Gioco
Quando nel piatto ci finivano soprattutto sardine e acciughe
Ecco un salto nel porto del 1500, tra pesce povero e barili di sale Molti marinai soffrivano di pellagra: nel 1800 intervennero i portuali
Livorno nasce come villaggio di pescatori e se ne parla già nel nono secolo. L’attività fa sì che prima delle Leggi Livornine e di Livorno come Città delle Nazioni, è il porto più importante per il rifornimento anche dell’entroterra.
È usato per esportazione di navi e pescherecci stranieri. In porto arrivavano da Capraia e Gorgona. I pescatori costituivano un’unica famiglia e per circa due secoli, dal 1500, il pesce più pescato erano acciughe e insieme sardine. Venivano esportate per la loro conservazione, private di testa e interiora, salate disponendole a strati alternati con sale grosso in barili. Potevano essere fritte o marinate, pesce scabeccio. Salate o scabecciate, a Livorno erano i pescatori a occuparsene. Fra maggio e settembre venivano assunti lavoranti poveri, pagati con un po’ di pesce. Un barile piccolo pesava 24 chili, uno grande circa 100. Esistevano al porto appositi magazzini. Sia scabecciato che sotto sale, il pesce era l’alimentazione di base per marinai di mercantili a lunga percorrenza (5-8 mesi senza sosta). Da qui la possibilità della pellagra: malattia legata a carenza di vitamina B, PP, triptofano, provocata da alimentazione squilibrata, quasi tutta con mais o polenta o cibo essiccato. È la sindrome delle 3 D: demenza, dermatite, diarrea e anche decesso. Primi sintomi, desquamazione per dita della pelle negli arti, calo di peso, lingua gonfia e rossa, eruzioni pigmentata al collo. Questo quadro portò le associazioni portuali a metà dell’ ’800 a obbligare gli armatori a fornire anche barili di frutta (soprattutto mele perché più conservabili), patate, fagioli.
G.U.B.
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