Il Tirreno

Livorno

l’inchiesta sulla baby gang 

Coltellate e rapine: arrestati due minori livornesi

Libero Red Dolce
Coltellate e rapine: arrestati due minori livornesi

Il 15 giugno avevano aggredito un coetaneo a Pisa, ieri all’alba la svolta: «Traditi dalla maglietta della squadra di calcio»

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Libero Red Dolce

pisa. Per quasi quattro mesi pensavano di averla fatta franca. Il 15 giugno avevano accoltellato un ragazzino, un diciassettenne loro coetaneo, nel pomeriggio in via Turati. Una tentata rapina risolta con un fendente all’addome del ragazzino e poi la fuga tra le strade del centro. Telecamere, fotografie e social li hanno però traditi: la polizia ha identificato e arrestato i due minorenni, che vivono a Livorno, per tentata rapina aggravata, lesioni aggravate, rapina consumata e lesioni. Fanno parte di quella che i poliziotti hanno definito una “baby gang” livornese, spesso attiva sul territorio pisano.

Nelle telecamere c’era un “buco”: il momento dell’aggressione. Il ferito, confuso e impaurito, era arrivato al pergolato di piazza Vittorio Emanuele chiedendo aiuto, trovando militari e alcuni agenti della municipale che lo hanno aiutato. Le indagini sono partite subito, «procedendo con tempestività nella raccolta dei dati e con la giusta pazienza e attenzione per costruire le prove», come ha voluto rimarcare il questore Gaetano Bonaccorso. Il ragazzino però è finito subito in ospedale: «E dunque nei primi momenti non è stato possibile avere con completezza la sua testimonianza», come spiega Valerio Nocita, il comandante della squadra mobile. Eppure il nome dei responsabili è stato fin da subito nelle mani della polizia. Questo perché, proprio per stringere le maglie dell’indagine, sono state immediatamente avvertite tutte le varie competenze della polizia. La polizia ferroviaria, allertata subito vista la vicinanza con il luogo dell’aggressione, riceve la disposizione di controllare chi parte, soprattutto minorenni. Ed è così che i due diciassettenni vengono identificati. Non solo. Da dentro un marsupio uno dei due tira fuori un coltello e ovviamente la cosa viene segnalata dagli agenti. Quella lama ritornerà. C’è molto da lavorare sulle immagini delle telecamere di videosorveglianza. C’è la rete comunale, che è un conto; e ci sono le immagini dei privati, che sono più complicati da avere. Alla fine gli agenti visioneranno il registrato di 15 telecamere.

Hanno avuto delle indicazioni dal ragazzo, che nel frattempo è migliorato e possono provare a cercare a partire da qualche dato in più. I due sono ripresi fin dall’arrivo alla stazione di Pisa. Il successivo passaggio in via Turati viene ripreso da altre tre telecamere, poi vengono ripresi da una seconda telecamera in una fase successiva al ferimento, mentre si allontanano dalla scena del crimine a passo svelto. Le immagini li riprendono uno dei due mettere nel marsupio un oggetto simile a un coltello, mentre il complice, con il braccio destro, sembrerebbe mimare all’altro, con un gesto, l’accoltellamento appena compiuto.

Alla vittima vengono mostrate delle foto e lui riconosce entrambi gli assalitori. Qualche mese dopo le fotografie torneranno a essere un problema per la coppia di giovanissimi assalitori. I poliziotti infatti cominciano a guardare con attenzione anche i profili social dei ragazzini e di altre fonti possibilmente correlate. Alla fine di agosto, il 28, un ragazzo di 21 anni denuncia un’aggressione in piazza Garibaldi. Due ragazzi poco più giovani di lui, si sono staccati da un gruppo più numeroso, lo hanno avvicinato con una scusa e poi gli hanno sfilato il portafogli. Alla sua reazione sono seguite le botte. Anche lì ci sono telecamere e stavolta un buon numero di testimoni. E c’è un dettaglio: uno dei due indossa una maglietta di una squadra da calcio, con il nome del calciatore sulle spalle. La stessa maglietta che si vede in alcune foto che ha postato sui social.

Ed è proprio così che viene riconosciuto con certezza. Sui social, spiega il vicequestore aggiunto Nocita, «c’è uno spaccato del profilo e dei comportamenti di questi giovani. Ad agire erano sempre loro due, ma il gruppo è più vasto».

La custodia cautelare in carcere è stata decisa per il pericolo di reiterazione del reato. Le case dei due minori, che vivono con i genitori, sono state perquisite e sono stati sequestrati dei cellulari.

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di Redazione web