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l'inchiesta

'Ndrangheta: 100 misure cautelari in tutta Italia. A Livorno arrestati tre portuali

Due agenti della Squadra mobile durante un arresto (foto d'archivio)
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Due agenti della Squadra mobile durante un arresto (foto d'archivio)

Tutto è partito dal sequestro di 430 chili di cocaina nel 2019. I tre avrebbero avuto il compito di facilitare l'accesso dei criminali calabresi al porto toscano, sia per verificare l'arrivo dei carichi di cocaina sia per portare i carichi fuori dallo scalo

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LIVORNO. Quattordici misure cautelari eseguite, quattro delle quali a Livorno, con il coinvolgimento di "dipendenti di una compagnia portuale livornese". Nelle prime ore di martedì 16 novembre i poliziotti delle Squadre mobili di Firenze e di Livorno, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia, hanno eseguito fra Italia e Svizzera ordinanze di custodia cautelare e mandati di arresto internazionali a carico di 14 componenti un’associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di cocaina, nonché alla fabbricazione e all’utilizzo di falsi documenti d’identità, e sono state denunciate altre otto persone per il reato di favoreggiamento personale.
 
Arrestati tre portuali livornesi
Arrestati anche tre portuali di Livorno che, secondo quanto emerso dall'indagine,  avrebbero avuto il compito di facilitare l'accesso dei criminali calabresi al porto toscano, sia per verificare l'arrivo dei carichi di cocaina sia per portare i carichi fuori dallo scalo. Inoltre un altro livornese, per il quale il gip disposto obbligo di dimora, avrebbe avuto il compito logistico di fornire appartamenti per le necessità di soggiorno degli 'ndranghetisti in trasferta a Livorno quando dovevano sovrintendere ai trasporti di cocaina.

In base alla ricostruzione della polizia, il portuale Massimo Antonini, finito agli arresti insieme ai colleghi Mario Billi e Fabio Cioni, una volta passato il suo cartellino sarebbe entrato nell'area doganale del porto e avrebbe individuato il container grazie alla indicazione fornite da Cioni. I calabresi avrebbero poi forzato il lucchetto che chiude il container e sarebbero entrati senza però trovare la droga. Poi sarebbero andati via così come erano entrati: nascosti nel bagagliaio del dipendente di una compagnia portuale.
 
L'avvio delle indagini
Nei primi mesi del 2019 gli investigatori hanno svolto mirati servizi di osservazione e pedinamento nella città di Livorno per accertare la presenza fisica di alcuni esponenti di vertice di 'ndrine calabresi e i loro incontri con persone collegate, a vario titolo, con quel porto cittadino. Infatti, alcuni precedenti sequestri di droga eseguiti dalle forze di polizia nel porto calabrese di Gioia Tauro avevano indotto alcune cosche a reindirizzare i loro traffici illeciti verso altre destinazioni, tra cui i porti di Livorno e Vado Ligure.
 
"È stata avviata - spiega la polizia di Stato - una serrata attività di indagine, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia, le cui preziose informazioni, ricavate dalle numerose attività tecniche e dagli approfondimenti investigativi, hanno consentito di ricostruire organigramma, ruoli e funzioni dei diversi compartecipi di una struttura criminale, con ramificazioni e contatti anche all’estero. Secondo quanto emerso dalle indagini, la struttura in questione sarebbe specializzata nell’importazione e nella successiva distribuzione sul territorio nazionale di ingenti quantitativi di cocaina dal Sud America, grazie alla stretta e duratura collaborazione venutasi a creare tra due importanti broker calabresi, ciascuno assistito da più complici, costituenti gruppi più o meno stabili, connessi tra loro in virtù del rapporto di società esistente tra i predetti.
L’organizzazione poteva contare su aderenti stanziati sia in Olanda che in Sud America e su sodali operativi sul territorio nazionale con funzioni di contatto con le realtà locali di arrivo della droga proveniente dal Sud America e di smistamento della stessa tra  i vari committenti".
 
L’articolata attività di pianificazione ed esecuzione dei traffici, iniziata nel marzo 2019, con i primi contatti nella città di Livorno, e proseguita nell'agosto 2019, con un tentativo fallito di recupero di stupefacente da un container contenente crostacei, ha visto un primo effettivo riscontro nel novembre 2019 con l’arrivo di un carico di 430 chili di cocaina, sequestrata dalle Squadre mobili di Firenze e Livorno al gruppo criminale. Il gruppo criminale, composto tanto da soggetti espressione di due cosche calabresi figuranti sia tra i committenti dell’importazione della cocaina sia nelle fasi di pianificazione ed esecuzione del traffico - ma anche da dipendenti di una compagnia portuale livornese - coinvolti nelle attività preparatorie quanto nelle operazioni materiali all’interno dell’area portuale- nonché da alcuni livornesi – i quali supportavano logisticamente l’attività criminale - e da un uomo che fungeva da “broker”, con compiti di raccordo tra esponenti delle n'drine e gli altri complici in ambito  nazionale e internazionale.
 
Gli sviluppi delle indagini
L’organizzazione criminale, inoltre, si sarebbe anche avvalsa del supporto di un dipendente infedele dell’amministrazione civile del Ministero dell’Interno per ottenere il rilascio di passaporti genuini - recanti le effigi di alcuni latitanti, ma le anagrafiche di altre persone - utilizzati per favorire gli spostamenti, in ambito internazionale, dei ricercati. Nel dettaglio, trascorsi due mesi dall’infruttuoso esperimento di agosto 2019, la sera del 3 novembre successivo si sono susseguiti una serie di inaspettati eventi, iniziati con l’arrivo a Livorno, in tempi differenti, degli appartenenti all’associazione criminale.
 
La mattina del 7 novembre 2019 alcuni appartenenti al gruppo criminale si sono posizionati davanti all’uscita del varco doganale dell’area portuale Darsena est in attesa dell’arrivo del carico e dell’occasione propizia per il suo prelievo. Scoperto il numero del container, gli investigatori decidevano di procedere al suo controllo avvalendosi dell’ausilio del personale dell’Agenzia delle dogane in servizio al porto di Livorno e di un equipaggio della polizia di frontiera marittima. Il container individuato risultava contenere 18 colli, composti da pannelli di legno delle dimensioni di circa due metri.
 
L’ispezione permetteva inizialmente di scovare un quantitativo parziale del carico di droga complessivamente trasportato: veniva individuato un vano, ricavato all’interno di uno dei 18 colli, al cui interno si trovavano stipati 266 panetti di cocaina tutti contrassegnati dal marchio H, del valore stimato di circa 15 milioni di euro, e, all’interno di un ulteriore collo di legname, un altro vano di dimensioni minori rispetto al precedente, contenente altri 164 panetti, contrassegnati anch’essi dal marchio H, per un totale di 430 chili di cocaina. In un’altra occasione, nel gennaio del 2020, sono stati sequestrati 22 chili di sostanza stupefacente del tipo cocaina, prelevati dal “broker” al porto di Vado Ligure e rinvenuti all’interno dell’abitazione e dell’auto in uso al trafficante arrestato.
 
In totale, l’operazione ha consentito di sequestrare 452 chili di cocaina. Al termine delle attività di indagine la Direzione distrettuale antimafia ha richiesto ed ottenuto dal competente giudice per le indagini preliminari 14 misure cautelari, delle quali 13 prevedono custodia cautelare in carcere e una l'obbligo di dimora nel Comune di Livorno. Contestualmente sono in corso altre ulteriori numerose perquisizioni, in diverse città italiane.

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di Redazione web