Gioco
Quando il sapere si stampava a Livorno Con l’”Encyclopédie” i francesi eravamo noi
E’ considerata la massima espressione della conoscenza illuministica L’opera realizzata nel bagno Penale di via Fiume e celebrata da Servolini
ELISABETTA ARRIGHI
La carta ingiallisce con il passare del tempo, diventa fragile, assume odore di chiuso, ma tramanda la conoscenza. Lettere, romanzi, diari di viaggio, opere classiche… aprire un libro stampato nell’Ottocento o ancora prima è come salire su una macchina del tempo. E Livorno molto può raccontare attraverso preziosi reperti conservati nei suoi archivi, dove uno dei “pezzi” più interessanti è l’Encyclopédie di Diderot e d’Alembert (in lingua francese), una delle massime espressioni della conoscenza illuministica settecentesca e di quella “istruzione circolare” in grado di comprendere tutte le discipline.
Da Parigi alla Toscana. Proprio in questo autunno 2021 sta concludendosi il 250° anno della diffusione del primo volume dell’edizione livornese dell’Encyclopédie realizzata fra il 1770 e il 1778, ultima delle tre edizioni in folio dopo quella di Parigi (1751-1772) e di Lucca (1758-1776). Un’edizione che, rispetto a quella lucchese, pur dovendo sfidare la messa all’indice da parte della Chiesa, evidenzia l’illuminismo del Granduca Leopoldo d’Asburgo Lorena, il principe filosofo, che allo stampatore - a seguire racconteremo la storia - disse che delle note a margine già utilizzate a Lucca per edulcorare i contenuti non importava un bel nulla. Il racconto fatto finora è ricavato da una conversazione con Gabriele Benucci, uomo di teatro, autore e operatore culturale che con l’Encyclopédie ha avviato una “storia d’amore” che parte da lontano. «Sì, parte dagli anni dell’università a Pisa, dove mi sono laureato nel 1994 in lettere a indirizzo linguistico. Francese come prima lingua e inglese come seconda. Durante quel periodo avvenne il mio incontro con l’Encyclopédie e per laurearmi puntai su una tesi di ricerca che mi vide comparare le due edizioni toscane che erano conservate a Livorno. La prima stampata in città era allora a Villa Maria e oggi si trova a Villa Fabbricotti sede della Biblioteca Labronica, dove è presente anche l’edizione di Lucca. Per scrivere la tesi andai fino a Neuchâtel e Ginevra». A Livorno,un’altra copia è all’ITC Vespucci-Calamandrei e un’altra ancora in Camera di Commercio.
250 anni di ’Encyclopédie
Sarebbe interessante che l’occasione del 250° dell’Encyclopédie “livornese” diventasse un momento di studio. Intanto uscirà nei primi mesi del 2022, curato da Benucci, un volume con il sostegno del Comune. In passato è stata approvata una mozione in tal senso dal Consiglio comunale mentre nel 1994 l’allora rivista cartacea Comune Notizie pubblicò la storia ricostruita proprio da Benucci, che nel 1995 fu anche autore di un saggio specifico sulle note per i Nuovi Studi Livornesi.
Comparazione fra le due edizioni toscane si è detto. «Per questo la mia tesi si poté definire ‘di ricerca’. Decisi di metterle a confronto con le loro note – spiega Gabriele Benucci – perché stampate in due contesti storico-sociali che all’epoca erano molto diversi». L’editore di Lucca si chiamava Ottaviano Diodati e quando decise di stampare l’Encyclopédie (“il cui prezzo di acquisto equivaleva a quello di una casa borghese”) si pose il problema dei benpensanti: i libri andavano venduti e quindi erano necessarie note a margine utili a sfumare certe affermazioni illuministiche avanzate. «L’edizione di Livorno - indica Benucci - prese vita invece in un contesto diverso. Livorno aveva il porto. Era una città cosmopolita».
stampatore letterato. L’editore livornese dell’Encyclopédie si chiamava Giuseppe Aubert: anche lui si pose il problema delle note a margine. Forse nizzardo o forse svizzero, lo si incontra la prima volta a Livorno nella stamperia Coltellini. «Aveva un grande fiuto per gli affari – prosegue Benucci – ma al tempo stesso rappresentò quello che Pietro Leopoldo definì uno stampatore letterato, curioso delle idee illuministiche, delle scoperte geografiche e dello spirito enciclopedico che si stava affermando con l’opera più importante dei philosophes francesi, cioè l’Encyclopédie». Nel 1764 Aubert è direttore da Coltellini, che aveva la sua sede nell’attuale via Grande: edita sotto falsa data (Harlem) il testo di Cesare Beccaria “Dei delitti e delle pene”. L’anno prima, nel 1763, aveva invece pubblicato i tre tomi del Gazzettiere Americano nella traduzione dall’inglese, pubblicato per la prima e unica volta in Italia. Il lavoro di Aubert che si impone all’attenzione di Pietro e Alessandro Verri e di Cesare Beccaria (che l’anno dopo farà stampare proprio a Livorno il suo famoso saggio), animatori del periodico Il Caffè di Milano.
crowdfunding
E si arriva all’Encyclopédie. Dopo le tre pubblicazioni, Aubert lascia la stamperia dove era direttore per mettersi in proprio. «Una decisione pensando proprio ad una terza edizione, dopo Parigi e Lucca, dell’Encyclopédie in folio. Ne aveva scritto anche a Pietro Verri nel dicembre del 1766 – spiega Gabriele Benucci – trova alcuni sostenitori, tale Gonnella, l’abate Serafini e il fiorentino Bicchierai che mettono i primi capitali, ma anche altre persone che rispondendo ad un avviso pubblico aderiscono alla sottoscrizione per garantirsi i volumi. Insomma, viene attivato una specie di crowdfunding come si dice oggi. Aubert chiede al Granduca Pietro Leopoldo di mettere la pubblicazione sotto la sua egida, che concede insieme ad un locale all’interno del Bagno Penale vicino alla questura di via Fiume, dove ci sono ancora alcuni resti delle mura perimetrali».
Pietro Leopoldo
È il 1769 quando Aubert lascia Coltellini e in una lettera a Verri si parla già delle note additive e correttive per la futura stampa. Nel luglio del 1769 Pietro Leopoldo, dà il suo via libera all’Encyclopédie con l’affermazione “‘meglio ancora sesenza note”. A novembre del 1769 i sottoscrittori sono 600, nel 1771 raggiungeranno quota 1.200». Il 23 aprile 1770 arrivano i caratteri tipografici da Londra; il 22 ottobre si conclude la stampa del primo volume livornese - con le note a margine - che deve essere consegnato ai sottoscrittori che però aspettano un paio di settimane in quanto Aubert voleva farlo alla presenza del Granduca. Ma essendo fuori Toscana, il 6 novembre 1770 l’editore consegna il primo tomo sulla cui copertina c’è un paesaggio rupestre. Alla fine l’Ecyclopédie “livornese” conterà 33 volumi in folio, di cui 17 di testo, 11 di tavole, 5 volumi di supplemento (4 di testo e uno di tavole). Rispetto alla prima edizione, quella di Parigi, mancano due volumi di tavole analitiche e un supplemento, ma è più ricca e completa di quella di Lucca. Viene utilizzata carta di buona qualità e presenta un’ottima fattura dei disegni. E nel 1941 Luigi Servolini, grande incisore livornese ma anche critico e storico dell’arte, a proposito della qualità delle 2.888 lastre incise riferite ai volumi 18-28 e al volume 33, scrisse: «Queste lastre, eleganti nella distribuzione degli elementi figurativi i più eterogenei, intonate tra loro anche se realizzate da disegnatori diversi e incise in un lungo periodo da vari calcografi, costituiscono un complesso imponente per un’opera del genere».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
