Il Tirreno

Livorno

La Venezia piange Lorenzo, per trent’anni padre del rione

Juna Goti
Il sacerdote
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Il sacerdote

Livorno: il religioso faceva suonare le campane di San Ferdinando ogni volta che il gozzo vinceva una gara. Il quartiere insorse quando fu trasferito 

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LIVORNO. Questa volta le campane del rione hanno suonato per lui. Lui che per tanti anni le ha fatte suonare a più non posso ogni volta che la barca a dieci remi del Venezia ha tagliato il traguardo in mare. Quasi fosse il primo tifoso di un quartiere che di fatto, in trent’anni, era diventato la sua casa. Ieri padre Lorenzo Moretti, per una vita parroco della Venezia, se ne è andato. Ha salutato il mondo di quaggiù a 83 anni, mentre si trovava a Roma, dove era stato trasferito nel luglio del 2013.

In quell’anno aveva dovuto lasciare Livorno per raggiungere la basilica romana di San Crisogono, a Trastevere, come deciso dai Padri Trinari. Ma il legame con la città non si è mai spezzato. Basta ricordare che in quel periodo in Venezia provarono anche a trattenerlo lanciando una raccolta firme e annunciando lettere al Papa. Quando poi dovette partire lo accompagnarono con un pullman in partenza dal rione.

Nato nel 1938, originario della Ciociaria, per metà della sua vita aveva respirato l’aria dei Quattro Mori, prima come insegnate di religione poi, per trent’anni filati, come parroco di San Ferdinando (dal 1983 al 2013). Nel rione era un’istituzione e si era fatto voler bene anche da chi magari, in chiesa, non c’era mai entrato.

L’episodio che ricorda Gino Corradi, uno dei volti simbolo della Venezia e del mondo remiero, la dice lunga su chi era padre Lorenzo, sulla sua semplicità e sul rapporto autentico che aveva con i veneziani: «Un giorno vidi qualcuno che camminava vicino alle mura dei Macelli, era Lorenzo, mi avvicinai. Stava andando dal dentista, aveva un giacchettone col nastro adesivo attaccato dietro. Mi disse: “Mentre lo agganciavo si è rotto, lascia stare”. Sai come è andata a finire? Che i veneziani il giorno dopo hanno fatto in modo di comprargliene uno nuovo».

Lo racconta come pochi altri anche Otello Chelli, cantore numero uno dei rione dei canali: «Padre Lorenzo se n'è andato a Roma, terra natia nella quale, dopo trent'anni di vita pastorale come parroco di Crocetta, si sentiva un veneziano in esilio. È stato un secondo Saglietto e quando l'Ordine dei Trinitari decise il suo trasferimento a Roma, i veneziani protestarono con veemenza. Lorenzo si era fuso con il rione più suggestivo della città e quando il Venezia vinceva, suonava le campane ed era proprio per il suo amore verso le nostre tradizioni che i veneziani, credenti e miscredenti, portarono in Crocetta, nella chiesa di San Ferdinando, il gozzo garibaldino per farlo benedire. Lo dovevano a lui e al suo amore per noi e per quelle antiche mura. Oggi la Venezia è in lutto, le campane, questa volta hanno suonato per te».

J.G.

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di Redazione web