Il Tirreno

Livorno

il futuro del centro

Rocco Garufo sull'ex Grande: «Non vogliamo una Venezia bis»

Luca Barbieri
L'assessore Rocco Garufo
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L'assessore Rocco Garufo

L'assessore interviene sul botta-risposta legato al destino dell'ex cinema: «No alla guerra tra residenti e imprenditori. Valutiamo gli impatti»

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Livorno. «Finché non avrò le carte progettuali in mano non posso esprimermi, però una cosa è chiara, noi dobbiamo evitare assolutamente che si creino un nuovo caso “Venezia” e una “guerra” tra imprenditori e residenti». Parla di «minimizzare l’eventuale impatto» e di «superamento dei conflitti» l’assessore al commercio Rocco Garufo. Il tema sul quale interviene è noto: l’ex multisala Grande è dalla scorsa primavera al centro di un progetto, di cui abbiamo scritto più volte, con una cordata di imprenditori pronti a investire sulla struttura – vuota e da otto anni alla ribalta delle cronache più per il nodo degrado che per le proiezioni – con sale multifunzione per corsi e convegni, un ristorante e un locale per la musica sia discoteca sia per concerti. Ma, come abbiamo raccontato, non appena i residenti di questa porzione del centro hanno sentito la parola discoteca, seppur incastonata tra quelle come “posti di lavoro”, “luce in più nell’area” e “riqualificazione”, hanno risposto «no, grazie» e con tanto di banchetti hanno raccolto circa 1200 firme che porteranno in consiglio comunale prossimamente. A poco sono servite le rassicurazioni degli imprenditori, sulle novità tecnologiche pronte a ridurre il suono, sullo sviluppo degli spazi, sulle prove di dialogo.

E allora nel ruolo di chi dovrà cercare una sintesi tra le visioni ecco l’amministrazione. «Sì, quello è il nostro ruolo, ma è bene precisare due aspetti: il primo, abbiamo un po’ le mani legate essendo una trattativa tra privati. C’è poi un altro aspetto: io e gli uffici non abbiamo ancora visto i progetti, intendo nero su bianco, perciò come posso esprimermi nel merito?», spiega l’assessore. Però, facciamo notare, il progetto almeno a grandi linee è stato presentato, anche con più di qualche dettaglio, tra tempistiche (nei primi mesi dell’anno nuovo, l’annuncio degli imprenditori sulle prime aperture) e scenari. «Vero e mi baso su quello, non su di un progetto presentato ufficialmente sul quale potermi esprimere su quelle che potrebbero essere potenzialità e criticità, come il traffico e la questione della sicurezza, l’affluenza delle persone. Ho letto e abbiamo fatto anche incontri preliminari con cittadini e imprenditori: le preoccupazioni (legittime) e i timori dei residenti possono essere fondati e dobbiamo evitare che si possa creare un secondo caso come con la Venezia, non farebbe bene a nessuno», sottolinea Garufo su un altro tema particolarmente attenzionato specialmente nelle ultime settimane, tra ordinanze, segnalazioni e ampi dibattiti.

Domanda d’obbligo allora: in consiglio comunale cosa risponderete ai residenti che arriveranno con la mozione e 1200 firme per dire “no alla discoteca”: «Quello che ho detto a voi, che finché non c’è una documentazione ben dettagliata sul progetto non possiamo sbilanciarci più di tanto. Sicuramente vedremo come integrare tutte le visioni, minimizzare gli impatti e i possibili problemi, studiare soluzioni. L’invito è a un nuovo incontro, a un tavolo per delineare un percorso condiviso». Altra domanda d’obbligo: e agli imprenditori cosa direte? «La stessa cosa, grossomodo. L’invito a tutti è quello di non esasperare i toni e di non creare conflitto che la “guerra”, usando un termine forte, non fa bene a nessuno. In linea generale, anche se non abbiamo visto i progetti, ma li conosciamo soltanto a grandi linee, ben venga ciò che può aiutare il centro rivalutando la struttura che da anni è oggetto di degrado, ma tutte quelle che potrebbero essere problematiche o temi vanno sviscerati per bene. Io a priori non dico “no” mai a nulla, ma le soluzioni migliori si prendono in un tavolo con le parti di fronte ai progetti. Un altro tavolo? Sì, perché il confronto è necessario e noi faremo la nostra parte », assicura e conclude l’assessore.

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