Il Tirreno

Livorno

Travolti dalle prenotazioni «E il peggio deve arrivare»

Luca Barbieri ;
Travolti dalle prenotazioni «E il peggio deve arrivare»

Il viaggio tra le farmacie livornesi alla vigilia dell’obbligo Green pass sul lavoro «Le richieste di tamponi sono alte da settimane e destinate ad aumentare»

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Luca Barbieri

Livorno. Si fatica anche a rispondere al telefono. Ed è se non altro un primo indizio. «Fino alla metà della prossima settimana per i tamponi siamo pieni e abbiamo appuntamenti per tutto il mese. Sono soprattutto lavoratori, senza dubbio, e in questi giorni effettivamente c’è stato un picco, anche se va avanti da settimane la crescita». La prima fotografia è quella che scatta il dottor Vittorio Scalabrella della farmacia centrale.

Debutto sold-out

Siamo in via de Larderel alla vigilia dell’ingresso dell’obbligo del Green pass sul posto di lavoro che scatta oggi. Tradotto e semplificando, per avere il Green pass è necessario essere vaccinati, oppure essere guariti negli ultimi sei mesi dal Covid o essere negativi al tampone (nelle ultime 48 o 72 ore, a seconda del test se antigenico-veloce o molecolare). «Non abbiamo applicato sconti. Più generalmente la difficoltà è quella nella registrazione post-tampone e il nodo sarà quello di bilanciare numeri e quindi la quantità e orari e quindi l’organizzazione dei lavoratori. La media è di 50-60 tamponi effettuati», riflette sempre Scalabrella. E il numero con l’obbligo certificazione per lavorare è destinato ad aumentare e per gli addetti ai lavori la previsione ha il sapore della certezza matematica. «L’agenda è piena da una settimana e lo sarà per i prossimi giorni. Cerchiamo di capire il momento e cercheremo di accontentare, nei limiti del possibile, anche chi arriva senza prenotazione. Pacchetti? Ripeto, per andare verso le esigenze di tutti abbiamo la formula dei 12 tamponi al costo di 10, con una schedina su cui timbriamo volta per volta. Siamo strutturati con personale per rispondere alle richieste, ma è chiaro che i prossimi giorni saranno un problema per tutti vista la sproporzione tra punti per i tamponi e cifre delle possibili richieste», racconta e conferma il dottor Francesco Farneti (farmacia Farneti di viale Carducci). «Oggi (ieri, ndr) avrei bisogno di un paio di persone per rispondere solo al telefono», misura la dottoressa Lucia Guainai (titolare della farmacia Sant’Agostino di viale della Libertà). E continua nell’analisi: «Oggi siamo sold-out, è tutto prenotato per i tamponi». Il tempo di qualche battuta, poi si deve tornare subito a lavorare: «Per forza, perché i tamponi sono un servizio aggiuntivo, non è che si possa interrompere tutto il resto, nonostante le molte richieste», aggiunge. Numeri contenuti come test effettuati al giorno, ma “giornate piene” anche alla farmacia Dal Canto (Porta a mare).

«Soluzione vaccini»

«La richiesta è aumentata, anche se ultimamente è sempre stata alta, sicuramente siamo “pieni” in questi giorni. Un’esigenza stringente che ci ha portato all’orario full-time nei feriali e il sabato», spiega la titolare, la dottoressa Cecilia Comparini che prosegue: «Come politica siamo per eseguirne un numero “sostenibile”, circa 40, perché vogliamo evitare che sia una catena di montaggio e perché abbiniamo al tampone anche una corretta informazione, cerchiamo di capire, intercettare anche la platea degli indecisi sul vaccino, spiegando e rassicurando perché la strada maestra dev’essere quella del vaccino», sottolinea. Una linea sulla quale torna il dottor Alessandro Franceschi, titolare della Farmacia di Colline in piazza Damiano Chiesa. «Eseguiamo circa 30 test. Siamo stati quasi i pionieri dei tamponi, ma perché all’inizio erano molto utili per lo screening sul virus, non erano utilizzati come escamotage alla vaccinazione. Sicuramente c’è grande richiesta, talmente alta che dovremmo prendere personale, però la nostra politica è quella di incoraggiare alla vaccinazione. Tra chi non si è vaccinato per scelta, in molti lo hanno fatto per paura, è normale. Poco fa una signora ha scelto di vaccinarsi qui perché in farmacia magari respira un clima più familiare. Puntiamo su quello», conclude Franceschi.

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