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Cna: i bonus nell’edilizia vanno prorogati «Impennata a fine anno»
Dipende dal fatto che si teme lo stop per tutta una fascia di immobili. Niccolini: «Si rischia di uccidere la ripresa nella culla»
livorno. Le spese edili di imprese e famiglie sono destinata a crescere «del 62,7% sul 2019, anno pre-pandemia, e addirittura del 73,2% rispetto al 2020 quando tra febbraio e maggio il confinamento ha paralizzato l’attività nel settore delle costruzioni». A dirlo sono gli artigiani Cna – presidente territoriale Maurizio Serini, direttore generale Dario Talini – sottolineando che sul finire di quest’anno si è registrato un picco «per paura dello stop», in realtà però ci sarebbe spazio per veder crescere ancora il mercato «anche nel 2022».
Parte da qui Ilaria Niccolini, coordinatrice di Cna Costruzioni Livorno, per ribadire che «intervenire sui bonus edilizi rischia di uccidere la ripresa nella culla». Se l’esponente degli artigiani del settore edilizia suona la sirena d’allarme è perché guarda ai risultati di una indagine del centro studi della confederazione che porta sotto i riflettori «l’effetto traino di questi strumenti sulla crescita economica italiana».
Secondo l’indagine dell’équipe del centro studi Cna, in termini assoluti, «a fronte dei 46,2 miliardi di euro» stimati dal team di analisti per l’intero 2021, «nel 2020 la spesa è ammontata a 26,7 miliardi e nel 2019 a 28,4 miliardi». Dalla “radiografia” dell’andamento mensile di tali spese salta agli occhi l’elemento interessante di cui dicevamo: «L’impennata registrata a fine anno, periodo nel quale si è temuta la fine delle norme più favorevoli a imprese e cittadini».
Questi risultati – viene messo in evidenza dall’organizzazione di categoria - sono basati sui dati resi disponibili dal ministero dell’Economia e delle Finanze, relativi ai versamenti delle ritenute (applicate sui bonifici bancari effettuati per il pagamento delle spese fino al mese di settembre 2021), e attraverso una stima prudenziale che valuta nel 30 per cento delle spese complessive sostenute dalle famiglie nel 2019 l’ammontare dell’importo per il quale è stato riconosciuto dalle imprese edili lo sconto in fattura.
A giudizio di Niccolini, i risultati dell’indagine mettono in luce «l’esigenza di confermare non solo il Superbonus al 110 per cento, le detrazioni sulle ristrutturazioni degli edifici al 50 per cento, le detrazioni sulla riqualificazione energetica degli edifici al 65 per cento nonché di confermare la possibilità per tutte le misure di cedere i crediti corrispondenti alle detrazioni riconosciute, ma soprattutto il Bonus facciate al 90%».
Occhi puntati su quest’ultima misura: la coordinatrice Cna segnala che «è stata al centro delle preferenze di moltissimi privati e condomini, per la minor complessità procedurale». Tradotto: eliminarla sarebbe «un gravissimo errore». Dunque, la speranza degli operatori mira «almeno al mantenimento con una riduzione percentuale, sempre con la possibilità dello sconto in fattura». Aggiungendo poi: «Ben vengano infine i controlli affinchè i lavori siano fatti da imprese in regola».
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