Il Tirreno

Livorno

IN FORTEZZA VECCHIA 

Moby Prince: la notte, quella “strana nebbia” e i misteri in un libro

Matteo Scardigli

Il giornalista Rai Federico Zatti e una prospettiva nuova «La petroliera Agop Abruzzo non fu un soggetto passivo»

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Matteo Scardigli

LIVORNO. «Dissi ad Alessandro Massari, il consulente tecnico della Procura che rinvenne tracce di esplosivo nella prua della nave, che stavo indagando nella direzione di un traffico di petrolio. Mi rispose "Vada avanti"». Dopo 30 anni e mezzo il Moby Prince torna nel porto di Livorno attraverso "Una strana nebbia", libro del giornalista Rai Federico Zatti presentato ieri pomeriggio in occasione del secondo giovedì del Port Center in Fortezza Vecchia, ribaltando la prospettiva sulla collisione in rada sulla base delle nuove prove emerse nella seconda commissione d'indagine presieduta dal parlamentare livornese Andrea Romano. « Spero si arrivi a una verità, perché dubito che ci daranno giustizia», premette Sergio Romboni in nome e per conto dell'associazione che rinunisce i parenti delle 140 vittime. In copertina non c'è il traghetto ma la petroliera, l'Agip Abruzzo. «Ho deciso di scrivere il libro quando ho capito che nessuno l'aveva mai guardata, trattandola da soggetto incolpevole e passivo», spiega poi Zatti, che chiarisce: «In questa storia sono tante le cose che non tornano. La reazione del comandante Renato Superina, la versione dei marittimi talmente concorde da sembrare studiata a tavolino, la copia del diario di bordo che racconta di una rotta percorsa in un terzo del tempo necessario. Poi 28 anni dopo un marittimo si lascia sfuggire la parola "Milazzo", e all'improvviso i conti tornano. «Finalmente il Porto di Livorno ha fatto entrare questo libro, scritto in punta di piedi e con l'etica giornalistica di Federico Zatti», interviene la poetessa e scrittrice Denata Ndreca. Le 181 pagine che compongono il volume edito da Mondadori sono impregnate dell'oro nero che fu perno di interessi economici e politici all'epoca del gruppo Ferruzzi e della fusione Enimont a cui Andreotti mise le toghe fra le ruote. «Fra le tante perizie del "processo tecnico" ho preso quella delle antenne spezzate sul castello di poppa, che impedirono al Moby di parlare permettendogli di lanciare solo quei tre flebili mayday. E il famoso appunto del capo della polizia Vincenzo Parisi all'allora ministro Vincenzo Scotti già avviava le indagini per attentato», prosegue Zatti. Il giornalista scarta l'ipotesi del traffico d'armi collegato all'omicidio di Ilaria Alpi ma considera la presenza delle "navi fantasma" americane, insiste sull'accordo-lampo fra le compagnie di assicurazione Onorato-Agip e scava nella prova regina del filmato ripreso dalla terrazza dei D'Alesio; e chiude sul "bobinone": «Il nastro contiene nove piste in più rispetto alle due che già conosciamo».

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