Gioco
Già danneggiata la A di piazza Attias «Irrispettoso, dovremo proteggerla»
Nuovi segni sulla vernice dopo il restauro costato 12mila euro. Il sindaco chiede agli uffici di studiare una barriera
livorno. È vero: quando un’opera d’arte vive in strada, in una piazza, forse finisce per mescolarsi in modo naturale al contesto, come fosse un passante che respira o un palazzo che conosce i segni del tempo. Ma vedere che la grande “A” rosso fiammante di piazza Attias, opera dello scultore Renato Spagnoli, è stata già e di nuovo rigata come fosse un’auto qualunque parcheggiata lungo un marciapiede non è il massimo. Oltretutto ad appena due settimane di distanza dal ritorno a casa, nel cuore del centro, dopo un restauro costato ai livornesi 12mila euro, soldi che comprendono anche l’intervento previsto dal Comune sulla grande “V” blu che si trova dall’altra parte, lato piazza della Vittoria.
La “A” è stata restaurata dopo che per anni in molti non l’hanno trattata esattamente come un’opera d’arte, tra chi l’ha vandalizzata riempiendola di scritte o di adesivi e chi l’ha usata come fosse uno scivolo, con e senza skate.
«Ora sta anche e soprattutto al senso civico dei cittadini», ha detto il sindaco il giorno che è stata riportata in piazza dopo il restauro, il 18 novembre scorso, appellandosi al rispetto dei livornesi.
Ma ieri la grande “A” era così: con i primi solchi alla base dello “scivolo” e sverniciata in un paio di punti da solchi profondi. Non ridotta come prima dei lavori, ma già danneggiata.
«È irrispettoso nei confronti della città, è opera di incivili che non vogliono bene alla città», reagisce Luca Salvetti. «Questa situazione insopportabile – aggiunge – porta intanto alla voglia di ripristinarla». Facendo quindi un nuovo intervento tampone. «Poi – sottolinea – a proteggerla in qualche modo: chiederò ai nostri tecnici come si può fare. Da non esperto la prima cosa che mi viene in mente è interrompere il percorso perfetto verso lo “scivolo”, ad esempio con un elemento di arredo urbano che impedisca appunto di utilizzarla in questo modo. Poi chiederò se sono possibili altri accorgimenti, come protezioni in plexiglass per scoraggiare atteggiamenti non consoni». «Però – aggiunge – immagino che non fosse nemmeno nello spirito dell’artista chiuderla al pubblico, visto che è lì, in mezzo alla piazza».
Ora tocca di nuovo ai livornesi, perché quella “A” è opera di un’artista, non una rampa o un’auto parcheggiata in un piazzale.
J.G.
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