Il Tirreno

Livorno

Forze dell'ordine e scuole insieme con i ragazzi: "Educhiamoli a fare le scelte giuste"

La presentazione del progetto all'ufficio scolastico provinciale (foto Daniele Stefanini/Silvi)
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La presentazione del progetto all'ufficio scolastico provinciale (foto Daniele Stefanini/Silvi)

Livorno: il progetto prevede incontri con questura, carabinieri e con i rappresentanti del mondo dei disabili. Alla Terrazza Mascagni, il 15 novembre, la polizia postale con "Una vita da social"

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LIVORNO. Scuole, forze dell'ordine e Comune insieme per aiutare i ragazzi "a fare la scelta giusta". Il progetto - che riguarderà le scuole medie della provincia di Livorno ed è stato presentato in Provincia martedì 9 novembre - prevede subito un grande evento alla Terrazza Mascagni, il 15 novembre, con il camper di "Una vita da social" e gli agenti della polizia postale di piazza Benamozegh impegnati a parlare con i ragazzi per illustrare loro le insidie del web. E poi gli incontri con i ragazzi che frequentano le secondarie di primo grado, con personaggi dello sport, garante dei disabili, polizia e carabinieri.

All'iniziativa all'ufficio scolastico provinciale di via Galileo Galilei erano presenti il questore Roberto Massucci, il comandante provinciale dei carabinieri Massimiliano Sole, il provveditore Andrea Simonetti, la vicesindaca Libera Camici, il vicepresidente del consiglio comunale Gianluca Di Liberti e i rappresentanti dei disabili Fabrizio Torsi e Valerio Vergili.

QUESTORE: "SPIEGARE AI RAGAZZI I BUONI COMPORTAMENTI"

"Questo progetto è attento a rispettare l’istituzione scuola e si è così strutturato, iniziando a coinvolgere i ragazzi ai quali è stata enfatizzata la sensibilità creativa - spiega il questore Roberto Massucci - Si ha a che fare con un’istituzione di enorme importanza: la scuola non è un progettificio, ma un luogo dove nasce l’educazione del cittadino del futuro. Le dinamiche della scuola sono il programma didattico e gli studi, per questo il progetto si affianca alla didattica. È un meccanismo di accompagnamento ai ragazzi delle scuole medie, l’età più fertile per mandare questi messaggi, per mantenere caldo un tema che coinvolga tutte le agenzie educative livornesi. Non è un progetto di carabinieri o polizia di Stato - prosegue il questore - ma delle istituzioni. Laddove c’è l’impegno si ottengono dei risultati e laddove c’è un sacrificio si cresce. Seminare i valori nei nostri figli consente loro di fare la scelta giusta. Nel nostro mestiere entriamo in contatto con ragazzi che non hanno avuto la fortuna di individuare quei pilastri per fare la scelta giusta - conclude Massucci - purtroppo l’epilogo può essere brutto e perfino drammatico, quindi dobbiamo cercare di dare il nostro contributo".

IL COLONNELLO SOLE: "ORGOGLIOSI DI QUESTO PROGETTO"

"Orgoglioso", si dice il comandante provinciale dei carabinieri di Livorno, il colonnello Massimiliano Sole, durante la conferenza stampa di via Galilei. “Le forze dell’ordine possono dare vita a un servizio che svolgono solo in parte - spiega - La nostra componente sociale è importante e per me e l’Arma dei carabinieri è fondamentale anche essere un’agenzia della formazione. Noi viviamo sempre con grande sofferenza l'attività repressiva, dato che è un fallimento. Icomportamenti devianti sono dovuti a un’educazione fallace da qualche punto di vista e ringraziamo il provveditore per averci voluto a bordo di questo bellissimo progetto".

PARLA IL PROVVEDITORE

"Il progetto è iniziato lo scorso anno e devo dire che fin da subito ci ha fatto capire le enormi ricadute sulla scuola e sui ragazzi - ha spiegato il provveditore Andrea Simonetti - Anche l’anno scorso sono stati coinvolti in maniera creativa, in un’azione che si pone come sussidiaria, seppur perfettamente integrata nei programmi scolastici. Noi curiamo l’educazione civica e la legalità e possiamo rilanciarla con le comunità territoriali: forze dell’ordine, questura, carabinieri e Comune ad esempio. L’impatto creato ai nostri ragazzi è importante e proseguiremo da Livorno all’Elba con i ragazzi delle scuole medie. I dirigenti scolastici apprezzano gli aspetti concreti che portano nella scuola ciò di cui in questo momento abbiamo bisogno e la scuola non può solo insegnare, ma deve ripartire e trasmettere qualcosa di più. Il progetto - prosegue Simoentti - avrà un sicuro riverbero, che permetterà ai ragazzi di ragionare in un modo più concreto, con situazioni e prodotti che toccheranno con mano e interagendo con chi si occupa della sicurezza nei territori. Sono consapevole che il nostro ufficio scolastico supporterà quest’azione e la potenzierà in accordo con dirigenti scolastici e docenti, che con noi hanno condiviso tutto".

IL RINGRAZIAMENTO DELLA VICESINDACA

“Voglio ringraziare il questore, perché appena insediato a Livorno mi ha illustrato le sue idee partendo dal coinvolgimento dei nostri ragazzi - ha spiegato Libera Camici, vicesindaca con delega proprio alla scuola - Investire sulle nuove generazioni è importante e dobbiamo fornire ai nostri ragazzi sviluppare una conoscenza sulle regole, promuovere i processi all’inclusione, il rispetto di sé e dell’altro. Io mi sento di ringraziare il questore, i carabinieri e l’ufficio scolastico provinciale e dobbiamo innescare questo circolo virtuoso per scegliere la strada giusta". "Il valore aggiunto del progetto - sono le parole del vicepresidente del consiglio comunale, Gianluca Di Liberti - è far rendere i ragazzi dando loro un input per diversi in sicurezza".

LE PAROLE DI VERGILI

"Quando il questore mi ha contattato per presentarmi il progetto - spiega il garante delle persone con disabilità eletto dal consiglio comunale, Valerio Vergili - ho subito accettato. Incontrare i ragazzi vuol dire piantare un seme di legalità, spiegare cosa significa disabilità. È ciò che faremo nelle scuole, voglio spiegare com’è la vita del disabile e quali sono i comportamenti che i ragazzi non devono tenere per non nuocere loro. Ad esempio parcheggiare i motorini o le biciclette nei posti vietati. Spiegheremo la nostra quotidianità fatta di lotta e per noi è un gioia cercare di installare il seme della legalità nei ragazzi, perché la società del futuro parte sempre da loro". "La vita mi è cambiata in un istante - prosegue Fabrizio Torsi - perché non potevo pensare che cadendo da una Vespa perdessi poi l’uso delle gambe. In questi anni ho dedicato la vita alla prevenzione e sono veramente contento di fare qualcosa di diverso. Il senso di impotenza davanti a un ragazzo che perde la vita e già se un ragazzo abbassa la manetta del motorino, per me è una vittoria. Mi interessa che i giovani sappiano che non allacciarsi il casco vuol dire morire. Mi liberate da questo peso del dolore fino a se stesso - così si è rivolto al provveditore Simonetti - perché così facendo io mi libero di questo fardello e sono a disposizione. Questi ragazzi hanno bisogno di incontrare persone vere e sincere".

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