Gioco
Storia vecchia, occhi nuovi Livorno sotto la lente di Marini
Oggi pomeriggio incontro in Fortezza Vecchia per la presentazione del volume Uno sguardo di lungo periodo sull’identikit della città (e sullo sviluppo del porto)
livorno. Si intitola “Livorno: città, porto, territorio” e, come spiega il sottotitolo, è “Un racconto dalla fine del miracolo economico alle crisi e alle sfide del nuovo secolo”. È la storia di quel che siamo partendo da quel che siamo stati. Il nome dell’autore, Pietro Marini, ingegnere capo che ha contrassegnato il lavoro tecnico di Palazzo Granducale per una lunghissima stagione (e ora presidente dell’associazione Rinascita per Livorno), potrebbe lasciar immaginare una sorta di amarcord: la storia raccontata da chi l’ha fatta o ha contribuito a farla, ma come rievocazione di questa o quella scelta.
Non è questo il caso del libro di Marini edito da Ala Libri che verrà presentato oggi alle 16,30 in Fortezza Vecchia nella sala Ferretti (con ingresso dal varco Fortezza e ingresso ai piedi del Mastio di Matilde), green pass, mascherina e registrazione). A discuterne – insieme al direttore del Tirreno, Stefano Tamburini – saranno l'autore, l'ex presidente della Provincia Claudio Frontera (autore di una lunga introduzione) e il sindaco Luca Salvetti. Non è un amarcord che copra l’arco della propria parabola professionale, anche se c’è molto di quei dibattiti, di quelle opzioni, di quelle battaglie: è una storia che vuol cercare le radici di quel che siamo oggi non semplicemente dentro ieri bensì nel trapassato remoto.
Detto per inciso, stavolta non sembra una scusa, un parlar d’altro ma semmai un arricchimento, una prospettiva finalmente meno angusta o memorialistica: Frontera, che è stato anche rappresentante delle Province italiane nel Congresso europeo delle autorità locali, si impegna a tirar fuori le categorie della storiografia francese della “lunga durata”. E non è uno sfoggio di erudizione: proprio la traiettoria disegnata dalle vicende del porto trova spazi di spiegazioni e una nuova luce che illumini lo sviluppo della città guardando non più solo alla Darsena Europa fra ritardi, slittamenti, intoppi e guai.
Occhi puntati sulle grandi periodizzazioni che hanno contrassegnato l’evoluzione del porto: prima il porto militare per la politica di potenza del Granducato anche in funzione anti-corsari, poi l’era della neutralità con il porto di deposito, il porto-emporio e la zona franca, quindi lo spostamento a nord scavando verso terra il porto industriale, infine il porto dei container.
Vale la pena di pescare dall’illuminante introduzione di Frontera l’idea di un orizzonte: le difficoltà di un territorio che ha avuto sempre, fin dai tempi dei granduchi, un forte imprinting statalista più che libertario, lo squagliarsi delle Partecipazioni Statali che ci lascia senza un solido tessuto piccolo-imprenditoriale.
Nell’introduzione come nel libro si avverte il bisogno di rompere l’idea di una Livorno che si percepisce come “isola”: cercasi legame con il resto della regione e della provincia. Con una sottolineatura mai abbastanza ribadita: l’identikit di Livorno come “multipurpose” (cioè un puzzle di tipologie) che ha fatto dalla propria fragilità (la sconfitta della monocultura del container) il grimaldello per spalancare nuove linee di sviluppo dei traffici. A cominciare dai passeggeri, dalle “autostrade del mare”, dalle auto nuove.
M.Z.
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