Il Tirreno

Livorno

Ordinanza anti-movida, agitati i titolari dei locali: «Il Comune ci rimborsi»

Stefano Taglione
Nadine Ibrahim del “Caffè In Venezia”, il gestore di minimarket Faysal Hossain, Luca Fiordi de “Il Forte” e Massimo Serafini di “Pitucawine”
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Nadine Ibrahim del “Caffè In Venezia”, il gestore di minimarket Faysal Hossain, Luca Fiordi de “Il Forte” e Massimo Serafini di “Pitucawine”

La responsabile del “Caffè in Venezia”: «I dipendenti lavoreranno due ore meno»

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LIVORNO. Rabbia. È il sentimento che prevale fra i commercianti e i ristoratori della Venezia, che ieri pomeriggio a “Le Botteghe” hanno anche incontrato il sindaco Luca Salvetti e l’assessora al traffico, Giovanna Cepparello. Delusi, terribilmente delusi dall’ordinanza che vieta di bere le bevande per la strada da mezzanotte alle 6. Sempre, da oggi fino al 7 novembre, con il questore Roberto Massucci che dopo il provvedimento del Comune ha adottato «un’ordinanza di servizio in materia di ordine e sicurezza pubblica» per farla rispettare, con sanzioni di 50 euro per tutte quelle persone sorprese a ignorare il provvedimento.

Una misura che gli imprenditori giudicano «pesantissima e penalizzante». Lo spiega bene Luca Fiordi, proprietario de “Il Forte” di via del Forte San Pietro, nel cuore del quartiere. «Non siamo stati coinvolti nella decisione – spiega il ristoratore – e questa è la cosa che fa più male. Io avrei preferito, e parlo sia da abitante che da lavorare, un controllo delle forze dell’ordine maggiore, con una chiusura dei locali non obbligata, ma consigliata, a una certa ora, almeno il venerdì e il sabato, così da equiparare tutti i giorni della settimana e creare meno problemi agli abitanti, preservando il nostro lavoro. In questo modo i problemi non si risolvono, ma si spostano: il sindaco, così facendo, rischia di ritrovarsi esposti non solo dalla Venezia, ma anche da Antignano o Borgo Cappuccini. A mio avviso, insomma, l’ordinanza non è corretta perché si parla si rumori, ma non si prendono le contromisure verso quei luoghi che i rumori li creano, penalizzando i ristoratori e gli imprenditori come noi».

D’accordo anche Massimo Serafini, proprietario del PitucaWine. «Anche noi siamo penalizzati dall’ordinanza – dice – perché anche se a mezzanotte avremmo già finito di lavorare, e probabilmente già a casa, passa il messaggio che la Venezia è un luogo di perdizione e i clienti non vengono più. Io, nei panni del sindaco, avrei dialogato maggiormente con gli imprenditori, perché così i danni saranno elevati. Capisco che per chi vive qua è dura, i problemi non li sottovaluto, ma esiste il diritto di lavorare e di vendere l’alcol».

Nadine Ibrahim, titolare del “Caffè In Venezia”, è invece senza parole: «Non è colpa nostra se a una cert’ora succedono disordini – spiega l’imprenditrice – e non possiamo pagare noi le negligenze dell’amministrazione comunale. Il mio locale è piccolissimo, come possono pretendere che dia da bere alle pochissime persone che possono stare qua dentro? Per altro, normalmente, ho 10-15 persone in fila per il bagno, quando il Comune neanche è stato in grado di posizionare dei bagni chimici. Non possiamo sopperire noi a queste evidenti mancanze». Davanti a lei c’è la famosa “Ponceria” di Adriano Tramonti, che però non commenta quanto sta accadendo: «Per il momento – dice – preferisco non parlare».

La collaboratrice di Ibrahim, Anna Maria Bredice, fa notare invece i «danni notevoli per l’attività». «Il Comune ci costringerà a chiudere prima, rinunciando agli incassi delle bevande e pagando meno i nostri dipendenti – commenta – quindi dovrà risarcire tutto ciò che ci verrà privato da questo provvedimento troppo penalizzante per noi che lavoriamo onestamente. Chi lavora con noi, lo farà due ore in meno ogni sera. Non mi sembra giusto. Chi li rimborsa i nostri dipendenti? Lo farà il Comune, ovviamente, perché è il Comune che toglie loro i soldi del lavoro. È una situazione drammatica».

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