Gioco
Ex Wass, i retroscena dello scontro fra i due big dell’industria di Stato
DIETRO LE QUINTE
La storia della cessione dello stabilimento ex Wass di via del Levante sembra essersi ingarbugliata quando è stato detto che il consorzio franco-tedesco aveva in extremis messo sul piatto molto di più di Fincantieri, la cui offerta era stata a lungo l’unica esistente sul tavolo. Ieri la doppia novità di cui parliamo nelle cronache nazionali: da un lato, il team del consorzio franco-tedesco (basato ad Amsterdam) che mette piede di persona fra le linee produttive dei siluri; dall’altro, è emerso che alla fin fine il destino potrebbe essere non la vendita bensì l’ingresso all’interno di un consorzio.
È solo una mossa tattica? Impossibile dirlo, sta di fatto che nel frattempo sullo scenario sono comparsi altri soggetti in un fuoco incrociato di indiscrezioni di stampa: secondo StartMagazine in campo anche i tedeschi di Rheinmetall (già presente a Livorno, con lo stabilimento Pierburg che, altra coincidenza, ha ereditato gli impianto della Motofides) e La Stampa indica un interesse del gruppo britannico Bae System. Ma si moltiplicano anche gli sforzi per sbarrare il passo agli stranieri immaginando di aggregare a Fincantieri un raggruppamento guidato da Cnh Industrial e Iveco (appartenenti alla galassia di Exor, la “cassaforte” della famiglia Agnelli), sempre secondo ipotesi di stampa. L’ultima mossa su questo scacchiere la riporta Mf: Fincantieri e il consorzio straniero Knds non più avversari ma alleati nell’acquisizione.
Ben presto, insomma, è risultato chiaro che il grande divario dell’offerta economica – peraltro poi smentito da analisti del settore – non era il cuore della vicenda. Del resto, stiamo parlando di due giganti dell’industria made in Italy ma entrambi, benché quotati in Borsa, controllati dalla mano pubblica (Fincantieri è al 71% in mano di Cassa Depositi Prestiti, cioè del risparmio postale, mentre Leonardo ha come azionista-guida il ministero dell’economia col 30%).
Non può essere certo semplicemente un pacco di soldi a determinare se, come e chi comprerà tutto o in parte l’ex polo del settore difesa del quale fa parte la fabbrica livornese (che conta su 320 addetti, in genere con alte qualifiche) insieme a Napoli (70 addetti) e Brescia (quasi altrettanti), oltre all’Oto Melara di La Spezia (un migliaio di addetti).
In realtà, le ragioni che tirano i fili di questa storia vanno ben oltre la convenienza economica. Prova a tratteggiarne l’identikit l’analista strategico Gianandrea Gaiani su Analisi Difesa: c’è Leonardo che punta a ottenere le risorse (e il via libera) per conquistare in Germania una azienda che la consoliderebbe nel settore elettronico. E c’è Fincantieri che con ex Oto Melara e ex Wass «si rafforzarebbe sensibilmente nel settore navale entrando in quello degli armamenti terrestri e del munizionamento avanzato». Aggiungendo poi: «È di tutta evidenza che cedere le ex Oto Melara e Wass ai franco-tedeschi significa consentire ai nostri rivali europei di acquisire il know-how e le eccellenze nazionali in settori strategici col rischio che entro qualche anno gli stabilimenti italiani vengano chiusi per concentrare la produzione in Francia e Germania».
M.Z.
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