro che il pubblico questa potenza la sentirà, non potrà rimanere indifferente».
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