Gioco
Chiusura alle 23,30 I commercianti contro i residenti della Venezia
La replica dei locali alla raccolta firme lanciata dagli abitanti «Scontro inutile, non siamo noi la causa dei loro problemi»
Luca Barbieri
Livorno. Se la soluzione, l’epilogo, dev’essere la «guerra di firme», con due schieramenti (abitanti e gestori dei locali) arroccati, rispondono “no, grazie”. Perché – per prendere in prestito le parole della numero uno del Centro commerciante naturale della Venezia Camilla De Salvo – «siamo i primi a volere che le cose funzionino per il bene di tutti qui nel quartiere».
Il tema è noto: una parte di residenti della Venezia nei giorni scorsi ha condensato in una manciata di pagine tutto quello che per loro non va da un paio di anni nel quartiere. Nodi e richieste, come abbiamo scritto, e una raccolta firme (in un paio di giorni 273, come scriviamo a lato) indirizzate al primo cittadino Luca Salvetti, chiedendo risposte e misure entro venti giorni, annunciando altrimenti la strada dell’azione legale. E tra le richieste – dal maggior numero di controlli fino al piano della sosta e del traffico, passando per la questione “decibel” – anche quella della chiusura anticipata dei locali del quartiere alle 23,30 nelle serate di punta.
Questo il punto destinato a far maggiormente discutere. «Ma noi dobbiamo e vogliamo lavorare. Quella che i residenti definiscono “mala-movida” si scatena quando noi chiudiamo. Mi sembra contraddittorio allora chiedere la chiusura anticipata dei locali alle 23,30 come abbiamo letto. Peraltro, se posso, alcune attività, tra cui la mia, cominciano già le operazioni di chiusura prima (alle 2) dell’orario consentito. Inoltre, puliamo, oltre a prenderci qualche volta le proteste di chi vorrebbe che chiudessimo dopo. Cosa dobbiamo fare di più? Chiudere alle 23,30, senza risolvere il problema, dopo due anni di chiusure a causa della pandemia?», spiega De Salvo (“Mediteranno”, scali del ponte di marmo). E aggiunge: «Siamo i primi che teniamo al decoro, perché ci lavoriamo. Se c’è un dialogo, una collaborazione, ben venga, perché la “guerra delle firme” non porta vantaggi, sia chiaro. Così come è sicuro che non chiuderemo alle 23,30: è il nostro lavoro e lo difendiamo».
Il refrain tra i colleghi è questo: «Ma non scherziamo, dove sono i locali non c’è confusione, è un dato oggettivo, anzi. La chiusura anticipata danneggerebbe gli imprenditori senza portare vantaggi a nessuno. Non è con la “guerra” tra residenti e attività che si risolve qualcosa, ma con il dialogo, con le proposte concrete», continua Adriano Tramonti (Ponceria) che ragiona: «Da tempo propongono una pulizia delle strade a un orario concordato che potrebbe essere quello delle 2, per esempio, che metta fine alla serata e in più pulendo pure le strade per la mattina successiva». Si unisce al coro anche Nunzia Gargiulo “Sud” (scali del Pesce): «Io sono commerciante e residente e sono certa di due cose: che non rinuncerò al mio lavoro e che le attività non devono chiudere prima perché non sono responsabili di ciò che ci attribuiscono. C’è bisogno di un confronto, non di chiusure».
La chiosa è di Leonardo Bellini, “Piano B”, a due passi dal “Mediterraneo”: «Il contesto della Venezia è cambiato, auspico ci possa essere un compromesso. Già noi chiudiamo alle 2 rinunciando a una parte dell’incasso, proprio per buon senso. Però la situazione ha bisogno di analisi lucide e ragionate, non di barricate».
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