Il Tirreno

Livorno

l’appalto bloccato per anni 

È arrivata la maxi-talpa per il microtunnel Si potrà allargare il canale

È arrivata la maxi-talpa per il microtunnel Si potrà allargare il canale

La guiderà un tecnico spagnolo superspecializzato per arrivare fino alla sponda del Magnale: nell’escavazione va superato anche il “fiume” sotto il fondale 

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LIVORNO. È arrivata in Darsena Toscana, a un passo dalla quattrocentesca Torre del Marzocco, la “talpa” che dovrà infilarsi a oltre venti metri di profondità per scavare il microtunnel passando sotto il canale d’accesso al “cuore” del porto. A cosa serve? A infilarci le condutture della raffineria che attualmente corrono il lato nord del canale e ne impediscono l’allargamento.

Martedì sarà calata nel pozzo lato Marzocco, l’indomani partirà l’escavazione: venti giorni di lavoro per arrivare dall’altra parte, nel pozzo lato Magnale che verrà allagato intenzionalmente per compensare gli effetti della pressione a quella profondità. È un curioso paradosso, visto che proprio le infiltrazioni d’acqua avevano creato mille problemi a quest’appalto: inutile dire che si era arrivati al blocco dei lavori e poi a un lungo stop in attesa di risolvere le controversie con il pool di imprese appaltatrici. Sia chiaro, stiamo parlando di un progetto datato 2010 con lavori effettivamente partiti cinque anni più tardi (e l’aspettativa iniziale di concluderli «prima del Natale 2017»).

La “talpa” – spiega l’ingegner Enrico Pribaz, responsabile del settore tecnico dell’Authority – arriva da Sansepolcro dove ha lavorato a un metanodotto, quando lascerà Livorno sarà spedita nel Sud Est Asiatico: la fornisce la Icop, ditta specializzata friulana che qui ha già lavorato a un altro microtunnel, quello dell’arrivo a terra delle condutture dell’offshore Olt.

A guidare i “denti” di questa grande apparecchiatura nel sottosuolo è un tecnico superspecializzato spagnolo, che avvalendosi di strumentazioni laser dovrà ovviamente centrare il pozzo a circa cento metri di distanza. La parete del pozzo di arrivo è stata predisposta in modo da essere alleggerita e dunque facilitarne la perforazione.

L’apparecchiatura man mano che avanza dispone i “conci” per consolidare la struttura della galleria sotterranea: in questo lavoro – secondo quanto segnalano i tecnici di Palazzo Rosciano, sede dell’istituzione portuale – dovrà vedersela anche con una difficoltà supplementare: non c’è modo di aggirare il “paleo-alveo” di una sorta di fiume sotterraneo che scorre in quell’area del porto. Non solo: di fronte all’eventualità di rotture delle frese che “mangiano” gli strati geologici, ci si difende attrezzando alle spalle della testa della “talpa” una zona a d alta pressione, così da evitare il rischio che entri acqua.

Una volta conclusi i lavori del microtunnel, bisognerà che l’Eni sposti le proprie condutture e quelle vecchie siano tolte dal lato del canale. È a quel punto che potrà decollare la fase 2: l’allargamento del canale d’accesso rosicchiando un po’ della sponda ai piedi della Torre del Marzocco. In tandem con il “taglio” del piccolo “pennello” di Darsena Petroli, è il requisito per poter concretizzare l’idea (già annunciata) dell’ingresso di una portacontainer da 11mila teu, mai neanche lontanamente immaginate qui da noi.

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