Lutto
L’impasse di Collesalvetti senza un assessore e col consiglio decapitato
Pd e gli alleati di Colle Civica ai ferri corti: i dem ora corteggiano il M5s. A vuoto la mozione di sfiducia, intanto i subentri non arrivano
COLLESALVETTI. «Alla fine speriamo che almeno si contino i noccioli». Parole e musica di uno degli esponenti dem che stasera guarderanno al “conclave” Pd che si riunirà a Stagno. L’assemblea deve cercare di trovare una via d’uscita ad una situazione politica che a Collesalvetti ha frantumato il quadro: in fibrillazione gli assetti politici che sembravano essersi consolidati dopo la fine di una lunga fase in cui il municipio colligiano era uno dei pochissimi in cui Rifondazione comunista era in giunta (con Alberto Benedetti vicesindaco).
I cocci in frantumi li ritroviamo nell’impasse che caratterizza la mancata sostituzione di tre figure dopo le loro dimissioni: l’assessore Dario Fattorini (che aveva la delega a colline, cittadinanza attiva, sport, servizi demografici, ufficio relazioni col pubblico), ai vertici del consiglio comunale il presidente Enrico Frontini e la vicepresidente Florida Mariottini. Fattorini e Mariottini appartengono alla lista Collesalvetti Civica alleata del sindaco dem Adelio Antolini mentre Frontini viene da Cittadini in Comune, altra lista civica ma di opposizione (e composta da vari esponenti anche di centrosinistra). Basta dunque guardare alle loro casacche politiche per accorgersi che parliamo del mondo fuori dal Pd. Non è tutto: basta osservare le preferenze alle elezioni del 2019 per rilevare che Frontini e Fattorini, l’uno con 397 preferenze e l’altro con 175, sono i due candidati più votati.
Chissà se Fattorini, come leader dell’unica lista alleata del Pd, puntava davvero a fare il vicesindaco. Chissà se invece, come sussurrano le malelingue, voleva candidarsi a un concorso in municipio rischiando di creare imbarazzi (lui ribatte che aveva già definito con il sindaco le dimissioni). Fatto sta che lui è il più alto in grado nella gerarchia interna del Pd essendo in direzione regionale ma, al tempo stesso, si punzecchia col Pd colligiano: fino a non rinnovare più la tessera. Ma la lista Colle Civica non era forse una operazione nata per far affluire nell’alveo del candidato sindaco dem Adelio Antolini anche il sostegno di un elettorato di centrosinistra sì ma deluso dal Pd? Fatto sta che in questa vicenda si sommano anche attriti personali di lunga durata, ma Colle Civica – l’ha ribadito Mariottini – vuol restare in maggioranza, ma percepisce attorno a sé una mancanza di fiducia da parte di coloro che dovrebbero sostenermi».
Anche le dimissioni di Frontini – lo straordinario record di preferenze dicono quanto sia stimato come persona questo medico – sono diventate una bomba dentro una polveriera. Non solo in sé ma anche per il fuoco incrociato di narrazioni: da un lato, lui lascia sia la guida dell’assemblea consiliare che la carica di consigliere ma, in un post su Facebook, tiene a precisare che resta presidente della sua lista di Cittadini in Comune; dall’altra, gli ambienti Pd sussurrano di dissapori all’interno della lista Cittadini in Comune, a maggior ragione dopo che la lista civica aveva presentato una mozione di sfiducia (respinta) firmata in tandem con le destre (Lega e Fdi) ma che i Cinque Stelle si erano guardati bene dal sottoscrivere. Fuori dal consiglio c’è la Sinistra di Collesalvetti, che non lesina critiche né all’amministrazione (soprattutto per quel che “non” fa e per la “sordità” a sinistra) né a una mozione presentata insieme alle destre. Ecco la frecciata: «Una amministrazione che ha già fatto due rimpasti, che ha visto le dimissioni di un assessore, un presidente del consiglio, un vicepresidente del consiglio. Ma siamo sicuri che ci sia una maggioranza e una opposizione?».
Bisogna a questo punto tornare al fatto che se i rapporti con Colle Civica si sono raffreddati, il Pd vuol evitare di fare l’errore che fece il Pd livornese presentandosi alla sfida con Nogarin dopo essersi chiuso in sé stesso. Ecco che, sfruttando il nuovo feeling a livello nazionale fra Pd e Cinque Stelle (e contando sul fatto che in consiglio c’è il pentastellato Daniele Rossi, tutt’altro che un destro con la sua storia sindacale in Fiom Cgil), le prove tecniche di apertura hanno come copione la possibilità di immaginare Rossi presidente del consiglio comunale al posto di Frontini, l’uno e l’altro uomini schierati dall’altra parte della barricata ma dialoganti. Solo che Mariottini, vedendosi sbarrare il passo nel salire il gradino che la porterebbe da vice a presidente dell’assemblea consiliare, l’ha presa come la controprova che il Pd vuol sbarazzarsi del tutto di Colle Civica.
Al tirar delle somme, ormai a distanza di un mese resta ancora vuota la casella da assessore, vuota quella di presidente del consiglio comunale, vuota quella di vice. E una babele di accuse e controaccuse: a metà esatta del mandato, ecco che è finito in poltiglia quel clima politico senza faide al quale Il Tirreno aveva fatto riferimento nella scorsa campagna elettorale. Benvenuti nel castello degli odi incrociati.
M.Z.
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