Il Tirreno

Livorno

L’iniziativa 

Un patto con la città per progettare il futuro

Matteo Scardigli
Un patto con la città per progettare il futuro

L’amministrazione comunale riflette sulla transizione ecologica e le raffinerie puntando sui soldi europei del Recovery 

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Matteo Scardigli

LIVORNO. «Basta deroghe e straordinarietà, servono strumenti flessibili che permettano alle pubbliche amministrazioni di muovere lavoro», rivendica l’assessora all’urbanistica Silvia Viviani. «Giovedì 25 faremo la prima iniziativa pubblica sul piano operativo, perché diventi un patto con la città di Livorno», aggiunge. Azzoppata ma incoraggiante la tavola rotonda conclusiva dell’evento “Progettare la transizione ecologica”, la due giorni negli spazi recuperati del deposito ex Atl di via Meyer, moderata dalla giornalista Paola Pierotti.

Salta la presenza in loco del ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Andrea Orlando, che rimedia con un collegamento in videochiamata, scivola fuori dal cartellone il presidente di Regione Eugenio Giani; non pervenuto il presidente di Legambiente regionale Fausto Ferruzza. A trarre la sintesi finale rimangono il sindaco Luca Salvetti, il presidente di Ance Toscana Stefano Frangerini, il responsabile ambiente di Confindustria Marco Ravazzolo e il presidente dell’Authority Luciano Guerrieri. «Sulla transizione non si torna indietro, ma non è tutto oro. Occorre indirizzarla perché sia equa, inclusiva e partecipata», premette il ministro, auspicando «ammortizzatori intelligenti e un’iniezione robustissima e costante di competenze per creare nuovi posti di lavoro», facendo leva sul Recovery. L’ex vicesegretario del Pd insiste sull’esigenza di «contratti di apprendistato 2. 0», questione «da affrontare dopo le legge di bilancio», e quanto alle trasformazioni urbane riassume: «Occorre tornare alla pianificazione e promuovere la partecipazione di cittadini e lavoratori, anche per evitare fratture sociali, sotto una regia pubblica: non sono convinto che il mercato possa riuscirvi in modo autonomo». «Quanto dice il ministro ci conforta», riprende Salvetti cogliendo l’occasione per ricordare le 18 famiglie che vivono accanto agli ex depositi, poi torna a rivolgersi a Orlando: «Solo declinando sul territorio le possibilità di finanziamento riusciremo a cogliere ciò che il Pnrr ci propone». Il primo cittadino torna a proporre una Livorno che «da città media giochi un ruolo da protagonista nel Recovery», nella scia di un coraggio che passa dal «recupero e rilancio di una struttura come questa, abbandonata da anni», e culmina «fra cinque anni in una città dal volto nuovo e protagonista di un cambiamento anche culturale per superare l’atteggiamento del “badalì” di rassegnazione al proprio destino. La città che immagino – ripete – è quella che riesce a concludere. A brevissimo partiremo con le assunzioni, perché servono persone che possano mettere in moto servizi e progettualità; approfittando di eventuali semplificazioni». L’impegno dell’amministrazione viene riconosciuto da Frangerini, che invoca in questo senso il ruolo trainante del comparto dell’edilizia livornese, consolidato con la fondazione del nuovo Istituto tecnico superiore per la formazione dei nuovi super esperti dei cantieri, dando quindi «priorità al coinvolgimento delle imprese, che dovranno riuscire a superare gli individualismi». Sulla stessa linea Ravazzolo promuove «una maggiore sinergia pubblico-privata anche nella gestione della cosa pubblica», con «precedenza alle assunzioni nelle pubbliche amministrazioni». Palazzo Civico punta su «consolidamento ed efficienza dello scalo grazie agli investimenti e alla Darsena Europa, e su competitività e capitale umano sull’onda del patto per il lavoro»; ma per il cambio di passo definitivo, ribadisce Guerrieri, «servono la zona logistica semplificata e maggiore attrattività da parte delle infrastrutture del territorio di area vasta». «C’è da lavorare – conclude Viviani, che è anche vicepresidente dell’associazione Transizione ecologica e solidale – a ogni livello e su tutte le scale: casa, istruzione, lavoro e mobilità, per dare un’anima al Pnrr».

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