Gioco
Identikit di un porto anomalo Livorno secondo Pietro Marini
Frontera: una “nostalgia del futuro” contrassegnata da visione e pragmatismo «Ma la Toscana non si è mai davvero riconosciuta come regione marittima»
Matteo Scardigli
livorno. Quattrocentonovanta pagine “anomale” per raccontare Livorno, il suo porto e il territorio della provincia dalla prima pietra posta dai Medici fino ai giorni nostri: visti attraverso l’occhio di un osservatore attento e privilegiato (e in parte, nei passati decenni, anche protagonista) per guardare verso uno sviluppo armonico e sostenibile della costa che passa necessariamente dalle infrastrutture.
Pietro Marini, ex ingegnere capo di palazzo Granducale e oggi presidente dell’associazione Rinascita per Livorno, ha presentato ieri, nella sala Ferretti di Fortezza Vecchia, la sua ultima fatica letteraria (edita da Associazione liberi autori). Di fronte a lui un nutrito pubblico nel corso di un incontro coordinato dal direttore del Tirreno Stefano Tamburini: un racconto “dalla fine del miracolo economico alle crisi e alle sfide del nuovo secolo”, come recita il sottotitolo del volume.
«In queste pagine si vede costruire il porto dai Medici a oggi, e fare i conti con la necessità di lavorare con il territorio e la carenza di spazi», riassume Luciano Guerrieri, presidente dell’Autorità di sistema portuale del mar Tirreno settentrionale (ed ex sindaco di Piombino), tracciando un cronoprogramma dello scalo labronico odierno dalla Darsena Europa alla zona logistica semplificata passando per impatto ambientale ed erosione della costa, problemi del lavoro e dell’occupazione: «Da questo libro possiamo imparare a gestire le complessità che ci aspettano».
Un percorso che – con i dovuti distinguo – Livorno ha ciclicamente affrontato nei secoli, chiusa nelle sue «tre anomalie: città senza territorio, sempre in ritardo nei collegamenti verso il Sud, e priva di centri decisionali», come spiega lo stesso autore.
«Solo negli anni ’80 del Novecento, dopo quattro secoli di storia – ha aggiunto – Livorno ha iniziato ad espandersi verso l’entroterra. Ma la nostra regione non si è mai riconosciuta come marittima e Livorno ha sempre conservato il carattere di città statale (già individuato dal professor Nicola Badaloni) ed eterodiretta: creata cioè da poteri lontani e gestita per interessi lontani».
La narrazione di Marini è talvolta critica nei confronti delle istituzioni perché, rispetto ai bisogni e alle attese, i risultati raggiunti sono stati spesso sofferti e inadeguati, e molte delle opere da tempo promesse programmate non sono state realizzate «come Il Tirreno racconta nelle sue inchieste», sottolinea lo stesso autore.
Risolta dunque la prima delle tre anomalie, rimangono le altre due. «Dal boom delle banchine alla crisi di oggi il porto ha sempre saputo interpretare le dinamiche della logistica, ma non dimentico quando chi era sindaco prima di me, di fronte ai potenziali investitori americani, volle affermare la propria identità politica nei confronti dell’Authority», ricorda il sindaco Luca Salvetti. Lo dice con un auspicio: «Ora che gli operatori del porto hanno cominciano a mettere da parte i rispettivi interessi più immediati e particolari, Livorno può e deve mettere a frutto le potenzialità trasformative che la rendono unica tra le città toscane. Il libro dovrà diventare punto di riferimento per la nuova classe politica».
Chiude il cerchio (e la presentazione) l’ex presidente della Provincia ed ex rappresentante delle Province italiane nel Congresso europeo delle autorità locali Claudio Frontera, autore della lunga prefazione al volume: «L’originalità di Marini sta nell’aver saputo scrivere non un amarcord né un libro di memorie né un saggio socioeconomico, ma nell’essere riuscito ad accostare sapientemente considerazioni generali ed esperienze professionali, e soprattutto nella finalità civica che ha saputo cogliere e trasmettere. L’ha fatto animato da una “nostalgia del futuro” ma composta da visione e pragmatismo; dando così una testimonianza doverosa da quella parte di società civile che non si ascolta volentieri».
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