Il Tirreno

Livorno

IL COMMENTO 

QUELLE DUE ORE METTEVANO TUTTI D’ACCORDO E ORA CHE SI FA?

G.B.

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Volendo scherzarci sopra, con un pizzico di malizia, il calcetto era una delle coperture (quasi) infallibili per l’uomo medio livornese. Non si pensi per forza male, anche se la vulgata (e tanti cinepanettoni) hanno raccontato la storiella del marito che esce di casa con il borsone del calcetto e invece se la gioca su ben altri terreni. No, senza andare nel boccaccesco la partitella serale con gli amici era comunque un momento di trasgressione, di cameratismo tutto al maschile che, ne siamo certi, anche le mogli e le compagne gradivano per guadagnarsi un pezzetto di libertà, casalinga o non.

Insomma, andavano bene a tutti queste due serate a settimana lontano dagli occhi e lontano dal cuore. E ora? Nell’articolo a fianco gli addetti ai lavori lo spiegano bene: la pandemia, la paura del contagio, il green pass hanno assestato un duro colpo alle serate di tanti livornesi amanti del pallone. Ma è probabilmente il nostro approccio ad essere cambiati: magari i lunghi mesi di lockdown ci hanno intorpidito, e le quattro mura restano il posto più sicuro. Le nostre serate cambiano, dunque, usciamo sempre di meno anche se in qualche modo la vita ha ricominciato a girare. Il calcetto, lo sport sono sempre starti un tratto distintivo del livornese, dai 15 ai 70 anni: tutti corriamo sul lungomare, tutti nuotiamo anche fuori stagione, da queste parti muoversi è uno stile di vita. Per questo fa specie sentire che difficilmente si trovano dieci amici disposti a sfidarsi dopo il tramonto. Nuovi fenomeni emergono, come il padel che non ha contatto e dunque, in tempo di Covid, viene scelto sempre di più: ma il calcetto è qualcosa che fa parte della nostra storia, e che adesso rischiamo di perdere.



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