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Livorno

le concessioni da mettere all’asta 

Balneari all’attacco «Le nostre coste finiranno in mano ai big della finanza»

Balneari all’attacco «Le nostre coste finiranno in mano ai big della finanza»

Proroga solo di due anni anziché fino al 2033 come previsto «Mazzata per le nostre imprese familiari ma anche per i clienti»

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livorno. «Rischiamo di ritrovarci con i nostri litorali in mano a sceicchi, fondi internazionali e grandi colossi senza volto: è necessario che la politica se ne renda conto, però non l’ha fatto fino a adesso. Corriamo il pericolo che il Paese se ne accorga quando ormai i buoi sono non solo scappati dalla stalla ma ormai chissà dove». Federico Pieragnoli, direttore di Confcommercio, non ci sta a vedere il bicchiere mezzo pieno di fronte al pronunciamento del Consiglio di Stato sulle concessioni balneari: evitato l’impatto choc di una decadenza immediata e generalizzata di tutte le concessioni, che in linea di principio la sentenza ma cancellate sia la proroga fino al 2033 sia l’esclusione degli stabilimenti balneari dal raggio di azione della regolamentazione europea.

La proroga c’è ma solo di due anni. «Non voglio fare l’esempio – sottolinea l’esponente dell’organizzazione di categoria – di come se la caverà l’imprenditore che magari l’anno scorso ha speso un milione di euro per acquistare uno stabilimento balneare. Parliamo di chi ha fatto investimenti: se tutto si azzera, come si fa a rientrare di quanto si è speso?»

Il problema è che adesso il match si è spostato: non sta più sul ring della politica, il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (con la propria adunanza plenaria) ha tagliato esplicitamente le gambe a qualsiasi rattoppo a suon di leggine e i paletti li ha ben piantati nel terreno: «Due anni non solo molti e i margini di manovra per trovare soluzioni efficaci non sono molti», rincara Sergio Bargagliotti, titolare dei bagni Paolieri a Quercianella. Mette nel mirino «la politica che non è stata in grado di dare regole che evitassero di arrivare a questo punto: ora – aggiunge – stiamo aspettando di valutare con le associazioni di categoria come muoverci, certo che ci aspettavamo qualcosa di ben diverso».

Resta il fatto che anche sui social c’è un tam tam di post che rimanda allo squilibrio fra i bassi livelli dei canoni (pubblici) per avere le spiagge e gli alti profitti (privati) dei gestori: è un tasto sul quale insistono a livello nazionale anche associazioni ecologiste come Legambiente, settori dell’arcipelago consumeristico e realtà del turismo come il Touring.

È una cosa «più del passato che del presente», dice Pieragnoli: «Ma porre il problema del livello dei canoni è una cosa e se ce n’è bisogno se ne discute. Altro invece è quel che è accaduto: sarà ben difficile che i nostri gestori, spesso imprese poco più che familiari, ce la fanno ad avere le spalle finanziarie abbastanza solide da reggere il duello con i grandi gruppi internazionali in grado di muovere centinaia di milioni di dollari, se non miliardi». Da tradurre così: «Salterà il modello socioeconomico con cui finora il nostro Paese ha organizzato la rete di piccole imprese che offrono ai cittadini i servizi per fruire di mare, spiagge e ombrelloni. Daremo le chiavi delle nostre coste a chissà chi: oggi c’è chi da aprile a ottobre non solo offre servizi ma le monitora e le sistema. Domani? Boh».

Del resto, l’ingranaggio finanziario non è nuovo. È accaduto anche nel commercio sono le grandi catene a mangiarsi le piccole imprese locali: i cento negozi già aperti di un big nazionale sono di per sé il polmone finanziario per aprire il centounesimo, mentre ovviamente non è così per i rapporti del piccolo operatore locale con il sistema del credito. Risultato: ci ritroveremo con i colossi internazionali che verranno a far shopping di spiagge e concessioni?

«La mia famiglia ha questo stabilimento balneare dal ’62, dunque ne ho viste tante: l’abbiamo fatto diventare così in tutti questi decenni». Dalla plancia di comando dei bagni Lido Riccardo Ganni, storico operatore di sponda Confesercenti, confessa di sentirsi disorientato nonostante la lunghissima esperienza in campo: «Gli amici e i clienti mi fermano per strada e io non ho parole. Tre anni fa a me come ad altri operatori è stata prorogata la concessione fino al 2033, di punto in bianco non è più così: ho davanti due anni di tempo e stop. Cosa devo pensare?».

© RIPRODUZIONE RISERVATA



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