Toscana
Lunghissimo ping pong fra scelte, proteste e progetti rimasti al palo
livorno. La compunta letterina dell’Authority, i rappresentanti dei circoli l’avevano trovata nella calza della Befana nel gennaio di tre anni fa: dovete sloggiare, c’è da far posto a Azimut Benetti che ha ottenuto in concessione questi specchi acquei per tramutarli in porto turistico e farne un motore di nuovo sviluppo della città. Del resto, è dalla primavera 2016 che il comitato di gestione, una sorta di consiglio d’amministrazione dell’Authority, ha deciso di metter tutto nelle mani della società dei megayacht. Beninteso, con il voto contrario dell’allora sindaco M5s Filippo Nogarin che due anni più tardi, di fronte a una platea di circoli nautici allo Yacht club, come «fratello di acqua salata» e «iscritto alla federazione vela da quando avevo sei anni», sparerà cannonate contro i nuovi concessionari.
La situazione è ancora lì: da un lato, il privato (la società dei megayacht) che si fa forte della delibera dell’Authority per cercare di far decollare la propria nuova iniziativa; dall’altro, il “popolo delle barchette” non ci sta e teme di restare strangolato dai costi del nuovo assetto, dunque punta i piedi e chiede garanzie, magari con nuovi spazi.
È qui che torna in ballo il progetto di realizzare una infrastruttura per ospitare piccole barche in zona Bellana, a ridosso dello Scoglio della Regina. E, più complessivamente, nello specchio d’acqua che sta fra lo scalo Morosini e la Terrazza Mascagni. C’era una volta il progetto messo in vetrina dal Consorzio nautico guidato da Piero Mantellassi nel settembre 2013 a firma dell’ingegner Andrea Cecconi con un elemento-simbolo: il prolungamento della Diga della Vegliaia fino alla Terrazza Mascagni per realizzare una “striscia” di passeggiata lunga un chilometro in mezzo al mare. Ma con qualche preoccupazione della Capitaneria: siamo troppo vicino all’imboccatura sud del porto, l’unica esistente almeno finché con la nuova maxi-Darsena non avremo anche un nuovo ingresso da nord.
M.Z.
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