Gioco
In diecimila a caccia di tamponi rapidi per poter lavorare: rischio tilt nei servizi
Per reggere il colpo il sistema deve riuscire a fare cinquemila test al giorno. L’azienda bus: potrebbero saltare le corse
Mauro Zucchelli
Livorno. È scattata la nuova normativa sul Green pass per i lavoratori: anche sul fronte (caldissimo) del porto da oggi grossomodo un addetto su dieci – in alcune aziende un po’ di più, in altre anche meno – ricorrerà al tampone per poter andare a lavorare. Nelle ultime ore è il settore finito sotto i riflettori dopo il dietrofront del ministero dell’interno ma il provvedimento non riguarda solo i portuali o l’ambito delle banchine bensì tutta la galassia dei luoghi di lavoro. Se questo innesca una serie di ricadute sull’intero arcipelago dei dipendenti (a partire dagli effetti concreti dell’operatività dei controlli), è in particolare su quanti non si sono ancora vaccinati che si concentra il rebus delle incognite.
meno di 190 al giorno
A questo punto è difficile credere che chi non si è vaccinato non l’abbia fatto per una scelta deliberata: del resto, nell’ultima settimana si sono vaccinate a Livorno meno di 190 persone al giorno. L’ingranaggio delle disposizioni è tale che la vicenda va ben al di là dell’aspetto individuale delle scelte dei singoli: benché si vada per ipotesi parecchio “spannometriche”, certo è che la dimensione quantitativa risulta l’elemento-chiave. Il problema sta anche lì, soprattutto lì: quale valanga di richieste di tamponi rapidi si riverserà sul sistema?
Impossibile avere stime statistiche di quel che accadrà: lo impedisce, da un lato, ovviamente il divieto assoluto di creare archivi in cui catalogare il sì/no Green pass di ciascun lavoratore e, dall’altro, il fatto che comunque ogni 48 ore si ricomincia daccapo. Balza agli occhi che stiamo parlando di una parte minoritaria della cittadinanza, ma pur sempre con grandi numeri: oltre 26mila i non-vaccinati fra gli abitanti al di sopra dei 12 anni nel comprensorio Livorno-Collesalvetti, tremila sono minorenni, mezzo migliaio in più gli ultrasettantenni.
l’iceberg e la valanga
Ma qui parliamo della certificazione verde per i lavoratori, non dell’analogo pass per altri usi. Possiamo provare a incrociare i dati per classi di età che nel nostro territorio riguardano l’occupazione e i non-vaccinati, magari provando a cercare di toglier dal conto quanti guariti dal Covid negli ultimi sei mesi abbiano deciso di non vaccinarsi (e comunque abbiano però diritto alla copertura del Green pass). A esser prudenti, si tratta di almeno diecimila lavoratori fra Livorno e Colle. Dunque, si scaricherà su farmacie e laboratori d’analisi una domanda nell’ordine di cinquemila persone al giorno. Quanto basta per domandarsi: è in grado la rete delle farmacie e dei laboratori di analisi di smaltire un tale iceberg di richieste?
Non è tutto: è un ritmo da reggere un giorno dopo l’altro, non per una accelerazione di una settimana o due. Di più: la scadenza delle 48 ore è determinata da ragioni di efficacia scientifica del test ma è talmente ravvicinata da creare difficoltà ulteriori a chi non ha sempre lo stesso orario di lavoro dal lunedì al venerdì. È il caso di tante realtà del porto o di alcuni impianti industriali a ciclo continuo o quasi: e se, dopo che il precedente tampone è scaduto, il nuovo turno di lavoro casca di sabato pomeriggio, di domenica o di notte? Ben venga l’idea di mettere in preventivo per tempo il nuovo tampone, ma c’è un “ma”. Anzi, due. L’uno: per quanto possa essere tranquillizzante il messaggio in arrivo dall’Authority («non si rilevano particolari criticità»), è probabile che non mancheranno i forfait improvvisi per via della sostituzione dei lavoratori senza certificazione verde e che questo moltiplicherà i casi di chiamata in servizio con preavviso limitato. L’altro: è facile prevedere che, a meno di una organizzazione teutonica dei tamponi rapidi in farmacie e laboratori d’analisi, diventi esperienza quasi quotidiana – ogni due giorni, cioè – l’attesa in coda per riuscire a farsi finalmente il tampone rapido.
la catena logistica
L’aspetto più delicato saranno proprio tutti quei pezzi dell’organizzazione sociale impostati sulla base dei flussi: un susseguirsi di mansioni, un po’ com’è nella catena logistica. Fin qui i tg hanno fissato lo sguardo sulle banchine dei porti: è solo un anello della catena che porta le merci dalla fabbrica fino allo scaffale del supermercato o del negozio sotto casa.
Ma adesso è anche l’azienda bus che, alla vigilia del passaggio al nuovo soggetto gestore, lancia un grido d’allarme, come anticipato dal Tirreno: se è vero che si promette di fare di tutto per limitare «al minimo eventuali disagi all’utenza», si ammette che «si potrebbero verificare casi di mancata erogazione del servizio, che ad oggi non sono prevedibili».
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