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Livorno

Corruzione in Comune a Livorno, Ghiozzi (Lega) a capo della commissione grazie ai voti del Pd

Corruzione in Comune a Livorno, Ghiozzi (Lega) a capo della commissione grazie ai voti del Pd

Il consigliere ha avuto la meglio su Lucia Grassi (M5s) 5 Stelle, Buongiorno e Potere al Popolo: «Allibiti dai dem» 

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LIVORNO. Si è riunita martedì la commissione consiliare d’indagine e analisi dei processi ad elevato rischio corruttivo, nata con il compito di indagare su eventuali fatti corruttivi nel Comune di Livorno in seguito a numerose indagini che hanno portato anche ad alcuni arresti. Il consesso ha eletto come presidente il consigliere comunale della Lega, Carlo Ghiozzi. Ghiozzi indicato da Costanza Vaccaro e da Andrea Romiti quale candidato del centrodestra era contrapposto alla candidatura di Lucia Grassi sostenuta da Potere al Popolo, Buongiorno Livorno e Movimento 5 Stelle di cui la consigliera fa parte.

Il voto, senza una precisa indicazione della maggioranza, sarebbe andato in parità e l’avrebbe spuntata la consigliera Grassi in quanto, per regolamento, avrebbe prevalso il consigliere più anziano di età.

Il Pd e le liste civiche di maggioranza, non ritenendo opportuno che un membro di un partito che ha governato per 5 anni la città durante il periodo in cui la commissione dovrebbe indagare presiedesse tale organo istituzionale, hanno espresso il proprio voto a favore di Carlo Ghiozzi che quindi è risultato eletto con 8 voti a favore contro 3. La decisione della maggioranza di sostenere il candidato del centrodestra ha acceso non poche polemiche nella parte di opposizione che sosteneva Grassi.

IL PRESIDENTE

«Ringrazio i consiglieri che mi hanno voluto concedere l’onore e l’onere di ricoprire questo ruolo che non sarà certamente facile da svolgere visto il ruolo importante e gravoso che ricoprirà la commissione d’indagine – ha commentato Ghiozzi –. Sono dispiaciuto per il fatto che non si sia arrivati ad una candidatura unica delle opposizioni per il preconcetto di alcuni partiti di non voler votare un consigliere solo perché di destra».

«La Commissione non avrà il ruolo di aprire una caccia alle streghe, – ha continuato Ghiozzi – ma al suo interno, insieme a tutti i commissari, si dovrà svolgere un’attenta analisi di tutti gli atti che hanno riscontrato dei passaggi poco chiari dal punto di vista amministrativo e che, spero mai, coinvolgano eventualmente anche quello politico. L’obiettivo principale di questa commissione è quello della trasparenza. La trasparenza è uno dei valori fondamentali del nostro ordinamento; se l’amministrazione non agisce in modo chiaro nei confronti della cosa pubblica, le istituzioni perdono di credibilità agli occhi dei cittadini; la cittadinanza perde di fatto fiducia nei confronti dell’ordinamento e di chi vi opera al suo interno sia dal punto di vista amministrativo ma anche da quello politico».

Le reazioni

«Lascia senza parole la mancanza di rispetto istituzionale con cui il Partito Democratico tratta le opposizioni anche nelle commissioni di garanzia», è stato il duro commento dei consiglieri del M5s, Buongiorno Livorno e Potere al popolo. «Se in consiglio il Pd si era già assunto la responsabilità di non far passare la proposta di commissione di indagine che avevamo fatto come opposizioni, oggi ha anche voluto deciderne la presidenza nonostante avessero detto che avrebbero lasciato scegliere le opposizioni, in quanto commissione “di garanzia”».

«Le giustificazioni del Pd sono state un continuo arrampicarsi sugli specchi: prima i consiglieri dem hanno detto che votare una “grillina” sarebbe stato compromettente perché il M5S ha governato per 5 anni, come se chi ha avuto un ruolo amministrativo politico potesse automaticamente essere coinvolto in presunti episodi corruttivi dei tecnici e del personale amministrativo – continuano i consiglieri dei tre movimenti –. Se passasse questo concetto, il Pd, che ha governato per moltissimi anni, dovrebbe forse essere ritenuto responsabile di qualsiasi eventuale fatto illegale avvenuto? O si dovrebbe invece guardare ogni singolo episodio per come si è svolto? Ma ancora più grave è la giustificazione per cui, siccome i candidati erano due, allora il Pd doveva scegliere e non più astenersi come aveva assicurato, e guarda caso, ha scelto il candidato leghista pur di non lasciare che venisse eletta Lucia Grassi, come da regolamento. Restiamo allibiti da questo atteggiamento, ma del resto non deve stupirci più di tanto tutto ciò. Parliamo di forze (Pd e Lega) che, oltre ad essere insieme al Governo, anche a livello regionale hanno mostrato la loro vicinanza quando il Partito Democratico ha imposto alla presidenza della Commissione di Inchiesta regionale sulle infiltrazioni mafiose, la consigliera leghista Elena Meini».
 

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di Redazione web