Gioco
Nicola Sena, tecnico del Picchi con una vita da tifoso amaranto: «Nessuno come il Livorno»
«Quante partita in curva e trasferta, ora c'è tutto per risalire». L'intervista completa
LIVORNO. Avversario per 90 minuti, innamorato per una vita.
Nicola Sena, allenatore del Picchi ma da sempre tifoso del Livorno.
«Sì, da sempre. La maglia del mio cuore fin da bambino».
Quando andava in curva nord...
«Mi portò per la prima volta in curva, da piccolo, il mio vicino di pianerottolo, Stefano Mantovani. Da allora non ho più smesso. Casa e trasferta, quante ne ho fatte...».
Una che si ricorda?
«Trasferte tante, da Tortona a Trieste, dalla finale di Ferrara a quella di Perugia. E poi quanto mi arrabbiai la volta che perdemmo a Castel di Sangro. Andai in pullmino con gli amici, quel giorno vidi una squadra senza anima, molle. Una grossa delusione».
Torniamo al presente. Che impressione le ha fatto il Livorno?
«Squadra con giocatori importanti per la categoria e con qualche extratterestre. Forse deve ancora trovare un po' di equilibrio tattico ma lo troverà. Ci sono due cose che è bene ricordare».
La prima.
«Non esisteva un'ossatura e dunque il tempo gioca a favore del Livorno. La squadra è stata costruita in 15 giorni. Da un lato è stato semplice perché tutti sono venuti a piedi a Livorno, dall'altra il parco giocatori rimasto era abbastanza limitato visto che le squadre erano già state allestite».
La seconda.
«Per giocare nel Livorno serve personalità. È bello, fantastico indossare questa maglia, perché c'è dietro una tifoseria che non ha uguali, ma devi avere gli attributi sennò ti tremano le gambe. I dirigenti del Livorno sono stati bravi anche in questo».
A volte il Livorno dà la sensazione di essere una bomba a livello offensivo ma che soffre se attaccata.
«Discorso troppo tattico, non posso entrarci. Buglio è un ottimo allenatore e saprà tirare fuori il meglio da questi giocatori».
Ci dice un segreto su come ha preparato la partita?
«Ho cercato solo di trasmettere serenità. Bisognava fare la partita senza timore».
Beh, ci siete riusciti molto bene.
«Sì, credo di sì» .
Cosa l'ha impressionato del Livorno?
«Vantaggiato. A parte l'essere determinante negli episodi, ma poi ha trascinato i compagni. Ha una personalità infinita e il suo atteggiamento in campo, anche con l'arbitro, ha lasciato il segnato».
A noi invece ha impressionato Francesco Neri: fisico, talento, tecnica. Forse vale più dell'Eccellenza. «Francesco lo tengo sempre con me. Lo porterei ovunque. A livello qualitativo ci sono pochi giocatori in Eccellenza come lui. Deve crescere sotto l'aspetto della fame».
Il Picchi può essere la rivelazione.
«Questi ragazzi li ho scelti tutti io insieme al mio direttore, sposano il mio modo di giocare. Ci manca un po' di mestiere, a volte siamo troppo "bellini" ma se ci mettiamo sempre il cuore che ho visto col Livorno, possiamo far bene».
Qualcuno può impensierire il Livorno?
«Quando troverà l'equilibrio giusto, nessuno potrà fermarlo. A una condizione».
Quale?
«Tutti devono dare sempre il 110%, sennò rischi ovunque perché fermare il Livorno sarà il sogno di tutti in questa stagione».
Se il Livorno vince il campionato e ci sarà una festa, lei che fa?
«Vengo di rincorsa. Do l'anima per il Picchi, questo non cambia il fatto che sulla mia pelle ci sia tatuata la maglia amaranto».
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