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Boom di visite negli ambulatori di Livorno. Intervista al primario di Ginecologia: «Ecco come è cresciuto il reparto»
Ostetricia e Ginecologia si allarga con nuovi esami e interventi. L’appello al vaccino anticovid: «Fatelo anche in gravidanza»
livorno. Alzi la mano chi si ricorda di quando il reparto di ginecologia e ostetricia era tappezzato dei nomi dei nuovi nati scritti a penna sui muri. E pure di quando in tante, alla prima ecografia, annunciavano che sarebbero andate a partorire a Pisa, dove c’è la terapia intensiva neonatale, o a Cecina, dove andava di moda farlo in acqua. Da tempo la musica sembra essere cambiata. E oggi a raccontare il “reparto donna” di Livorno ci pensano soprattutto i numeri: la prima notizia è infatti che tra ostetricia e ginecologia (gli ambulatori sono al piano terra dell’ottavo padiglione, il regno di neomamme e bimbi è al primo piano) si è passati da 169 a 253 prestazioni ambulatoriali a settimana. In totale da 8.812 a 12.144 visite ed esami in un anno: un aumento pari quasi al 50 per cento. Senza contare il raddoppio delle attività chirurgiche. Lo conferma il primario Sergio Abate, che guida lo staff da inizio 2020.
Dottore, come avete fatto?
«Intanto ottimizzando spazi e orari, con un super lavoro dell’equipe. Ho guardato quali erano stati negli anni precedenti gli ambulatori più vuoti e quelli pieni e ho utilizzato al massimo gli spazi a disposizione. Non vuol dire che ho accorciato il tempo delle visite, quello è rimasto uguale».
È vero che ha portato all’ottavo anche parte delle procedure che si facevano solo al quarto?
«Sì. L’isteroscopia ad esempio si faceva al quarto, da marzo si fa qui».
Per noi profani: di cosa stiamo parlando?
«Delle procedure che hanno a che fare con la valutazione dell’interno della cavità uterina. Ad esempio per la prevenzione dei tumori o per la diagnostica dei polipi. Le isteroscopie venivano fatte tutte in sala operatoria. Con l’ambiente asettico ma anche con la freddezza di una sala operatoria. Il passaggio in ambulatorio ci consente di “umanizzarle” un po’. Comunque in generale sta crescendo molto l’attività chirurgica».
Molto cosa vuol dire?
«Abbiamo raddoppiato le sedute settimanali, da due a quattro. Si fa quasi tutto in laparoscopia, interventi di una complessità maggiore, innovativi, con degenza di un paio di giorni».
Qual è in generale l’obiettivo?
«Vogliamo fare di questo reparto una piattaforma al femminile».
Un sorta di polo donna?
«Esatto. L’obiettivo è far sì che le donne possano trovare all’ottavo la risposta corretta per tutto ciò che riguarda l’apparato riproduttivo, senza dover girare tra i reparti».
Altre novità in arrivo?
«È in partenza un laboratorio sulla riabilitazione del pavimento pelvico, gestito dalle ostetriche. È utile per le donne che hanno appena partorito, ma anche in età avanzata».
Torniamo al fronte della prevenzione. Lo scorso anno avete seguito 860 parti, significa che ogni giorno da voi passano anche tante donne in gravidanza. È cambiato qualcosa per loro?
«Abbiamo introdotto il test per la preeclampsia».
In pratica la gestosi.
«Corretto. È un esame di screening per la prevenzione della gestosi, problema che può riguardare le donne negli ultimi mesi gravidanza: si manifesta con un aumento della pressione arteriosa che può avere ricadute sulla crescita fetale e comportare grossi rischi per le madri. Il test viene fatto alla dodicesima settimana, insieme al Bi-test: non è invasivo, consiste in un esame del sangue e in una ecografia. Se la donna risulta a rischio, la seguiamo con specialisti certificati. E alla fine la cura è banale, un’aspirina».
Non è però un esame gratuito previsto nel classico libretto che viene rilasciato alle donne in gravidanza.
«No, è un esame a pagamento che la Regione non ha ancora inserito nel libretto, è uscito appena un paio di anni fa. Noi però lo consigliamo a tutte, costa circa 20 euro e può risolvere per tempo un grande problema. Noi abbiamo iniziato tra aprile e maggio facendo un grosso lavoro di refertazione con il laboratorio analisi: per ora fa il test circa il 10 per cento delle future mamme, un’ottantina di donne. L’ambizione è che tutte prendano coscienza dell’importanza della prevenzione. Vede, c’è un aspetto da sottolineare...».
Dica.
«Il primo trimestre una volta era considerato il momento in cui si accertava semplicemente la gravidanza: oggi per la qualità degli ecografi e la professionalità dei medici è diventato molto importante per inquadrare già la gravidanza e prevenire tanti rischi».
Nel primo trimestre non consigliate invece di fare il vaccino anti covid.
«Non nel primo trimestre, in via prudenziale. Ma nel secondo e nel terzo trimestre lo consigliamo fortemente».
Ci sono donne che magari sono a favore dei vaccini, che non sono no vax, ma che semplicemente hanno paura in questa fase delicata della loro vita e sono indecise. Cosa dite loro in reparto?
«Di fare il vaccino dalla dodicesima settimana in poi per prevenire le complicanze polmonari da covid 19. Perché nonostante si sia visto che in gravidanza stranamente ci sono meno casi, non vuol dire che non ve ne siano, anche di gravi. E qualunque patologia materna può avere ricadute sullo sviluppo del feto».
E come sta andando?
«Stiamo registrando un po’ di paura, ma ci sono anche molte neomamme che per fortuna si stanno vaccinando. Non abbiamo motivi per sconsigliare questo vaccino e ne abbiamo molti per consigliarlo. Ricordo che stimola la produzione di anticorpi, non si inietta il virus. Non lo consideriamo più rischioso di altri che si fanno in gravidanza: difterite, pertosse. Mamme vaccinatevi».
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