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Livorno

«Eni, il governo deve intervenire» Ma dopo 40 giorni ancora niente

«Eni, il governo deve intervenire» Ma dopo 40 giorni ancora niente

Romano (Pd) in Parlamento chiede un incontro con Regione, azienda e istituzioni. In campo il vescovo

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livorno. «È il momento di mantenere le promesse: il governo convochi il tavolo con Eni, gli enti locali e i sindacati». Andrea Romano, parlamentare Pd livornese, torna a richiamare l’attenzione nazionale ai massimi livelli sul caso della raffineria Eni e sul rischio che l’impianto di Stagno finisca per subire una grave emorragia di posti di lavoro. L’ha fatto in un intervento in aula a Montecitorio, ricordando esplicitamente quel che aveva promesso il viceministro dello sviluppo economico Gilberto Pichetto Fratin (Forza Italia) il 6 ottobre scorso in una riunione della commissione attività produttive.

Era stato l’esponente del governo ad annunciare, come ricorda in un post l’esponente politico livornese sulla propria pagina Facebook, l’intenzione di aprire un tavolo con Eni, enti locali e sindacati. E siccome è passato «più di un mese» senza che si sia mosso nulla, ecco che Romano ribadisce la richiesta. Anche perché «siamo di fronte ad una autentica emergenza lavoro»: il deputato dem dice senza giri di parole che la questione della raffineria del “cane a sei zampe” «solleva fortissime preoccupazioni, sia nei mille lavoratori (diretti e dell'indotto) sia nelle amministrazioni del territorio».

Tutto nasce, lo ricordiamo, dal fatto che, a quanto è dato sapere, l’Eni ha intenzione di chiudere alla fine del prossimo anno la linea produttiva dei carburanti lasciando che nello stabilimento livornese vada avanti la sola produzione dei lubrificati.

Inutile dire che i sindacati temono che sia l’inizio di uno smottamento, lo ribadisce Gianluca Persico, numero uno del sindacato provinciale Filctem Cgil: si inizia così, poi un progressivo ridursi degli investimenti e di lì a poco si ruzzola in fasi di ridimensionamento ancor più brusco.

Del resto, come avverte Romano, già questo primo ridimensionamento con lo stop all’attività della linea carburanti l’azienda l’ha presa «senza comunicare né condividere alcun piano di sviluppo per questo impianto».

Persico torna a ricordare la riunione che il presidente della Regione Eugenio Giani ha avuto con i sindaci Luca Salvetti (Livorno) e Adelio Antolini (Collsalvetti). «Regione e enti locali devono far sentire forte la loro voce al ministro dello sviluppo economico e al suo collega che guida la transizione ecologica».

È di nuovo Romano a ripetere che la raffineria è all’interno di «un’area di crisi industriale complessa»: è prevista dell’ “accordo di programma” firmato cinque anni fa da governo e enti locali, «ma è un fatto che il comitato esecutivo di questo accordo non si riunisce da oltre diciotto mesi, nonostante le molte sollecitazioni venute dai sindaci».

Da segnalare che nel frattempo il vescovo Simone Giusti è tornato a manifestare «grande preoccupazione» per le sorti di questo stabilimento così importante. L’ha fatto – ed è l’ennesima volta – anche nell’omelia della “Giornata dei poveri”, l’iniziativa con cui papa Francesco ha richiamato i fedeli ad una solidarietà attiva di fronte alle ingiustizie del mondo.

Monsignor Giusti si rivolge al vertice dell’Eni: «Non può trincerarsi in un silenzio assordante e colpevole, dialoghi con le istituzioni e i rappresentanti dei territori e degli operai». Il vescovo rifiuta la contrapposizione fra lavoro e salute, o l’uno o l’altra: «La transizione ecologica deve consegnarci lavoro e salute» perché «ambiente e lavoro devono andare di pari passo, non si può dismettere e chiudere» costruendo profitti «sulla pelle dei più poveri».

Mauro Zucchelli

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