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Vandalizzata, scritta o usata come scivolo. Ora per rifare la “A” servono 12mila euro

Juna Goti
Vandalizzata, scritta o usata come scivolo. Ora per rifare la “A” servono 12mila euro

Il Comune farà sistemare sia la lettera di piazza Attias che la grande “V” che si trova lato piazza della Vittoria

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livorno. Correva l’anno 2011 quando piazza Attias diventò d’un colpo la piazza della grande A. Una A griffata, alta 4 metri, saltata fuori dalla fantasia e dalle mani dello scultore Renato Spagnoli. Quella lettera gigante riempì gli occhi, le bocche e pure le pagine della cronaca, tra quanti la applaudirono, quanti rimasero a guardare incuriosisti e quanti la criticarono ferocemente per settimane. Forse ancora oggi il suo arrivo nel cuore del centro aprirebbe un dibattito. Certo è che negli anni è diventata un simbolo, un elemento che sembra quasi esserci nato in quello spazio dalla forma irregolare, forse non architettonicamente bellissimo ma giovane e vivace, che è piazza Attias. Tanto che qualche anno dopo si è scelto di colorare dello stesso rosso fuoco della A sia la panchina che il basamento del busto di Modì piazzati proprio di fronte, lato via Roma.

Ecco, a dieci anni dall’inaugurazione, il Comune dovrà togliere dalla piazza la gigantesca lettera: sarà rimossa per qualche giorno, restaurata e poi rimessa al suo posto. Un intervento che costerà alle casse pubbliche 12mila euro e che non è più rimandabile dopo anni di comportamenti che non vanno esattamente a nozze con un’opera d’arte: scritte, graffi, genitori che fanno scivolare i figli sul fianco della A come fosse un gioco e ragazzi che ci saltano sopra con lo skate o con i pattini.

Intendiamoci: la A si trova al centro della piazza forse più giovane di Livorno e da un certo punto di vista sembra mescolarsi con il contesto quasi fosse un elemento di street art. Ma questo non vuol dire che possa essere trattata ogni giorno come un marciapiede qualunque, o addirittura vandalizzata. Vale la pena ricordare le parole del suo creatore, Renato Spagnoli: un ragazzo di 90 anni scomparso due anni fa, nel marzo del 2019, uno che non si dava troppe arie nonostante il curriculum internazionale, un entusiasta, ironico e per niente bacchettone. Intervistato da Cristiana Grasso nel dicembre del 2016, ripeté dispiaciuto che la grande A «è un’opera d’arte piuttosto facile da danneggiare, come del resto in giro per il mondo ce ne sono a milioni, spesso non vengono recintate ma la gente sa che l’arte si rispetta». E ancora: «L’ho realizzata per la città. Vedere che ci giocano e la rovinano, che viene deturpata da scritte e graffi, mi rattrista. In città dilagano maleducazione e incuria, mi addolora...».

La decisione di restaurarla è nero su bianco nella determina 7914 firmata dal dirigente del settore manutenzioni del Comune, Roberto Pandolfi. In realtà i 12mila euro serviranno sia per rimettere a nuovo la A che per sistemare la grande V blu che invece porta la firma dell’artista Fabrizio Breschi e che dal 2018 si affaccia sempre su piazza Attias, ma lato piazza della Vittoria. Un gigante di 8 metri, anche questo rovinato un po’ dai graffiti e un po’ dall’azione di acqua e vento. Curiosità: non era nell’intenzione dell’artista, ma la grande V fu inaugurata proprio nel periodo in cui il ribattezzato “assessore V” (Giuseppe Vece) fece tingere di blu i parcheggi di mezza città. Così le battute sulla V di Vece, come fu prima la A di Alessandro (Cosimi), si sprecarono.

Sorrisi a parte, lo stato di degrado delle due opere d’arte diventate figlie del centro viene oggi descritto nella relazione dell’architetto Fabrizio Mori. Per la prima si legge che «presenta punti di ossidazione agli angoli o in prossimità dell’appoggio a terra» insieme agli «effetti di usura della vernice a causa dell’utilizzo improprio di ragazzi che su di essa si arrampicano» più «altri ammaloramenti in corrispondenza delle scritte “Attias” e “R. Spagnoli” che dovranno essere ripristinati». Per la seconda si parla di «elevato stato di degrado da graffitismo». Tra pochi giorni partiranno i lavori di manutenzione: l’obiettivo del Comune, salvo imprevisti, è di completarli entro fine novembre. Poi c’è da sperare che i livornesi rispettino le due opere.

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