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Livorno

Porto, niente caos «Il problema sono le infrastrutture, non il Green pass»

Porto, niente caos «Il problema sono le infrastrutture, non il Green pass»

Non si registrano boom di ferie o certificati di malattia Parlano le aziende: regolare l’operatività sulle banchine

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livorno. Il messaggio che vuol mandare il porto di Livorno è chiaro: qui la situazione è tranquilla, siamo uno scalo affidabile. Tradotto: non abbiate timore a inviarci le vostre merci. Destinatari i tradizionali clienti del porto di Livorno (e, detto per inciso, magari anche chi finora si è appoggiato a scali ora a rischio tilt).

L’esatto opposto di quel che è accaduto a Genova: occupato una parte del lungomare, bloccato un varco, rallentamenti agli accessi, tensione nei pressi di alcuni terminal. Il Bel Paese non ha vissuto nessun venerdì nero Ndella logistica, nessuna apocalisse. Ma disagi sì: a Trieste e a Ancona così come in altri scali.

A Livorno la fotografia della situazione arriva direttamente dal fronte delle imprese. Dei 170 portuali in forza alla Compagnia «in quattro si sono auto-dichiarati assenti per via della certificazione verde», informa il presidente Enzo Raugei. E aggiunge: «Operatività senza intoppi in una giornata peraltro senza enormi picchi di lavoro». Tutto ok anche per Jari De Filicaia che guarda a quel che è accaduto in casa Uniport, 130 addetti: «Le cose sono andate lisce ma bisogna dire anche che era una giornata senza affanni».

Anche dal terminal Tdt si risponde che «non c’è nessun problema né di operatività né di incremento di personale che si mette in malattia». Sulla stessa lunghezza d’onda anche la situazione al terminal Lorenzini nel d-day del debutto del nuovo provvedimento. «Al momento in Cilp tutto pare tranquillo, non registriamo anomalie nei forfait: nessun boom improvviso di certificati di malattia», segnala Marco Dalli dalla plancia di comando della società in cui la Compagnia portuale è socia al 50% degli imprenditori Piero Neri e Luigi Negri.

avvisatore: tutto ok

Lo conferma l’Avvisatore Marittimo, che dall’alto della torre all’altezza della Punta dei Piloti sorveglia l’entrata e l’uscita delle navi dal porto: operatività del tutto regolare.

Le preoccupazioni erano anche per l’autotrasporto: è una galassia molto più frastagliata, vi operano a vario titolo numerosi camionisti stranieri che magari hanno fatto nel loro Paese un vaccino non riconosciuto qui da noi. «Sembra tutto ok», avvertono dalla sede degli artigiani Cna. Salta fuori che semmai – queste le loro parole – qualche lavoratore si è messo in ferie, potrebbe trattasi di qualcuno che non he fatto in tempo a fare il test. Al momento nessuna segnalazione di evidente criticità, secondo Alessandro Longobardi, dirigente dell’organizzazione di categoria: «Ma si avverte fra gli imprenditori tanta amarezza e moltissime lamentele perché il problema è stato scaraventato sulle spalle delle aziende».

Romano: dietrofront

Era stato il deputato dem livornese Andrea Romano ad alzare la voce fin da subito contro la circolare del Viminale: un dietrofront – questo il suo ragionamento – che, appena prima del via al Green pass obbligatorio per i lavoratori, «ha ribaltato completamente gli orientamenti del governo»: l’ha fatto oltretutto in modo confuso che ha creato tante difficoltà a imprese e dipendenti.

Già prima che scattasse l’obbligo di Green pass per i lavoratori, proprio di fronte al fatto che altrove il fronte delle banchine si era trasformato in una polveriera l’Authority aveva mandato segnali di rassicurazione: dalla ricognizione fatta azienda per azienda, stando quantomeno ai risultati raccolti, non emergono particolari criticità.

Com’è nello stile del presidente Luciano Guerrieri, niente proclami di sfida anti-protesta né atteggiamenti di protagonismo personalistico: anzi, semmai il tentativo di togliere dal cammino anche gli altri potenziali rischi di conflittualità. Esempio: lo scontro fra terminalisti e autotrasportatori per una serie di problemi che nulla hanno a che vedere con il Green pass ma si trascinano da tempo (code e perdite di tempo ai terminal, contestazioni incrociate sulla responsabilità di eventuali danneggiamenti dei container, ecc.). Ce l’ha fatta Guerrieri a disinnescare una conflittualità che aveva portato Cna e Anita a annunciare tre giorni di stop. Col rischio che protesta si saldasse a protesta fino a creare un ginepraio di guai: la soluzione la cercherà il tavolo tecnico sotto la guida del segretario generale Matteo Paroli (in tandem con i dirigenti Cinthia De Luca e Fabrizio Marilli).

ma la protesta c’è stata

Attenzione a non equivocare: la protesta c’è stata, come riferiamo in altro articolo ha portato sotto le finestre di Palazzo Rosciano, sede dell’Authority, un nutrito gruppo di aderenti al sindacato Usb. Ma anche i protagonisti della protesta tengono a smarcarsi con nettezza dalla trincea degli anti-vaccinisti e dei “no Green pass”: la loro è una richiesta sindacale di non far ricadere sui lavoratori il costo dei tamponi. Nel faccia a faccia nel salone Gallanti i tre rappresentanti dell’Usb (Giovanni Ceraolo, Alessio Biondi e Massimo Mazza), sostenendo che nel porto di Livorno non ha il vaccino «il 10-12% della forza lavoro operativa», è stato chiesto all’istituzione di governo del porto di sollecitare i terminalisti perché paghino i tamponi dei lavoratori.

A differenza di quanto accaduto altrove, da parte dell’Authority si evita come la peste ogni tono di contrapposizione: basti vedere l’intenzione dichiarata dal numero due Matteo Paroli («credo molto nel confronto costruttivo per cercare di trovare soluzioni condivisibili»). Non è solo diplomazia: Palazzo Rosciano ha preso impegno a discuterne con le organizzazioni delle imprese portuali per «valutare compiutamente la situazione». Nuovo round con il sindacato il 26 ottobre per riparlarne. Nel frattempo il bilancio del primo giorno di obbligo di Green pass per i lavoratori delle banchine: niente criticità operative, «né all'ingresso/uscita dai varchi né tantomeno nei pressi dei terminal».

cgil: i guai sono altri

«Ma quel che serve al porto di Livorno non è davvero una disquisizione ideologica sul Green pass, il 90% di noi è vaccinato e le priorità sono altre: i lavoratori l’hanno capito bene e questo primo giorno senza grandi intoppi l’ha dimostrato», sbotta Giuseppe Gucciardo, leader di Filt Cgil. «Beninteso, - rincara – questo non significa che non ci siano stati discussioni e mal di pancia, nessuno l’ha buttato giù come sciroppo per la tosse. Però l’atteggiamento dei lavoratori maturo e responsabile è la riprova che ci interessa semmai come ammodernare un porto vecchio in cui mancano gli spazi: e, sia chiaro, mi interessano le soluzioni, non la contrapposizione con altri scali. Tutto qui, anche talvolta mi viene la voglia di mettermi a tu per tu con chi sdottora di diritto costituzionale negato e la Costituzione tutt’al più l’adopera per tener ferma la porta…».

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di Redazione web