Gioco
«In bar e ristoranti per avere protezione» Nasce la rete contro la violenza sulle donne
Sicurezza Vera, il progetto di Confcommercio. «I nostri locali possono diventare anche punti di ascolto e di soccorso»
Gianni Tacchi
LIVORNO. I pubblici esercizi come presìdi di sicurezza. I bar, i ristoranti e le attività commerciali come rete territoriale di tutela, anche e soprattutto per le donne vittime della violenza di genere. È nata con questo obiettivo la campagna nazionale #sicurezzaVera, promossa dalla Fipe (la Federazione italiana pubblici esercizi legata alla Confcommercio) e dalla polizia di Stato per trasformare le attività come bar e ristoranti anche in presidi di sicurezza a cui rivolgersi. Venti le città italiane coinvolte nel progetto, Livorno compresa, tanto che ieri mattina la Confcommercio ha organizzato un convegno al Cisternino di città. «Ho lasciato momentaneamente il consiglio comunale per partecipare a questo evento così importante – le parole del sindaco Luca Salvetti – tutti devono impegnarsi, ognuno di noi deve fare qualcosa per sensibilizzare e lavorare nella direzione giusta. L’obiettivo è fare rete».
SICUREZZA VERA
Il convegno della Confcommercio è stato moderato dal direttore provinciale Federico Pieragnoli e introdotto dalla presidente provinciale Francesca Marcucci. «Ogni donna è vera quando si sente sicura», il messaggio della campagna nazionale.
A spiegarlo è Valentina Picca Bianchi, presidente nazionale del Gruppo donne imprenditrici della Fipe, in prima fila all’evento livornese: «Vera, che nelle lingue germaniche significa protezione e difesa, è un nome proprio di una donna che ha tutto il diritto di vivere, crescere, divertirsi e camminare in sicurezza. In Italia abbiamo un’attività ogni 250 abitanti e un bar ogni 400. Anche l’entroterra più estremo ha un bar, un minimarket o un ufficio postale. E sì, si può raccontare una violenza anche prendendo un caffè al bar: è appena successo a Rimini con una ragazza di diciassette anni». E qui l’assessore comunale al commercio Rocco Garufo, sottolinea la crisi della ristorazione guardandola non solo dal punto di vista dell’occupazione: «A Livorno ci sono più di mille attività di ristorazione, dunque più di mille posti di lavoro e più di mille presidi di sicurezza. Ecco, se il settore entra in crisi e queste attività chiudono, non dobbiamo girarci dall’altra parte. Una saracinesca alzata è un presidio di sicurezza».
IMPEGNO QUOTIDIANO
Secondo il prefetto Paolo D'Attilio, «bisogna ripartire dai giovani per lavorare sulla parità di genere e garantire maggior sostegno dopo una denuncia, non solo psicologico ma anche a livello di protezione». «A Livorno – interviene il questore Roberto Massucci – solo nell’ultimo anno abbiamo eseguito un fermo per omicidio, uno per maltrattamenti e nove misure cautelari in seguito a un codice rosso. Dobbiamo interrogarci su cosa poter fare nel quotidiano e dobbiamo lavorare di più sulle persone, in particolare sulle scuole e soprattutto sulle comunità straniere, che hanno un approccio culturale diverso sulla violenza di genere». Non manca poi un riferimento alla giornalista molestata sabato scorso in diretta tv all’esterno dello stadio di Empoli: per il consigliere regionale Francesco Gazzetti «è una vergogna, a conferma del fatto che la Giornata contro la violenza sulle donne deve essere un impegno quotidiano». «In passato sono stata oggetto di violenze verbali – la testimonianza di Federica Garaffa, titolare della pasticceria Cristiani e presidente provinciale della Fipe – è anche per questo motivo che ritengo lo slogan “ogni donna è vera quando si sente sicura” particolarmente efficace. Dobbiamo educare figli, amici, colleghi e vicini di casa, dobbiamo lottare contro l’indifferenza, dobbiamo contrastare episodi anche solo potenzialmente pericolosi. La sicurezza delle donne è la sicurezza di tutti».
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