Lutto
Il sergente di Collesalvetti ucciso nell’eccidio di Kindu
L’11 novembre 1961 Martano Marcacci fu trucidato insieme ad altri dodici avieri italiani in Congo
Franco Marianelli
LIVORNO. Con la dipartita degli europei nel 1960 la popolazione del Congo si lacerò in una tragica guerra civile fra tre fazioni che insanguinò quel pezzo di centrafrica: il ricco Katanga (miniere d’oro) di Moise Ciombè che si era scisso dal resto del paese, i filosovietici di Patrice Lumumba, assassinato nel gennaio dell’anno dopo dai sicari dello stesso Ciombè e i miliziani di quel Josep Mobutu che governò poi per lunghi anni quel paese. L’Onu inviò i propri caschi blu nella difficile, se non impossibile, opera di cuscinetto tra combattenti. Fra questi peacekeepers i tredici aviatori italiani di stanza all’aeroporto di San Giusto che l’11 novembre del 1961 atterrarono con i loro due C-119 nella piccola base di Kindu, non lontana dalla capitale Leopoldville (poi divenuta Kinshasa). La missione era di rifornire il piccolo contingente malese di caschi blu, che presidiava l’aeroporto, di materiale vario, fare rifornimento e ripartire. Ma la malasorte e la diffidenza per gli europei, che fossero con la divisa dell’Onu o con quella dei colonialisti, quel giorno prevalsero.
Scambiati per mercenari belgi al soldo dei secessionisti katanghesi i nostri avieri furono aggrediti e costretti a rifugiarsi dentro la mensa dell’aeroporto, protetti da soli soldati malesi, peraltro privi di armi. Come fosse stato possibile un equivoco di questa portata non lo si è mai saputo.
La resistenza all’interno della mensa durò poco: un centinaio di miliziani vi fecero irruzione, picchiarono brutalmente italiani e malesi per poi caricare i nostri militari su alcuni camion, destinazione una prigione della cittadina. Tutti meno uno: l’ufficiale medico Francesco Paolo Remotti tentò una disperata fuga che culminò con la sua uccisione. Il suo cadavere fu comunque caricato su un camion. Da quel momento scattò il momento della ricerca di una mediazione diplomatica, con i malesi che cercavano in tutti i modi contattare i vertici Onu e i vertici dei gruppi in lotta per chiarire il tragico equivoco. Non ci fu nulla da fare: nella notte dell’11 novembre i nostri connazionali furono falciati dalle raffiche dei mitra. Si disse che gli stessi ufficiali ribelli avessero perso il controllo sui propri uomini ,eccitati e probabilmente anche ubriachi. Un pietoso custode del carcere recuperò le salme per seppellirle in una fossa comune fuori città. Fra i tredici caduti il nostro concittadino colligiano, Martano Marcacci , sergente maggiore, 27 anni, al quale Collesalvetti ha dedicato una scuola nel centro cittadino. Solo un anno dopo , grazie all’opera della Croce Rossa, i corpi furono ritrovati e riportati in Italia. Per loro la medaglia d’oro al valor militare, un risarcimento economico e un sacrario a Pisa che ricorda il loro sacrificio. Sino a pochi anni fa l’Alitalia aveva mantenuto la cravatta nera per piloti e stewart come ricordo dei caduti.
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