Il Tirreno

Livorno

Massacra di botte l'ex, poi si appella a "Chi l'ha visto?": condannato un livornese di 41 anni

Stefano Taglione
L'appello a "Chi l'ha visto?" dell'uomo
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L'appello a "Chi l'ha visto?" dell'uomo

Pena di quattro anni e otto mesi di reclusione con il rito abbreviato. Riconosciuta una parziale infermità mentale, mentre la donna fu trasferita in una struttura protetta, per questo gli altri parenti in un primo tempo la cercavano

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LIVORNO. È stato condannato a quattro anni e otto mesi di reclusione per aver picchiato l’ex fidanzata per mesi. La donna con la quale, dopo la fine della relazione, aveva continuato a convivere ad Antignano. Non da solo, ma con una terza persona: la compagna dell’epoca, una piombinese di 50 anni, che nella stessa inchiesta è indagata per favoreggiamento personale. Questa la sentenza, con il rito abbreviato, pronunciata giovedì 7 ottobre in tribunale dal giudice per le indagini preliminari Antonio Del Forno nei confronti di un quarantunenne livornese – che Il Tirreno non rende identificabile, come nessun’altra delle persone coinvolte, proprio per preservare la donna vittima di violenza – accusato di maltrattamenti in famiglia e lesioni personali.

La vicenda – finita anche sul programma Rai “Chi l’ha visto?”, dal momento che inizialmente la famiglia pensava che la donna vittima di violenza fosse scomparsa – è avvenuta un anno fa, in un rudere del quartiere sud di Livorno. Sevizie continue – a giudizio della procura e della Squadra mobile, guidata dal vicequestore aggiunto Giuseppe Lodeserto, che aveva iniziato a indagare sulla vicenda dopo il ricovero in ospedale – andate avanti «da giugno e ottobre 2020», aveva ricostruito la questura. Percosse fino alla fine di ottobre dello stesso anno, quando la donna venne soccorsa dopo quello che gli agenti ritenevano l’ennesimo pestaggio vicino all’abitazione dove viveva, per poi essere dimessa con 25 giorni di prognosi per essere trasferita in una struttura protetta.

Da quel momento, la sua famiglia, di lei non aveva saputo più nulla. Rivolgendosi alla trasmissione di Raitre. All’epoca dei fatti vi fu il massimo riserbo da parte degli inquirenti, anche perché in primis ai medici la giovane, per paura di ritorsioni, aveva dichiarato di essere stata picchiata da persone mai viste prima, mentre i familiari a “Chi l’ha visto?” facevano appelli su appelli per rintracciarla, come pure l’ex compagno che in realtà, un mese dopo, fu arrestato dalla polizia a Ischitella, nel Foggiano, dove si era spostato.

Che la ricostruzione della donna – oggi 37 anni e originaria del Pisano – non fosse veritiera, gli investigatori lo avevano intuito fin da subito. Indagando e portando in carcere l’ex compagno – con cui comunque stava proseguendo la convivenza – e la fidanzata dell’epoca, una cinquantenne piombinese, tutt’ora in libertà e accusata di favoreggiamento personale (ma il suo legale ha scelto il rito ordinario, quindi la sentenza di ieri non l’ha riguardata).

Giovedì scorso la condanna in primo grado, in giudizio abbreviato con lo sconto di un terzo della pena, davanti al gip e alla sostituto procuratore titolare dell’inchiesta, Ezia Mancusi, sostituita in camera di consiglio dal collega Giuseppe Rizzo. «Al mio assistito – spiega il difensore di fiducia del quarantunenne, Alessandro Lenzi – è stata riconosciuta una parziale infermità mentale. L’importante era che si comprendesse la situazione di disagio complessiva e la sua situazione psicologica. Non volevamo certo negare l’evidenza, solo una sanzione che fosse il più possibile aderente alla realtà. Ricorso in appello? Il giudice avrà 60 giorni per depositare le motivazioni, dopodiché valuteremo. Se faremo appello, l’obiettivo, sarà ridurre la pena».
 

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di Redazione web