Gioco
«Tanta paura ma non danni» Domani riaprono le scuole
Otto squadre al lavoro per controllare più di cento strutture in poche ore
La prima notizia da dare alle famiglie, agli studenti, ai prof è che salvo imprevisti dell’ultimo minuto domani saranno riaperte tutte le scuole. Ieri i tecnici del Comune e della protezione civile ne hanno controllate 85, una per una, partendo da quelle più vecchie, quindi dagli edifici considerati potenzialmente più fragili. E quando alle 16 il sindaco Luca Salvetti e la vice Libera Camici hanno tracciato un bilancio ufficiale della giornata partita all’alba con la scossa che ha fatto tremare la costa, hanno subito sottolineato che «abbiamo avuto tutti paura, ma dopo i controlli non sono state riscontrate criticità». Tradotto: nessun danno degno di nota, almeno fino a ieri pomeriggio, quando erano in corso le ultime verifiche alle Carducci e in un piccolo pacchetto di ludoteche e nidi comunali.
Alla fine sono stati in realtà più di cento gli edifici, le strutture e le aree pubbliche controllate dalla macchina della protezione civile guidata da Lorenzo Lazzerini. Otto squadre da due persone ciascuna, per un totale quindi di 16 addetti, si sono mosse in città a partire dalle prime ore della mattina, coordinate dal centro operativo del Picchianti e seguite sul campo da Roberto Pandolfi (dirigente del settore sviluppo, valorizzazione e manutenzioni) e Daniele Agostini (dirigente impianti tecnologici). Oltre alle scuole hanno controllato l’area dei mercati, i ponti, le Rsa, gli impianti sportivi (che sono rimasti aperti e che lo saranno anche oggi), il Comune (palazzo vecchio e nuovo), ludoteche, biblioteche, musei.
Tutto mentre in contemporanea anche altri soggetti, come Asl o Asa, hanno fatto le loro verifiche. Idem per la Provincia, che ha poi fatto sapere che le quattro squadre di tecnici del servizio edilizia messe in campo per controllare le scuole superiori «non hanno rilevato danni».
Il sindaco e la vice, che ha la delega all’istruzione, rivendicano subito la decisione presa all’alba di tenere chiuse le aule: «Era la scelta migliore per avere il tempo di fare i sopralluoghi nelle strutture e verificare che non ci fossero danni e quindi rischi». L’impostazione che ci è si è dati è alla «massima cautela». Come a dire: meglio troppo prudenti, che troppo poco.
È chiaro che l’alluvione del 2017 ha lasciato una cicatrice profonda e ogni volta che c’è un’allerta o che si verificano eventi potenzialmente pericolosi, tra gli addetti ai lavori si respira un’aria particolare. Anche quando magari si è davanti a un fatto molto diverso, come quello di ieri, che per fortuna non ha avuto conseguenze gravi. Anche se i controlli andranno avanti anche nei prossimi giorni, come evidenzia Pandolfi.
«Impossibile distrarsi», sono le due parole che ripete Salvetti, prima di dire che «tutti quelli che ci sono intorno, negli uffici, nella macchina della protezione civile, si spendono con grande attenzione e anche spirito di squadra». Curiosità: si sa che la prima telefonata che ha fatto all’alba ieri il sindaco è stata all’assessore Andrea Raspanti, che per primo aveva segnalato la scossa nella chat di Whatsapp della giunta. Poi subito il confronto con Lazzerini. «Alle 6.31 – recita il bollettino ufficiale – c’è stato l’allertamento», il confronto con assessori, polizia municipale, protezione civile. Alle 6.55 la decisione di chiudere le scuole. Alle 7 l’apertura del ribattezzato Cesi, il centro operativo. Da lì una lunga ma serrata trafila di operazioni che ha portato tra le 8.33 e le 12.50 a fare «l’80 per cento dei controlli» previsti sulle strutture pubbliche (con nel mezzo, viene fatto notare, la chiamata del presidente e dell’assessora regionali).
Va detto che la macchina comunale si è trovata a testare per la prima volta il nuovo piano di protezione civile con un terremoto, come sottolinea Lazzerini: nei mesi passati ci sono state altre allerte meteo, per pioggia o vento, ma mai una scossa. «Abbiamo testato la nostra velocità di azione – sostiene – e la collaborazione con tutte le altre istituzioni del territorio, dalla Regione ai vigili del fuoco». Proprio il capo reparto dei pompieri, Stefano Sperti, ha riferito che «per fortuna questa volta l’evento ha prodotto solo grande paura» e sul fronte degli interventi privati «non abbiamo registrato quasi niente in termini di cedimenti, tutto si è tradotto in sopralluoghi».
Una spiegazione in questo senso la dà il dirigente comunale Leonardo Gonnelli, geologo, che in passato è stato per molti anni capo della protezione civile e che oggi coordina il dipartimento tecnico del municipio: «La scossa principale da 3.5 è stata preceduta quattro minuti prima da una scossa di avvertimento, da 1.9, e seguita da altre quattro più piccole, lo sciame sismico. Un moto ondulatorio che in un certo senso ha permesso agli edifici di adeguarsi». Di non subire, insomma, quella botta improvvisa che può causare danni e crolli. «Nell’84 – chiosa – la scossa fu di 4.0, ma con un movimento diverso, scomposto». Dati alla mano, Gonnelli ricorda che era da più di dieci anni che Livorno non avvertiva una scossa così: «Nel 2013 ce n’era stata una simile, 3.5, ma avvertita di più nella Toscana settentrionale. Nel 2007 se n’era registrata una da 2.3 a pochi chilometri da Livorno». E da ultimo, pur sottolineando che a un terremoto non ci si abitua mai e che chiaramente fa paura, sottolinea che da un certo punto di vista scosse come queste permettono di «allentare la tensione sismica, depotenziando il “sistema Meloria” e contribuendo a prevenire movimenti più potenti e pericolosi».
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