Gioco
Riforma della scuola a Livorno, la richiesta dei sindacati: «Gli accorpamenti devono slittare»
Flc Cgil contro i nuovi istituti comprensivi decisi da Comune e Provveditorato: «Gli istituti non sono pronti e si perdono 19 posti di lavoro»
LIVORNO. No alla formazione dei nove istituti comprensivi. No alla riforma della Regione sposata dal Comune e dall’Ufficio scolastico provinciale. No per motivi che vanno dalla «perdita dei posti di lavoro» alle «criticità a livello logistico e organizzativo». È il messaggio che arriva dalla Flc Cgil, uno dei sindacati contrari al processo – lanciato in vista del prossimo anno scolastico – che porterà alla trasformazione di sei direzioni didattiche (materne ed elementari) e altrettante scuole medie in nove istituti comprensivi.
«Per la Regione era un auspicio, ma l’amministrazione comunale e l’Ufficio scolastico l’hanno preso come qualcosa da dover fare a tutti i costi – dice Licia Mataresi, segretaria generale della Flc Cgil di Livorno – noi crediamo che questo progetto sia finalizzato solo e soltanto al risparmio, non siamo d'accordo e chiediamo uno slittamento. D’altronde le strutture non sono pronte, non c'è un piano per il trasporto pubblico e in mezzo ci sono ancora tutte le problematiche legate alla pandemia».
SCUOLE smembrate
In base alla riforma appena delineata, da settembre del prossimo anno i circoli didattici lasceranno spazio ai nove istituti comprensivi, dove i bambini entreranno a 3 anni e usciranno a 14. «Uno dei problemi è che l'istituto comprensivo non sarà nello stesso edificio, ma diviso in sedi anche distanti tra loro», commenta Mataresi insieme a Veronica Virgili e Franco Bertoli, che fanno parte della segreteria della Flc Cgil. Un esempio? «L'istituto comprensivo numero 5 che prevede una scuola elementare a Colline e le medie in via San Gaetano – rispondono – è assurdo, in questo modo stanno andando contro quella che dovrebbe essere la logica di un istituto comprensivo». E un altro «esempio assurdo è lo smembramento del circolo didattico che raggruppa le scuole elementari Collodi, Rodari e Fattori, che finiranno in tre istituti comprensivi diversi con conseguenze non indifferenti sull'offerta formativa e sulla continuità dei docenti».
Fronte OCCUPAZIONE
È un «gioco di smembramenti e riaggregazioni che non risponde alle esigenze del territorio», sottolineano i sindacati e le famiglie contrarie. Ma il problema è anche e soprattutto occupazionale. «Con il passaggio da dodici fra direzioni didattiche e scuole medie a nove istituti comprensivi – le parole della segretaria Mataresi – ci sarebbe la perdita di 19 posti di lavoro: tredici collaboratori scolastici, tre dirigenti scolastici e tre dirigenti amministrativi. Avevamo chiesto alla vicesindaca Libera Camici e al provveditore Andrea Simonetti di sottoscrivere almeno un protocollo per mantenere questi 19 posti nell'organico di diritto: ci avevano detto “no”, ma nei giorni scorsi sul Tirreno abbiamo letto un'apertura della vicesindaca. E ora ci aspettiamo la firma di questo protocollo».
Ma intanto cresce la protesta: c'è una petizione da parte delle famiglie e ci sono tre scuole medie (Micali, Borsi e Mazzini) che stanno alzando la voce contro questa riforma. «È normale – chiudono dalla Flc Cgil – le scuole sono in sofferenza dal punto di vista dell'organico e l'edilizia scolastica non è all'altezza della situazione. E poi il Comune non ha mai coinvolto il personale in questo percorso di trasformazione: lo farà soltanto adesso, a cose fatte».
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