Il Tirreno

Livorno

Il commissario capo Umberto Leonardini saluta la polizia dopo 40 anni

Stefano Taglione
Il commissario capo Umberto Leonardo con la poliziotta che prenderà il suo posto all'ufficio del personale, Olga Arganese
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Il commissario capo Umberto Leonardo con la poliziotta che prenderà il suo posto all'ufficio del personale, Olga Arganese

Livorno: dopo aver lavorato alla stradale e alla digos, ha guidato l’ufficio del personale. L’emozionante addio: «Ora mi dedicherò alla famiglia e ai miei hobby»

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LIVORNO. Ha lasciato la polizia dopo 40 anni, divisi equamente fra la provincia di Pisa (Pontedera in particolare) e la questura di Livorno. Il commissario capo Umberto Leonardini, dirigente uscente dell’ufficio del personale di via Fiume, ha salutato tutti i colleghi al termine dell’emozionante cerimonia che si è tenuta nella mattinata nella sala delle conferenze di viale Boccaccio, alla caserma Vittorio Labate.

Sessant’anni, di cui 40 trascorsi con la divisa della polizia di Stato, ha iniziato nel 1981 come ispettore della sezione antidroga del commissariato di Pontedera, per proseguire in procura a Pisa curando le indagini legate alla corruzione: «Insieme ai pubblici ministeri – racconta – abbiamo messo ordine negli appalti. Ho lavorato con procuratori e magistrati bravissimi. Io, oltre alla disciplina, nella mia professione credo di aver messo un po’ di creatività. Non finirò mai di ringraziare loro e tutti i colleghi con i quali ho lavorato, con cui mi sono veramente trovato bene».

Tornato nella sua città natale, Livorno, nel 2000 è stato vicecomandante della polizia stradale: «Ricordo le nottate passate a studiare i segnali – confida Leonardini – e con gli agenti e l’Anas, fino al 2009, abbiamo portato gli incidenti sulla via Emilia, una vera emergenza sociale, da nove l’anno a zero. Un grande successo raggiunto con un ottimo spirito di squadra, nel silenzio».

Poi, dal 2009 al 2016, la parentesi alla digos, sempre a Livorno. «Durante la cerimonia – racconta il commissario capo – ho raccontato quanto fosse difficile asciugare le lacrime degli operai che stavano perdendo il lavoro. È ciò che ricordo maggiormente della mia esperienza in questa sezione». Negli ultimi cinque anni di carriera, sempre in via Fiume, Leonardini ha guidato l’ufficio del personale, distinguendosi per le sue ricerche in archivio. Riesumare gli antichi atti, infatti, è diventata una delle sue specialità. Con il questore Roberto Massucci che, davanti al capo della polizia Lamberto Giannini, ha citato il suo lavoro di approfondimento dietro le quinte durante l’intitolazione della caserma di viale Boccaccio al sottotenente Vittorio Labate, torturato e trucidato nel 1944 dai soldati tedeschi mentre, da Nugola, stava cercando di raggiungere insieme ad altri sette giovani colleghi la Brigata Garibaldi durante la liberazione della città. «Ho trovato una lettera del padre di un collega di Labate, anch’egli morto trucidato a Terricciola, in provincia di Pisa, dopo la cattura a Nugola – dice Leonardini – in cui, nonostante la perdita del figlio, si diceva onorato che avesse indossato la divisa della polizia. Questa lettera venne inviata al questore dell’epoca. Tutti noi, quando siamo un po’ sottotono per questioni non importanti, dobbiamo ricordare i caduti. Perché loro, a casa, non ci sono mai tornati proprio per aver indossato questa divisa».

Ora, Leonardini, dedicherà il tempo libero della pensione suoi hobby. Come il tiro sportivo e l’informatica. «E anche alla mia famiglia – conclude – visto che sono sposato e ho una figlia. Starò anche dietro ai miei genitori, così trascorrerò la pensione».

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