Il Tirreno

Livorno

Inciampa e si spacca la testa, il racconto: «Ignorato da tutti i passanti. Sono andato a piedi in ospedale»

Stefano Taglione
La ferita in testa
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La ferita in testa

Livorno: il venticinquenne, senza cellulare, stava correndo davanti all’Accademia quando è caduto a terra. «Ho chiesto aiuto ad almeno sette persone e nessuna ha chiamato il 112»

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LIVORNO. Stava correndo sul lungomare, poco prima di Barriera Margherita, quando è scivolato sbattendo la testa contro l’angolo appuntino di una cabina di ferro dell’Enel. E nessuno, né in quel momento né nel tragitto a piedi verso l’ospedale, lo ha voluto aiutare. «Una ferita umana prima che fisica», quella che racconta Marco – è un nome di fantasia perché chiede l’anonimato – un venticinquenne che lavora a Livorno da tre anni e che in pantaloncini e maglietta – senza il cellulare dietro, visto che abita là vicino – stava facendo “footing” sul lungomare. È lui stesso, ancora frastornato e senza una spiegazione per quanto gli è capitato, a raccontare cosa è successo martedì scorso, poco prima delle 17, inizialmente lungo il marciapiede fra viale Nazario Sauro e Barriera Margherita, poi lungo tutto il percorso che lo ha portato, camminando, verso al pronto soccorso. Dove è arrivato da solo, senza alcun aiuto.

«Sono scivolato sul marciapiede, non ricordo bene, ma ho sbattuto la testa contro un casottino – dice – e quando mi sono rialzato perdevo sangue. Purtroppo ero in pantaloncini e maglietta, in tenuta da corsa, e non avevo le tasche per portarmi il cellulare dietro. Di conseguenza, i soccorsi, non ho potuto chiamarli». Spaventato e dolorante, senza che nessun testimone lo avesse visto cadere, ha quindi cercato di chiedere aiuto ai passanti. I primi, una coppia di giovani sui 25 anni, li ha trovati all’incrocio con viale Nazario Sauro, a una decina di metri da dove era scivolato. «Ragazzi sono inciampato, ho bisogno di chiamare il 112», la richiesta. «Lui non mi ha neanche guardato, lei ha fatto un cenno ed è andata a dritto», dice. Solo un episodio, avrà pensato. «Magari trovo qualcuno più collaborativo». Poco più in là, nella stessa via, spunta una mamma con il passeggino. «Signora sono caduto, ho bisogno di aiuto». Ha il cellulare in mano. «Eh, ma è scarico», risponde. Niente. Il sangue scorre, la paura di svenire è concreta. Perché la ferita, fa male. «La quarta persona – prosegue Marco – era un signore sui 60 anni, che mi ha risposto: “Ho già i miei problemi e non ne voglio altri”. Devo dire che questa è la reazione che mi ha fatto più male, perché non ha senso. Ho continuato a camminare verso il pronto soccorso, che era molto lontano e l’ho raggiunto dopo una buona mezz’ora, quando ho incontrato un signore con una Bmw nera. Purtroppo, anche lui, mi ha ignorato: mi ha fatto un cenno con una mano e ha chiuso il finestrino». Rimasto fermo con l’auto, e quindi inutile per soccorrere il venticinquenne, Marco ha continuato a camminare. Incontrando, poco prima dell’ospedale, una donna che dalla sua Mercedes stava scaricando la spesa. La settima persona che ha deciso di fermare, «visto che non me la sono sentita di mettermi a gridare per la strada, fermando le persone a casa e chi passava in auto o in bici». La donna, alla sua vista, ha risposto frettolosamente: “Non c’ho tempo».

A questo punto, Marco, ha faticamente raggiunto il pronto soccorso. «Qui, al contrario della città circostante – dice – i medici e gli infermieri sono stati fantastici. Mi sono sentito coccolato e aiutato, mi hanno fatto entrare subito e ora sto bene». Purtroppo ci sarebbe potuto arrivare molto prima, se qualcuno lo avesse aiutato. Ma la chiamata 112 non è mai arrivata e nessuna ambulanza si è precipitata per soccorrerlo. Perché la centrale operativa del 118 non poteva saperlo.

«Sono scioccato – prosegue il venticinquenne – e non so come mai nessuno mi abbia voluto aiutare. L’ignoranza e la diffidenza postumi della pandemia? Può essere, non lo so, ma andrebbe chiesto a queste persone, che io non avevo mai visto in vita mia e che non saprei neanche riconoscere».

Alla fine, in ospedale, il medico di turno al pronto soccorso lo dimetterà con dieci giorni di prognosi, dopo avergli applicato quattro punti di sutura. La ferita, profonda 0,7 centimetri e larga quattro, scomparirà nel corso dei prossimi mesi. La diagnosi parla di un «trauma cranico lieve non commotivo» e gli esami per fortuna hanno escluso conseguenze peggiori per la salute del giovane.

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di Redazione web