Gioco
«Ma i dem si assumano le loro responsabilità»
livorno. «Che senso ha questa situazione nella quale il Pd, che ha saldamente in mano tutte le leve di governo, critichi i tempi nei quali queste scelte vengono fatte? Non c’erano prima i presupposti per un’azione politica, che non fosse critica ma di accompagnamento, per raggiungere questi obiettivi con la collaborazione della Regione?». Massimo Vitrani e Alfio Baldi, segretari l’uno di Livorno in Azione (la formazione di Antonio Calenda) e l’altro di Italia Viva (il partito di Matteo Renzi), scendono in campo sulla sanità.
Lo fanno firmando insieme una strigliata al Pd in cui si invitano i dem ad assumersi le proprie responsabilità, anziché dar corso ad un atteggiamento da partito metà di lotta e metà di governo che «ha portato ad una oscurità sul futuro della sanità livornese, al punto che a tutt’oggi il Pd non ha voluto chiarire per quale motivo la Regione non abbia dato il via all’operazione ospedale nuovo a Livorno, ben prima che i cittadini livornesi votassero la giunta grillina».
A innescare l’intervento di Vitrani e Baldi è la vicenda di cardiologia (finalmente ha «un direttore nel pieno delle proprie funzioni») e soprattutto la reazione del Pd («bene ma ci sono voluti sette anni»). A giudizio di calendiani e renziani c’è «un problema di chiarezza culturale e politica sul ruolo in primis dell’ospedale di Livorno»: tutto va riportato a «uno scontro interno al Pd, senza un quadro definito del ruolo della città di Livorno nello scacchiere sanitario e senza un progetto che delinei che cosa accadrà davvero nel futuro, anche in relazione agli stabilimenti ospedalieri presenti nella provincia di Livorno».
Livorno in Azione e Italia Viva chiedono di chiarire «quale sia l’assetto ed il contenuto al quale la politica livornese tende come mantenimento di una qualità dei servizi e soprattutto una modernizzazione di essi». Vitrani e Baldi indicano tre domande: «Vogliamo fare come al San Donato d’Arezzo? Vogliamo clinicizzare l’ospedale ai sensi della 502/92? Vogliamo aprire una relazione con Pisa Uop per comprendere meglio quello che possiamo fare dentro la legge 40?».
Ma per farlo bisogna smettere l’atteggiamento nel segno del “non è colpa mia”, dell’“io non c’ero”, oppure «fingere che questi problemi non siano sul tavolo da vari anni e che ogni volta qualcuno abbia cercato di piegare le soluzioni a vantaggio di alcuni interpreti e non a costituire un quadro nuovo ed innovativo per la sanità livornese». Per i due esponenti politici non c’è da «gettare la croce addosso al sindaco Salvetti»: quanto al Pd, deve abbandonare «posizioni di retroguardia» e aprire «una discussione vera», altrimenti «non saranno i consulenti del segretario a costruire scenari che possano ricondurre ad una discussione su volumi (quantità di patologia trattata) ed esiti, cioè risultati».
Durante gli anni sia di Teresa De Lauretis al vertice sia ora di Casani, «sono emerse proposte per la collocazione di case della salute, ogni volta non si sono concretizzate per una forma di antagonismo interna alla città»: per Vitrani e Baldi è «il momento che chi ha la responsabilità politica e che occupa gli snodi istituzionali a livello regionale tiri le fila, sapendo che non si può accontentare tutti quando si vuole un percorso di innovazione».
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